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VENTO ED EOLICO

giugno 2008

Ancora notizie sconcertanti di danni causati da impianti eolici posti in posizioni strategiche per il passaggio di rapaci. La notizia proviene dalla Spagna: oltre 200 grifoni sono stati triturati dalle pale eoliche .... leggi tutto

 

08 giugno 2008

Il Wwf Calabria in una nota diffusa parla della necessità di rivedere gli impianti eolici nella nostra regione alla luce di un nuovo piano di assetto energetico regionale... leggi tutto

 

18 aprile 2008

Anche l'Espresso parla di eolico ... business al vento

 

17 marzo 2008

Anche La Repubblica finalmente parla dell'eolico... leggi

12 marzo 2008

La regione Calabria adotta una moratoria sulla realizzazione di nuovi impianti eolici sul territorio regionale. leggi tutto

 

febbraio 2008

Il parco eolico di Terranova da Sibari alcune settimane fa, è stato interessato da un incidente che solo per una fortunata combinazione non ha provocato danni a uomini e cose. La pala di un elica si è staccata ed è caduta con le sue decine di chili di metallo nella zona sottostante.

Dopo alcuni giorni di indagini, la ditta costruttrice ha rivelato le arcane cause dell'incidente e le ha attribuite ... al vento!

Fonte: Tribuna Sud n.2 febbraio 2008 pag. 1

 

25 novembre 2007

Come tutti sappiamo si sta discutendo in questi giorni alla Camera l'approvazione della legge Finanziaria per il 2008.

Fra le tante cose interessanti, il provvedimento di legge in esame, contiene un emendamento veramente singolare: è abrogata le royalties ai comuni che ospitano nel proprio territorio parchi eolici.

Non so se mai una norma del genere passerà: è certo che comunque è un segnale positivo per la difesa del paesaggio, poiché molti sindaci, venendo meno l'apporto economico all'Ente non hanno interesse ad agevolare l'installazione di impianti di così devastante impatto paesistico. Oltre agli interessi economici di alcuni nostri assessori...

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20 novembre 2007

"I Politici calabresi talebani stanno distruggendo il paesaggio...quel poco di paesaggio intatto che ancora resta nella nostra regione". Lo afferma in modo netto Francesco Pacenza di "FARE VERDE" in un comunicato stampa inviato ai giornali....

FARE VERDE, EOLICO, LA POLITICA CALABRESE SI “PIEGA” ALLE RAGIONI DEL DENARO

 Negli ultimi tempi sulla stampa appaiono sempre più spesso notizie sulla disponibilità di Sindaci ad insediare sul proprio territorio parchi eolici attratti dal miraggio del, royalties quale panacea nel risanamento di bilanci sempre più dissestati. E’ evidente come questa corsa alla produzione di energia attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili nasconda il perseguire solo ed esclusivamente il business che si cela dietro queste operazioni; business che se non vi fossero i fiumi di incentivi, vogliamo ricordare come la quota in certificati verdi per ogni Mwh prodotto sia il doppio più alto rispetto agli altri paesi dell’UE, non crediamo proprio vi sarebbe una tale frenetica corsa in questa sola ed unica direzione. Abbiamo più volte evidenziato come la Calabria abbia un surplus di produzione di energia che si attesta intorno al 40% (fonte: GRTN) e che tali impianti, nonostante vengano configurati come impianti produttivi, non solo non producono occupazione e ricchezza per le popolazioni residenti nei territori in cui insistono. Seppur l´energia eolica è considerata una energia pulita non altrettanto si può dire per l'impatto ambientale, delle mastodontiche torri sempre più alte per intercettare il più fievole alito di vento, cambiano totalmente l ´orizzonte visivo. E se la Calabria è da sempre stata considerata come il Gran Bosco d'Italia, per le sue verdi montagne, oggi rischia di diventare una orrenda selva di tralicci eolici. Oltre sessanta sono gli impianti, già autorizzati e previsti in tutta la regione e le richieste aumentano di giorno in giorno. Insomma la Calabria, terra dimenticata da tutto e da tutti, diventa l'eldorado Europeo del business del vento.  Ma se l´energia a noi calabresi non serve, perchè dobbiamo pagare un costo ambientale così alto? Forse perchè l´eolico da sbocchi e soluzioni ai problemi dell´occupazione? Neanche quello, le pale girano senza l´assistenza dell´uomo e quando accade qualche problema, rilevato dal computer, la manodopera che interviene è altamente specializzata, mentre la Calabria continua a formare estetisti, parrucchieri ed addetti al cosiddetto office automation.  Niente quindi neanche sul fronte occupazionale, basterebbe questo semplice ragionamento per trarne delle facili deduzioni. Alla Calabria l´energia eolica nuoce, questa è la verità, ci distrugge quel poco di paesaggio naturale che è scampato alla cementificazione selvaggia.  Dobbiamo solo prendere atto che ancora una volta la politica non ha fatto gli interessi collettivi, ma solo altri, che a noi non è dato sapere, ma che possiamo, solo, immaginare. Fare Verde Cosenza ribadendo il suo impegno nella tutela dell’Ambiente e del paesaggio condivide pienamente quanto affermato da Mario Pirani sulle pagine di “la Repubblica” del 19 novembre: “...l’Italia possiede un solo bene insostituibile, non scalfibile dalla concorrenza: il territorio. Ogni ettaro distrutto è una picconata contro noi stessi.  Chi non lo capisce si comporta come i talebani che fecero saltare i Buddha di Bamyan in nome dell’islamismo puro e duro.”In Calabria, i “talebani” politici stanno distruggendo il paesaggio e la possibilità di crescita occupazionale ed economica strettamente connesse alla naturale vocazione e conformazione del territorio, in nome di una rincorsa verso schemi che nulla hanno di compatibile con il territorio calabrese.

