Pubblichiamo di seguito alcune sintesi degli interventi svolti da diversi medici al corso per

GIORNALISTI DI MONTAGNA  tratti da:


 

Morso di vipera... scordate i film

La vipera è il solo serpente velenoso presente in Italia e spesso terrorizza gli escursionisti.
Eppure è abbastanza schivo e veramente poco aggressivo nei confronti dell'uomo. Scordate i film...perché la vipera non è una strega.


Non è facilmente identificabile per noi profani, anche se tutti sappiamo che ha le pupille a forma di spicchio, che ha il muso triangolare appuntito a freccia, che non supera i 75 cm di lunghezza ecc.



Il morso: aspetti e considerazioni

Incidenza e mortalità
1 caso ogni 100.000 abitanti per anno e non è quasi mai mortale:
Al centro antiveleni dell'ospedale Niguarda di Milano, dal 1990 al 1994 sono giunti 528 casi di sospetto morso di vipera (siero antiofidico somministrato nell'1%) e non si è verificato nessun decesso.
In Gran Bretagna si registrano mediamente 100 casi all'anno; di tutti nessun morso è stato letale dal 1975.

La tossicità dipende da:
Corporatura e peso della vittima ( la dose di veleno è relativamente maggiore in un bambino rispetto ad un adulto)
Sede e profondità del morso
Indumenti indossati
Stato dei denti (quando la vipera morde scarica le sue ghiandole velenifere e il veleno si riforma lentamente. Se morde per difesa può farlo anche senza avere veleno, cioè il morso è "secco". Questo avviene nel 50% circa dei casi)

Segni e sintomi

Dolore locale
il segno lasciato dai due dentini dotati di ghiandole velenifere; può esserci anche un solo buco, la forma può variare, se sono le dita ad essere morsicate.
Gonfiore, con vescicole emorragiche, a estensione centripeta
Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali
Sintomi da interessamento cardiocircolatorio e nervoso (insorgono tardivamente)

 

Diffusione del veleno
SOPRATTUTTO PER VIA LINFATICA, OCCASIONALMENTE PER VIA EMATICA

Primo soccorso

Tranquillizzare il paziente
Lavare e disinfettare la ferita
Bendaggio compressivo linfostatico se il morso è agli arti;



Compressione della zona se il morso è al collo, capo e torace.
Immobilizzare l'arto
Trasportare in ospedale (elicottero, auto, ambulanza)
Bendaggio linfostatico
Cosa non fare:
NON incidere (rischio di diffondere il veleno per via ematica)
NON succhiare
NON mettere laccio emostatico (lesioni tessutali da scarsa affluenza di sangue)
NON agitarsi (i movimenti facilitano la diffusione del veleno)
NON somministrare siero antiofidico (inefficace dopo 24 ore fuori dal frigorifero, ma rischio di reazioni anafilattiche anche mortali)

Riassunto a cura di Silvia Moiraghi della comunicazione presentata da Oriana Pecchio, medico internista con perfezionamento in medicina di montagna, al corso di formazione per giornalisti di montagna, organizzato dall'AGIM.

Purissima, altissima…
Le malattie trasmesse dall’acqua

Beviamo dai ruscelli, beviamo dalle fontane, riempiamo la borraccia alle sorgenti. Ma l'acqua che beviamo in montagna è veramente così pura?
Quanto sono importanti le malattie trasmesse dall'acqua?

In zone tropicali la loro incidenza mensile per 100.000 viaggiatori è la seguente:

50.000 casi di diarrea del viaggiatore
800 casi di giardiasi ed epatite (A,B,C, ed E)
600 casi di amebiasi
12 casi di shigellosi
6 casi di febbre tifoide
0,1 caso di colera

Sono malattie che raramente portano alla morte ma spesso possono avere complicanze gravi come: insufficienza renale o ascesso epatico, o lievi del tipo: malassorbimento, disidratazione, compromissione dell’efficienza fisica (concausa indiretta di mal di montagna acuto).

