Quercia delle Cento Pecore

 

Ricevo questa notizia da Franco Tassi e la metto subito sul mio sito perchè una bella notizia ogni tanto non guasta.

Buona lettura

Emanuele Pisarra

 

Cari Amici,

ecco una bella storia di salvataggio della natura, di quelle che i nostri benemeriti media continuano a ignorare: infatti non ci sono serial killer, veline, calciatori, politici nè prodotti da pubblicizzare: ma incredibilmente siamo proprio in Italia, nel tanto deprecato Mezzogiorno, quello oltre Eboli per intenderci.
Leggete con attenzione, e se non disponete delle notizie di base su questo episodio, ve le manderemo.
Se avessimo un pugno di giovani come questi in ogni parte d'Italia, nel Bel Paese cesserebbero lo sfacelo dei boschi e la strage degli alberi che per secoli e secoli hanno dominato la scena.
Cordialmente,
Franco & Margherita Tassi

 

LA GRANDE QUERCIA

 

In un mondo dominato da guerre e conflitti d’ogni genere, sopraffatto dalla cronaca nera e specchio infinito di società umane oscillanti tra il demenziale e il marcescente, avvengono ancora, nonostante tutto, fatti positivi e illuminanti, capaci di aprire il cuore alla speranza. Non una, ma molte volte. Non in un solo luogo lontano, ma ovunque, e spesso a due passi da noi. Solo che assai di rado fatti del genere occupano le pagine dei giornali o gli schermi della televisione, e quasi mai ne veniamo a conoscenza. Non perché non esistano, ma semplicemente perché non ci vengono raccontati.

Oggi vogliamo narrare una storia molto semplice, con una bella sorpresa finale. La storia è quella di una grande quercia plurisecolare caduta a terra perché stroncata dal vento di bufera del 28 gennaio 2008, nel luminoso tacco dello stivale: il Salento, patria di alcune delle querce più straordinarie che possano incontrarsi nel nostro Paese. Un vero “albero sacro”, un patriarca monumentale del Mezzogiorno d’Italia alto oltre 15 metri, con un’ampia chioma del diametro di 17 metri e un tronco di quasi 3 metri misurati a un metro d’altezza…

Tutto questo avveniva a Scorrano, presso Maglie, in provincia di Lecce: in una situazione normale l’albero sarebbe stato lasciato morire, mentre le accette e  le motoseghe sarebbero accorse a fare un po’ di legna. Ma la “Quercia delle Cento Pecore” voleva vivere ancora, e un giovane naturalista appassionato, Oreste Caroppo (orestecaroppo@yahoo.it)  accorse subito in suo aiuto. La sua tenacia e passione trascinarono molti altri giovani, e quindi scossero dall’abulìa anche varie autorità. Si raccolsero centinaia di firme, circolarono immagini suggestive, da molte regioni d’Italia giunsero appelli e appoggi. Numerose associazioni ambientaliste (non quelle grandi ormai troppo invischiate nei giochi di potere, ma quelle minori, dagli Argonauti (www.argonauti.org) al Comitato Parchi Nazionali, dai Patriarchi della Natura all’Associazione Ecologica Romana) presero ben presto posizione, con chiarezza e convinzione, a favore di un salvataggio in extremis.  Sollecitazioni giunsero anche dall’autore della Flora d’Italia professor Sandro Pignatti, e dall’Orto Botanico di Roma… Alcuni naturalisti non si limitarono ad ammirare e a fotografare l’albero, ma ne raccolsero le ghiande. Sicuri che l’umile frutto di questa pianta straordinaria avrebbe trasmesso un patrimonio genetico unico a migliaia di giovani quercioli.

Anche il proprietario, un latifondista di antica famiglia, intervenne nell’impresa. Si predisposero le strutture necessarie a sostenere il vecchio albero, si fece ricorso a una gru mobile di grande robustezza e capacità. E un bel giorno, venerdì 11 aprile 2008, la quercia delle cento pecore venne raddrizzata, sostenuta, alleggerita un poco dei rami più pesanti. Fu ricoperta intorno al tronco con ottima terra, e tutti sperano che ora possa salvarsi, e riprendere a fiorire e a fruttificare come una volta.

Ma la sorpresa più entusiasmante ve la vogliamo rivelare alla fine, anche se la squadra di salvataggio (Oreste, Sandro, Franco e tutti noi)  l’aveva intuita da tempo. Questa quercia non era un leccio, come poteva sembrare da lontano all’osservatore distratto: era un eccezionale esemplare di Quercia spinosa della forma arborea, nota come Quercus calliprinos  per distinguerla dalla forma arbustiva, detta Quercus coccifera.  Un albero raro e localizzato nelle Puglie, in Basilicata, in Calabria e in Sicilia, presente anche nella vicina Grecia dove è certamente più frequente. Ma nessuno di noi, ne’ qui né altrove, ne aveva mai visto un esemplare di queste dimensioni: un albero maestoso, che forse potrebbe contare almeno trecento anni, se non di più. E che avrebbe potuto scomparire, senza che nessuno se ne accorgesse.

Ora la “Quercia delle Cento Pecore” è invece ancora lì, vegeta e pulsante, per trasmettere le sue energie positive. E magari, incoraggiati da questo successo, i giovani del Salento potrebbero scoprirne altri individui in qualche luogo remoto, e diffondere ovunque, tra i calcari della Murgia e del Salento, i loro semi preziosi. Perché quella splendida terra assolata, culla di storia e di civiltà, non venga bruciata dall’aridità, ma ritorni verde e ospitale come era nel tempo passato.