 

Il Presidente Provinciale Fare Verde

f.to Francesco PACIENZA


18 novembre 2007

Sembra che la malattia dell'eolico abbia colpito ancora. Questa volta è il sindaco di Cassano Jonio - attratto dai soldi facili - si fa avanti e propone come area addirittura la Piana di Sibari. Inutili gli interventi dei consiglieri di opposizione che pur non essendo contrari all'eolico proponevano una carta dei principi prima di decidere. E' inutile dire che il giovane sindaco non ha inteso dare ascolto all'opposizione. Il risultato è che presto avremo tra le clementine della Piana di Sibari diverse torri del vento. E chi se ne frega del paesaggio, delle spiagge, della Piana di Sibari, della zona archeologica e di tutto il resto... LEGGI TUTTO

 


14 novembre 2007

Ecco le prime conseguenze dell'eolico in Calabria: avviso di garanzia al vice presidente della Regione e all'assessore all'ambiente.

Non poteva essere diversamente. Solo con qualche "forzatura" si installano impianti eolici sui nostri monti in mancanza dell'elemento primario che è il vento. Ed ecco le conseguenze: un altro filone giudiziario si apre per il nostro vice presidente che imperterrito non abbandona la nave.

Mi preme invece sottolineare in questa rubrica un evento storico. Il quotidiano più importante d'Italia (La Repubblica) notoriamente a favore dell'eolico fa marcia indietro.  Sul supplemento "Affari e finanza" di  Repubblica, del 12 novembre 2007, significativa intervista a Leonardo Maugeri, direttore per le strategie dell'ENI, che afferma: è necessario ripensare ad uno stop dell'eolico selvaggio, rivedere il solare e ottimizzare il consumo.

Musica per le nostre orecchie. Poiché siamo certi che bisogna intervenire nella domanda di energie e non aumentare l'offerta. 