Ma anche nelle Alpi l'acqua non è sempre potabile.
Purtroppo varie cause contribuiscono a "sporcarla": l'Inquinamento microbiologico dovuto al dilavamento superficiale da parte delle acque piovane e fattori geologici e climatici che condizionano il tempo di circolazione dell’acqua negli strati sotterranei e influenzano la decontaminazione microbiologica.

La non potabilità è direttamente proporzionale alla quantità delle precipitazioni e alla temperatura dell’acqua in gradi centigradi. Piogge frequenti e clima caldo peggiorano l'acqua. Lo stato infettante dei microrganismi può durare da una settimana a oltre un mese.
La carica infettante è bassa per i virus (enterovirus e epatite) e i protozoi (ameba, giardia); moderata – alta per i batteri.

Nei rifugi alpini o comunque negli acquedotti la potabilità può essere garantita da adeguata protezione dell’acquifero ipogeo con controlli costanti oppure da un trattamento di disinfezione o potabilizzazione.

Calcolare il rischio
Il dottor Domenico Grazioli propone queste tabelle e una semplice formula di calcolo per valutare il rischio. Questo metodo è già stato esposto su Le dolomiti bellunesi e in un articolo sul numero 224 de La Rivista della montagna.

Fonte del rischio >>> Probabilità P
Acquedotto con debatterizzazione UV o Cl?   Estremamente rara o uguale a 0
Acquedotto pubblico, fontana pubblica acquedottistica, sorgente senza segni di eutrofizzazione   Rara o uguale a 1
Acque superficiali di alta montagna senza insediamenti a monte   Scarsa (2)
Fontana con acquedotto proprio, acque superficiali a valle di nuclei abitati, fontana con segni di eutrofizzazione   Buona (3)
Acque superficiali a valle di città o sorgente dopo precipitazioni intense   Alta (4)

Possibile malattia >>> Danno D

Nessuna malattia

  Nessun danno (0)
Infezioni da pseudomonas, campylobacter, E. Coli, Rotavirus   Danno lieve (diarrea autolimitantesi per 2-3 giorni) (1)
Salmonellosi, paratifo, giardiasi,shigellosi,yersiniosi, epatite A   Danno medio (prognosi > 7g) (2)
Tifo, leptospirosi   Danno grave (prognosi > 20g) (3)
Colera, poliomielite, ameba (non segnalate oggi in Italia, ma endemiche in alcune parti del mondo)   Danno molto grave (malattia invalidante, complicanze gravi, morte) (4)


COME calcolare il rischio
Rischio R è uguale al grado di probabilità P moltiplicato per il grado di danno D

Non vale la pena di correre un rischio maggiore di 1 a breve distanza da fonte idrica sicura.

Prevenzione
Se non è possibile avere con sè una riserva di liquidi sicuri (calcolare mediamente 500 ml per ora di sforzo) può essere necessario un intervento di potabilizzazione dell'acqua cha abbiamo a disposizione.
Come potabilizzare l’acqua:
Ebollizione prolungata o in pentola a pressione (ricordare che il punto di ebollizione varia con la pressione e quindi con la quota)
Trattamento con raggi UV (vedi sotto)
Clorazione (ma attenzione: i protozoi sono resistenti al cloro)
Trattamenti combinati: filtrazione + clorazione o trattamento con UV o con disinfettanti (potabilizzatori fissi o portatili)Dobbiamo per forza aggiungere che l'acqua in bottiglia sigillata è generalmente sicura ma evidentemente questa soluzione apre nuovi problemi (smaltimento, inquinamento...)