 Roma, Maggio 2008                                                   Margherita MARTINELLI

 

Gentilissimo Professore Franco Tassi,

la ringrazio per il suo vivo interesse manifestato nei confronti della vicenda della grande “Quercia delle Cento Pecore” nel circondario di Maglie.  quercia delle cento pecore

Porti i miei ringraziamenti più sentiti alla gentilissima signora Margherita per il bellissimo articolo che ha scritto, e che corona in maniera eccelsa, con grande precisione ed eleganza in ogni dettaglio narrativo, la bella avventura umana sociale e naturalistica legata alla salvezza del patriarca verde.

Tutte le gemme dell’albero scampate alla potatura, sono germogliate! Nuove foglioline si osservano in tutti i punti della chioma! L’albero ha avuto anche una discreta fioritura! Sto facendo apportare grandi quantità d’acqua da parte del locale comune di Scorrano e del proprietario. Cure agronomiche vengono fornite costantemente all’albero. Con la proloco di Scorrano ho organizzato per il prossimo 2 giugno una passeggiata in bici alla Quercia, per i bambini delle scuole, con l’apporto simbolico da parte di questi di un litro d’acqua ciascuno alla pianta, questo per far sentire alle giovanissime generazioni del posto, la Quercia come un essere vivente ad esse legato, e per sensibilizzarle sul rispetto della natura!
La forza vitale delle ghiande della Quercia delle Cento Pecore è impressionante: sebbene la terra attorno all’albero è stata smossa e tormentata dai mezzi di movimentazione terra e dal forte calpestio dei tanti intervenuti, e nonostante il diserbante fatto buttare ai piedi dell’albero contro le erbe, numerose nuove plantule si osservano nei pressi della grande Quercia spinosa! Spero pertanto, che anche le ghiande lì prelevate da Sandro d’Alessandro, stiano germogliando!

Vi invio le foto dell’albero riverdeggiato, (foto del 28.4.2008), sperando che riesca a rinforzarsi sempre di più e a rinfoltire la sua vasta chioma, tornando ai fasti di un tempo!

germoglio della quercia delle cento pecore
La forza simbolica dell’albero e della vicenda sta portando i primi frutti! In diversi comuni basso salentini si stanno avviando censimenti e progetti di tutela dei locali patriarchi verdi, altri comuni riscoprono la ricchezza della loro flora ed organizzano convegni mostre fotografiche ed incontri a proposito, altri ancora stanno programmando delle rinaturalizzazioni di alcune aree comunali e cave degradate, ed io sto premendo per favorire la propagazione di specie autoctone; diverse associazioni organizzano trekking volti alla riscoperto del relitto patrimonio boschivo e delle querce.

Sull’onda di questo ritrovato interesse naturalistico, in quelle aree un tempo caratterizzate dalla presenza del grande Bosco Belvedere poi distrutto dall'uomo, approfittando degli incontri ed escursioni a cui vengo invitato, sto iniziando a diffondere un’embrionale idea volta alla rinascita dell’antico bosco, la vetusta foresta che si sviluppava nel cuore del basso Salento, caratterizzata da ambienti diversificati anche con specie botaniche igrofile e tipiche di climi più freschi, oggi inimmaginabili nella fitocenosi basso salentina. Rinascita attraverso rimboschimenti di aree incolte o attraverso la semplice bordatura dei poderi con fasce minime da destinare alle antiche specie, oggi in parte scomparse, riprodotte da semenze prelevate dagli alberi e dalle macchie relitte ancora presenti dell’antico bosco o da aree naturali più prossime geograficamente dove quelle antiche specie ancora sopravvivono  e da cui naturalmente potrebbero diffondere in assenza dell’azione antropica.
 

In questi giorni poi sono molto preoccupato per un previsto intervento di drastica riduzione delle aree destinate all’Orto Botanico Universitario di Lecce, sito all’interno del campus universitario, che per la costruzione di nuove palazzine, sarà ridotto da tre ad un solo ettaro! Venuto a conoscenza dello sconfortante progetto dalle tristi parole della direttrice, sto cercando di smuovere le associazioni ambientaliste locali e le organizzazioni studentesche in favore dell’Orto, affinché resti nel campus scientifico e conservi la sua integrità dimensionale! Orto che rappresenta l’unico polo scientifico per la salvaguardia della flora locale minacciata e delle cultivar ormai rare in area salentina, e con la collaborazione del quale è possibile nel Salento sperare in interventi di risanamento ambientale svolti con dei criteri più scientifici e rispettosi delle tipicità botaniche locali! Vanto culturale per la città e centro scientifico di primaria importanza per la sua attività e per le sue collezioni, l'ottocentesco Orto Botanico leccese, ubicato in un'area più prossima al centro abitato, dovette lasciare il posto agli uffici del catasto e fu pertanto chiuso e distrutto; risorto recentemente in ambiente universitario, oggi rischia nuovamente che la storia si ripeta, a denotazione della scarsa percezione pubblica, purtroppo, dell’importanza della flora e della sua protezione!



Ancora Grazie per la Vostra Importantissima Attenzione,

Oreste

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