INTERVISTA A LEONARDO MAUGERI


Sembrava - sembrava - che la regione Calabria, i suoi monti, le sue colline fossero immuni da tralicci, pali eolici, torri e quant'altro. Appunto, sembrava, ma la realtà non è mai pari ai desiderata. Anche la nostra regione per non essere seconda a nessuno (negli scempi ambientali) si affretta a recuperare il tempo perduto. E con grande solerzia. E approva con una deliberazione della GIUNTA REGIONALE del 30 gennaio 2006, n.55 su proposta del Dipartimento Politiche dell'Ambiente dal titolo eloquente (L'EOLICO IN CALABRIA) le indicazioni per l'inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale. Ne sentivamo tutti la mancanza!!!! Non importa se la nostra regione è autonoma dal punto di vista energetico. Anzi, produce più di quanto consuma, e poi non ha importanza se nella stessa premessa (POTENZIALITA' EOLICA DELLA REGIONE) a pag. 3 ... ritenendo interessante una velocità media del vento prossima ai valori a 4,5-5 m/s, in genere nei siti calabresi monitorati la velocità media del vento è prossima ai valori "critici" di accettabilità... il tutto, tradotto dal politichese, vuol dire che il vento in Calabria non è sufficiente per far funzionare - al di là dell'impatto ambientale che questi mostri hanno sul paesaggio - e rendere produttivi questi impianti. Ma non importa. E' importante recuperare il tempo perduto.

Noi abbiamo chiesto un parere a un noto meteorologo ufficiale in quiescenza dell'Aeronautica Militare Italiana - Paolo Borgia. Su queste pagine riportiamo alcuni suoi interventi.

Restiamo a disposizione di tutti coloro che vogliono partecipare al dibattito sul problema.

Non abbiamo pregiudizi di sorta. Siamo tuttavia certi che questi impianti per la nostra regione - che da più parti si dichiara: PUNTA VERDE D'EUROPA- NON GIOVINO sia per la produzione di energia elettrica che per la conservazione del paesaggio e l'appello al PROTOCOLLO DI KYOTO (ibidem, pagina 4) è una pura strumentalizzazione di chi ha redatto il documento per portare acqua al proprio mulino. Magari, invece, altri protocolli e mi riferisco a quello IBS non la pensano allo stesso modo. Si sa ogni soggetto cerca i "protocolli" che fanno comodo.


 

Alcuni anni fa ebbi la fortuna di guidare un gruppo di escursionisti sui Monti del Pollino, nel quale vi era un importante dirigente di una nota società italiana che proponeva l'installazione di PARCHI EOLICI ai vari comuni d'Italia. Allorquando io avanzai le mie perplessità mi disse che l'intensità del vento in Calabria non permette l'installazione di impianti eolici perchè - oltre al discorso sull'impatto ambientale - non sono economicamente redditizi, sia in termini energetici che economici.   Si trattava dell'estate del 2002.  Oggi si obietta che la tecnologia è migliorata, altri possono rispondere (io tra questi) che il vento è rimasto sempre lo stesso!!!

Da più parti si avanza il sospetto che le lobby del vento - come sono state definite dai giornalisti - (le società) che girano l'Italia a proporre ai vari assessorati regionali la creazione di PARCHI EOLICI non inil parco eolico di Tarsia (CS)teressi più l'aspetto produttivo. Sembra che stia a cuore di più l'aspetto economico: non ha poi molta importanza se questi impianti entreranno mai in funzione, tanto meno sono interessati all'impatto ambientale o alla possibilità che un fronte di paline così lungo possa danneggiare le rotte abituali di milioni di uccelli migratori che periodicamente salgono la penisola. Infine, la cosa più triste di questo altrettanta triste vicenda sta nella sponsorizzazione dei progetti da parte di LEGAMBIENTE... come spesso afferma una mia cara amica... NON HO PAROLE!!!!!!     

 

1. UN PARTICOLARE DI UNA IMMENSA TORRE NEL NUOVO PARCO EOLICO DI TARSIA (CS) Foto GdM

2.Nella foto una immagine di come si presenta fotografata con un forte teleobiettivo la collina nei pressi di Tarsia.

Pubblicato su Katundi Ynë – n° 118 – 2005/1 p. 10

Caso Pollino

Le macchine eoliche 

Dagli albori della civiltà le navi a vela hanno solcato i mari fino a quando le navi a motore le hanno mandate in pensione: con l’aumento della forza del vento cresce anche il pericolo di naufragio e inoltre i capricci del vento non consentono la necessaria puntualità: come per Ulisse, così per S. Paolo, così per i Romani navigatori ‘estivi’, così per l’invincibile Armada.

Senza parlare, poi, delle bonacce letali.