I potabilizzatori a raggi UV offrono molti vantaggi:
Capacità germicida massima con lunghezze d’onda di 2540 Å
Nessun tempo di contatto, azione immediata
Nessun prodotto chimico da aggiungere
Nessun trattamento termico
Nessun cambiamento delle proprietà organolettiche
Nessun rischio di sovradosaggio

Cosa dice la legge in Italia?
D.P.R. n° 236 del 24/05/1988 Aree di salvaguardia delle risorse idriche
Opera di captazione
Zona di tutela assoluta per quadrato di 10 m di lato intorno alla captazione; recinzione e condotte per allontanamento delle acque esterne di percolazione
Zona di rispetto: raggio di 200 m – edifici esistenti con fognatura a perfetta tenuta, canale esterno impermeabilizzato delle acque pluviali, impermeabilizzazione dei corsi d’acqua.
Zona di protezione: vincoli d’uso del territorio

Le tossinfezioni alimentari derivano però anche dai cibi.

Sono principalmente questi i fattori che contribuiscono a provocare tossinfezioni alimentari:
Refrigerazione insufficiente
Preparazione allestita troppo tempo prima del consumo
Inosservanza delle norme igieniche da parte degli operatori
Cottura o trattamento termico insufficiente
Presenza di prodotti crudi contaminati nelle preparazioni
Insufficiente pulizia degli utensili


Punti critici da verificare:

Ambiente: locali idonei e igienici
Materie prime: qualità, modalità di preparazione e conservazione
Ciclo di lavorazione: operazioni errate
Macchinari: scarsa igiene, inadeguato funzionamento
Conservazione del prodotto finito
Operatori: inosservanza delle norme igieniche
Prevenzione
Cottura degli alimenti a temperatura adeguata, evitare alimenti crudi o conservati per ore a temperatura ambientelatte non pastorizzato o bollito, gelati, creme e prodotti caseari da latte non pastorizzato, maionese e uova crude o cotte alla coque o all’occhio,
frutti di mare (tossine non eliminate dalla cottura).
Consumo immediato dopo la cottura.
Sorveglianza degli addetti alla cucina (in trekking e spedizioni): la pulizia del cibo non è migliore delle mani che lo hanno preparato
Consumare frutta sbucciata.
Consumare solo bevande in bottiglie sigillate o acqua resa potabile

Prevenzione prima di partire:
consultare il sito www.who.int/ith
Vaccinazioni:
Richiamo antipolio con vaccino tipo Salk
Vaccino anti epatite A
Vaccino antitifico orale
Eventuale vaccino anticolera

Riassunto a cura di Silvia Moiraghi della comunicazione presentata da Oriana Pecchio, medico internista con perfezionamento in medicina di montagna, al corso di formazione per giornalisti di montagna, organizzato dall'AGIM.

 

 Mal di montagna

Mal di Montagna o AMS


CHE COS' E’

È una patologia che può comparire in soggetti normalmente residenti a livello del mare quando si trovano in un ambiente con meno ossigeno.
In genere è dovuta ad una esposizione troppo rapida alla quota.

COME SI MANIFESTA

PATOLOGIA Lieve/moderata:
cefalea, insonnia, affaticabilità
e poi:
inappetenza, nausea, vertigini,
senso di “testa leggera”, sonnolenza, vomito (AMS)

PATOLOGIA Grave:
Edema cerebrale (HACE)
Edema polmonare (HAPE)

Le prime descrizioni di AMS sono vecchie di secoli:
“Attraversando la Grande e la Piccola Montagna della Cefalea, la Terra Rossa ed il Pendio della Febbre gli uomini diventano febbricitanti, impallidiscono e sono colpiti da cefalea e vomito. Lo stesso fenomeno accade agli animali.”
(Pan Ku 32-92)


Clinica e Diagnosi
I sintomi sono soggettivi e non specifici.
Il Lake Louise Consensus Group lo definisce come:
Presenza di cefalea in un soggetto non acclimatato da poco arrivato ad una quota superiore ai 2500m
deve essere inoltre accertato almeno 1 sintomo tra:
anoressia, nausea, vomito, insonnia, vertigini, astenia, affaticamento eccessivo.