Il vento a terra, poi, nei luoghi più ventosi suggerì all’uomo di costruire i mulini a vento, oggi anch’essi ormai ridotti a ruderi o musei antropologici dalle ‘patetiche’ atmosfere di un passato remoto irreversibile.

Da un po’ di tempo si torna a pensare all’utilizzo della forza del vento per produrre energia elettrica: su un palo alto anche 60 metri, ancorato ad un basamento di cemento grande quanto una casa, viene messa una gigantesca elica a una, due o tre pale, collegata ad un generatore di corrente elettrica. Quando soffia il vento, questo fa girare l’elica, che aziona il generatore. La soglia di convenienza dell’impresa richiede l’esistenza per cinque giorni su sei (300 giorni l’anno) di un vento che soffia ad almeno 6 mps, necessari per vincere l’inerzia della macchina: altrimenti il costo dell’impianto supera il ricavo. Forse queste condizioni favorevoli ci sono in Olanda o in Danimarca ma difficilmente sono presenti altrove. Questa impasse può essere superata, pensando di installare le macchine eoliche non in pianura ma sui monti: non a 300 o 600 metri sul livello del mare ma più in alto, cioè ad almeno 1500 metri e possibilmente senza altri ostacoli nella vicinanze. Sul crinale del Monte Arci in Sardegna furono piazzate decine di macchine eoliche a meno di 800 metri di altitudine e il risultato é che ora si inizia a smantellarle e la remunerazione promessa ai comuni interessati non é mai stata onorata.

Se si va ad almeno 1500 metri si iniziano a trovare le correnti aeree della libera atmosfera, che ruotano intorno alla terra e che quando incontrano le montagne in parte girano loro intorno e in parte le scavalcano. Queste correnti larghe anche 2000 km in buona parte dell’inverno interessano il Mediterraneo, apportandovi le perturbazioni, ma d’estate si ritirano verso Nord e lambiscono appena l’Italia Nordorientale, mentre sul Mediterraneo viene ad instaurarsi una massa d’aria omogenea, stabile, relativamente calda e con scarsa ventilazione, che prende il nome di “anticiclone afro-mediterraneo”, qui, in quel periodo, il vento è presente quasi esclusivamente con le brezze orarie di terra, di mare, di monte e di valle.

Il Parco del Pollino, che si estende a cavallo del 40° Nord per 192565 ettari, comprende oltre al piccolo massiccio del Pollino (con le sue serre) anche la catena costiera parallela alla costa tirrenica. Una parte del territorio del parco si estende al di sopra dei 1500 metri e il circostante giro-orizzonte non ha rilievi confrontabili in altezza per almeno 40 km. Il vento, perciò, da qualunque parte provenga, lo investe senza essere precedentemente frenato. Il problema é che per almeno 180 giorni l’anno la soglia dei 6 mps non é nemmeno raggiunta.

Una volta accertata la non redditività della installazione di macchine elettro-eoliche nel Parco del Pollino, dobbiamo allora volgere la nostra attenzione altrove per dare soddisfazione alle attese di riscatto economico della sua popolazione (che oltre agli occhi per piangere e la sua volenterosa mente, ha soltanto la sua centralità geografica, storica, culturale e il primato di mitezza climatica planetaria assoluta). Ci chiediamo in sostanza se si sia pensato ad un “piano culturale (cultural planning)” per l’intero comprensorio? Se la risorsa tout court “Parco del Pollino” sia stata analizzata in tutta la vasta gamma di potenzialità? Se si sia valutato il lucroso contesto marino-montano ecc.?

Qui non si vuole invocare l’assoluto ‘principio di precauzione’ per bloccare qualunque innovazione tecnologica per paura di provocare gravi danni ambientali al Parco del Pollino, che peraltro é un piccolo gioiello, unico. Molto meno! Si tratta di tenere in conto almeno il ‘rischio calcolato’ e il ‘principio di responsabilità’. Fruibilità condizionata e parziale del suolo, colture officinali e relative attività di preparazione e commercializzazione, accoglienza senile, terapeutica e post-traumatica, scuole di equitazione, di sopravivenza e di volo a vela, escursionismo organizzato e viabilità interna vanno rapportati ai danni diretti ed indiretti alla flora spontanea e alla fauna stanziale e di transito. Si tratta di costituire un entità connotativa fisica e spirituale, la cui valenza superi la mera sopravvivenza sua e dei suoi residenti ma che rigeneri lo spirito di appartenenza all’interno del proprio gruppo culturale territoriale e susciti la stima e la considerazione di quanti (gli altri) nella realtà del Pollino possano identificare uno di quei paradigmi realizzati e praticabili anche per le future generazioni.