Insorgenza
Raramente insorge ad una quota inferiore ai 2000m

I sintomi si sviluppano tipicamente tra le 6 e le 10 ore dall’arrivo in quota ma talvolta compaiono anche dopo solo 1 ora.

TOO HIGH, TOO FAST
Queste quattro parole, TROPPO IN ALTO, TROPPO IN FRETTA, riassumono le cause del mal di montagna. Infatti l'incidenza riscontrata è la seguente:

A quota compresa tra 2000m e 3000m: 22%
Al di sopra dei 3000m: 42%

Tutti possono soffrire di mal di montagna: le statistiche danno uguali risultati per donne, uomini, adulti e bambini; solo gli adulti superiori ai 50 anni sembrano meno suscettibili.

Fattori di Rischio
Precedenti episodi di AMS
Residenza A QUOTE INFERIORI AI 900m
Sforzo fisico
Presenza di patologie cardiopolmonari
Rapidità di salita
Altitudine raggiunta
Altitudine alla quale si trascorre la notte
Suscettibilità individuale

Edema Cerebrale d’Alta Quota: HACE
È l’end-stage dell’AMS.

Definito come comparsa di atassia, e/o alterazione della coscienza in un soggetto già sofferente di AMS (circa 5%).

AMS e HACE: Fisiopatologia
L'ipossia induce una serie di modifcazioni neuroendocrine, emodinamiche e cellulari cui consegue un incremento di perfusione del letto capillare ed della pressione nei capillari. Questi elementi, uniti alla aumentata permeabilità endoteliale (cioè delle cellule che rivestono l'interno dei vasi sanguigni) porta ad un Rigonfiamento dell'encefalo.



AMS: Prevenzione
La strategia migliore è la salita lenta che consente all’organismo di acclimatarsi.
Oltre i 2500m occorre controllare la quota a cui si dorme. Ogni notte la quota del sonno può essere innalzata al massimo di 600m; per ogni aumento superiore bisognerebbe fermarsi 1 giorno.
Se si prevede di trascorrere la notte oltre i 3000m programmare l’avvicinamento il più possibile a piedi oppure seguire profilassi.

Non bere alcolici e non assumere sonniferi.
Bere molti liquidi.
Se compaiono sintomi fermarsi e, se non passano, scendere.
L’allenamento non previene AMS.

Insonnia d’alta quota
L'insonnia migliora con acetazolamide (Diamox)

I sedativi ipnotici andrebbero evitati nei soggetti con AMS data la potenziale depressione respiratoria

Zolpidem non deprime il respiro quindi potrebbe essere usato in sicurezza: mancano studi clinici controllati

AMS, HACE: Trattamento
3 assiomi:

Non salire ulteriormente fino alla risoluzione dei sintomi.
Scendere se il trattamento medico non è efficace: in genere è sufficiente scendere 500-1000m.
Scendere al primo segno di HACE: in genere di 1000m o più.

In caso di AMS lieve scendere di almeno 500m oppure fermarsi, assumere analgesico, o facilitare l’acclimatazione con acetazolamide

In caso di AMS moderato scendere di almeno 500m, se non è possibile, trattare con:
Discesa simulata (circa 2000m) in camera iperbarica
Ossigeno
Acetazolamide
Desametasone
Dopo la risoluzione dell’AMS ogni ulteriore salita deve essere cauta. Consigliata profilassi con acetazolamide.

HAPE: definizione

È un edema polmonare non cardiogeno che insorge in genere dopo una permanenza a quote superiori ai 2500-3000m, di durata variabile da qualche ora a qualche giorno (2-4 gg) in soggetti senza precedenti patologie cardiopolmonari.

HAPE: cenni storici
La prima descrizione di un caso di HAPE risale probabilmente a Fa-hien, monaco buddista che dal 399 al 414 dc compì un viaggio straordinario per l'epoca: dalla Cina Occidentale attraversando a piedi il Kashmir, l'Afghanistan, il Pakistan e l'India arrivò a Calcutta. Durante questo viaggio uno dei compagni morì in alta quota con difficoltà respiratorie ed "emissione di schiuma bianca dalla bocca"

 

La prevalenza del HAPE presenta una grande variabilità geografica

Incidenza media sulle Alpi 0,15-2%
-a 2700m 0.0001%
-a 4559m. 2,5% (salita > 24 ore)
-a 4559m 10% (salita < 24 ore)

Mt Kenya 3000-4000m 0,10-0,44%
Everest a 4270m 2,4-4,5%
India a 3500-4500m 0,57%
.
HAPE: fattori di rischio

Età giovanile
Sforzo fisico
Sesso (M > F)
Freddo
Infezione vie aeree superiori
Modalità di esposizione alla quota

HAPE: modalità di esposizione alla quota
Probabilità di HAPE

Abituale quota di residenza
Numero di notti trascorse a quote intermedie
Eccessiva attività fisica all’arrivo in quota
Ridotto introito di liquidi
Meccanismo patogenetico fondamentale

HAPE: Clinica

ALLARME
Ridotta performance
Tosse stizzosa

HAPE: terapia
Discesa immediata
Ossigeno
Nifedipina 10- 20mg +
Nifedipina R 20mg/6 ore

se connessa a HACE
Acetazolamide500mg/die
Desametasone 8mg+
Desametasone 4mg/6ore

Riassunto a cura di Silvia Moiraghi della comunicazione presentata da Annalisa Cogo, Università di Ferrara e Società Italiana Medicina di Montagna, al corso di formazione per giornalisti di montagna, organizzato dall'AGIM.

Pericolo zecche

Le zecche sono aracnidi (hanno 8 zampe nella forma adulta), sono presenti in Italia in due tipi: Ixodes Ricinus e Ripicephalus sanguineus.
Resistono agli agenti atmosferici e al digiuno prolungato, entrano in azione dalla primavera all’autunno e stanno diventando un problema emergente sulle Alpi in quanto mordendo l'uomo trasmettono malattie pericolose.

Ciclo biologico della zecca: uova, larve (1 mm) pasto di sangue su piccoli animali, trasformazione in ninfe (2-3 mm), altro pasto di sangue, trasformazione in adulti (7-8 mm). Le femmine adulte fanno un ultimo pasto di sangue (12-13 mm) e nella primavera successiva depongono le uova e muoiono.

Le zecche sono presenti in Italia in ambiente boschivo di media quota, in massima concentrazione tra 500 e 1000 m di quota (specialmente nelle Dolomiti Bellunesi), decrescono di numero salendo di quota e scompaiono sopra i 1500 m.
Sono possibili variazioni di presenza in futuro con l'aumento dell'umidità relativa e della temperatura, altrove in Europa sono diffuse specialmente nel Centro e Nord Europa, (a sud del Circolo Polare Artico), Balcani e Asia centrale, Turchia, Africa nord-occidentale, Delta del Nilo.

Le malattie trasmesse dalle zecche:
Malattia di Lyme, agente Borrelia Burgdoferi (cosmopolita)
Asintomatica o Sintomatica:
Eritema cronico migrante (entro 40 giorni), assente nel 20-40% dei casi
Sintomi simil – influenzali
Successive lesioni a: cuore, sistema nervoso, articolazioni.
Infezioni virali:
Encefalite da morso di zecca, agente TBE virus (Centro Europa, Asia)
Sintomi:
Febbre e cefalea dopo 1-8 giorni
Rigidità nucale nell’80% dei casi
Dolori muscolari nel 60% dei casi
Di solito evoluzione spontanea verso la guarigione
Rickettsiosi:
Febbre bottonosa (R. conori): lesione nel sito di inoculazione, febbre e rash
Febbre Q (Coxiella burneti): febbre, cefalea,dolori muscolari, polmonite atipica, ittero
Febbre tifoide epidemica (R. prowazekii) e tifo murino (R.typhi): febbre, cefalea, rash, mialgie, nausea, vomito, diarrea.
Ehrlichiosi (Ehrlichia phagocitophyla):febbre, dolori muscolari, articolari, cefalea, nausea e vomito, tosse, rash cutaneo. Segni: diminuzione dei G.B. e delle piastrine, aumento delle transaminasi.
Infezioni protozoarie:
Babesiosi o Piroplasmosi (Babesia microti o Babesia divergens).
Sintomi e segni:
Simili alla malaria
Febbre, stanchezza, sudorazione, dolori muscolari, cefalea, brividi scuotenti, anoressia, anemizzazione