15.1.2004

Paolo Borgia


Che cosa è il Vento?

In appendice al “caso Pollino”

L’astrattezza delle leggi della natura rende ai più l’approccio alla conoscenza ostile, i quali per questo motivo si limitano solo alla percezione diretta e alla esperienza propria: è più facile leggere un fotoromanzo o assistere ad un telefilm, fatti più di immagini che di concetti.

Tutto sommato, possiamo vivere anche così: senza la conoscenza. Solo che di fronte alle sciagure che accadono nel mondo sempre più frequenti, ci troviamo ad essere come nudi ed impotenti e costretti ad affidarci, senza possibilità di controlli, a chi conosce questa meccanica della natura per cercare soluzioni possibili. Si tratta di una sproporzione crescente tra i mezzi culturali, che ho io, uomo comune, e l’onnipotenza incontrastabile di chi questi mezzi maneggia con disinvoltura.

In realtà, questa situazione è sempre esistita. Un esempio ci viene dato da Giobbe (38). Un testo scritto forse 2000 o 3000 anni fa in forma di dialogo tra un Giobbe, arabo piagato dalla elefantiasi (?) e il Signore. L’autore mette in bocca a Dio domande beffarde profonde - non spiegazioni - che mostrano l’alto livello culturale scientifico raggiunto già allora ma di certo non dagli abitanti delle tende del deserto. Evidentemente doveva esistere una relazione tra una qualche “centrale scientifico-religiosa urbana” e gli sparsi abitatori delle periferie semidesertiche: di certo soggetti ad una subalternità culturale. 

“Sai come lo scirocco investe la terra?”(Gb 38,24) è una delle domande più inquietanti che Dio pone all’uomo allora come oggi. Cioè: che cosa è il vento?

Certo che lo sappiamo! La brezza, la bufera, la burrasca, l’uragano sono parole che esistono da sempre e ci dicono quanti tipo di vento esistono.

Da un secolo e mezzo misuriamo il vento come quantità e direzione di provenienza. Da poco più di mezzo secolo lo misuriamo anche a Latronico e a Monte Scuro; il primo riguarda  il Pollino, il secondo la Sila. Su queste località montane c’è più vento - per durata e per intensità - che negli altri luoghi della Basilicata e della Calabria. Comunque i loro valori sono all’estremo superiore di tutta la zona. Nelle nostre due località i dati raccolti da più di 50 anni ci dicono che il vento supera gli 11 nodi (= miglia marine all’ora, cioè 5,66 metri al secondo) soltanto per un quarto del tempo -25%, 91 giorni all’anno -, negli altri 274 giorni il vento soffia di meno o è assente.

La ragione per prendere come soglia 11 nodi è determinata da una ragione pratica. Negli ultimi tempi si è parlato molto di generatori di energia elettrica, sfruttando la forza del vento. Queste macchine sono utilissime ma hanno attualmente due limitazioni: l’una è che per vincere l’inerzia delle pale ci vogliono almeno 6 m/s di vento, l’altra è che i ricavi superano i costi di ammortamento quando operano almeno 6 giorni su 7, cioè per l’85% del tempo. Queste affermazioni, che possono essere false, sono state confermate pubblicamente dal Presidente dell’Eni durante la prima crisi europea per la mancanza di gas. Il Presidente dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) aggiungeva che i luoghi con vento utile sono altrove, lungo le coste europee dell’Atlantico e del Nordeuropea.

Per parte mia posso solo aggiungere che da noi c’è il Sole. Inoltre: guai a noi se il vento dovesse aumentare! Questo significherebbe che la catastrofe ecologica è arrivata: perchè il vento è elemento e ad un tempo fattore della macchina planetaria del tempo.