Il rischio di infezione è correlato al numero di zecche infette:
Nel Bellunese zecche infette da Borrelia Burgdoferi: 2-5% ; 4% di positivi per anticorpi anti Borrelia
Nel Bellunese: 690 casi di Malattia di Lyme su circa 17000 morsicature in circa 10 anni
E' correlato al lasso di tempo in cui la zecca sta attaccata all’ospite:
Il rischio di infezione da Borrelia aumenta significativamente quando la zecca sta attaccata al corpo 72 ore o più.

Cosa fare dopo il morso?
Soffocare la zecca: (coprendo la zona del morso con uno strato spesso di olio o dentifricio o crema da sole per 5 min.) , estrarla con pinzette, ruotando e tirando, senza strappare la zecca.
Disinfettare.
Far identificare la zecca, se possibile o comunque:
Nei successivi 40 giorni osservare se nella sede del morso compare l'Eritema Migrante. Se si nota un arrossamento che si allarga pian piano o altri sintomi, bisogna consultare subito il medico. Se non si manifesta l'Eritema Migrante, dopo 40 giorni, consultare comunque il medico di base per essere del tutto certi di non aver contratto la Borreliosi di Lyme (potrà eventualmente essere utile un esame del sangue per la ricerca anche degli anticorpi contro la Borrelia); qualora essi venissero evidenziati, si potrà eventualmente iniziare un trattamento antibiotico per guarire l'infezione, se il medico lo riterrà opportuno.

Prevenzione
Le zecche vivono sul terreno, nell'erba, soprattutto ai margini dei boschi e dei sentieri, alla base dei cespugli e vicino ai corsi d'acqua. È quindi indispensabile lavarsi ed ispezionare accuratamente tutta la superficie del corpo al rientro da gite o da lavori nei boschi o prati, per rilevare la presenza di zecche sulla pelle ed eventualmente rimuoverle.

È anche utile, sempre nel caso di escursioni in ambienti dove vivono questi parassiti: usare un appropriato abbigliamento di colore chiaro (in tal modo si evidenziano meglio) che copra il più possibile il corpo (scarpe alte, calzini lunghi, camicia con manica lunga); Applicare sugli abiti prodotti repellenti acquistabili in farmacia; Evitare di sedersi e di appoggiare indumenti o zaini sull'erba (usare teli di plastica).

Altre precauzioni: Falciare regolarmente attorno alle abitazioni; Ispezionare frequentemente i cani e i gatti, ed eventualmente trattarli con prodotti appositi in vendita nei negozi per animali; Bonificare eventualmente il terreno con prodotti a base di Permetrina, un piretroide sintetico, poco tossico per l'uomo e gli animali; è un repellente da applicare agli abiti ma è anche in grado di uccidere le zecche bloccando il loro sistema nervoso; Eventualmente delimitare il bosco con steccati per impedire l'ingresso di animali selvatici.

Riassunto a cura di Silvia Moiraghi della comunicazione presentata da Oriana Pecchio, medico internista con perfezionamento in medicina di montagna, al corso di formazione per giornalisti di montagna, organizzato dall'AGIM.