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PRIMO PIANO

 

 

PRIMO PIANO è una rubrica che si occupa di grandi temi ambientali, paesaggistici e culturali che affliggono il nostro tempo

Suggerisce nuovi metodi per vivere in modo sostenibile il proprio rapporto con la natura.

 

9 AGOSTO 2009

Finalmente una buona notizia. Il piccolo comune di Alessandria del Carretto dà la cittadinanza onoraria al grande regista Vittorio de Seta.

Per chi non conoscesse Vittorio De Seta, si tratta di uno dei documentaristi che in presa diretta immortalò  il "bel Paese" in una serie di documentari che fecero epoca.

Alessandria del Carretto fu oggetto di un video dal titolo "i dimenticati" che andò in onda in tv nel 1959 ....

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De Seta

21 LUGLIO 2009

Cambiare tutto per non cambiare niente. O meglio andare a modificare per cosa? Per il solo gusto di spendere il denaro pubblico o per altri fini? E la Convenzione del Paesaggio appena entrata in funzione?

Taglio di bosco alle pendici del Timpone Viggianello.Questo è il destino del Pollino: oscilla tra l'indifferenza assoluta di tutti e l'intervento di pochi che in breve modificano situazioni createsi in milioni di anni. Mi riferisco allo sbancamento nella Valle del Sarmento che in questi giorni "tiene banco"  su tutti i giornali e in molti siti del web. Ma a questo c'è da aggiungere la visione della riduzioni in formato "stuzzicadenti" di una bella superficie boschiva ai piedi del Timpone Viggianello, oppure lo sfascio "ovviamente" autorizzato di Sasso dei Greci nel comune di Buonvicino e la lista potrebbe continuare per altre quattro pagine.

Mi chiedo però perchè continua questo assalto alle nostre montagne da parte di pochi nell'indifferenza di molti ben sapendo che a lungo andare le conseguenze di queste azioni saranno serie in termini di dissesto idrogeologico, modifica del paesaggio, allontanamento di turisti, abbandono dei luoghi e tanto altro ancora. A chi giova? E le autorità che danno i permessi dove sono? Perchè è fuori da qualsiasi dubbio che gli autori dello scempio della Val sarmento (e degli altri luoghi) hanno tutti i previsti dalle norme vigenti.

Ricordo la battaglia che facemmo per non far costruire accanto al Santuario di Madonna delle Armi un punto vendita di prodotti tipici ... quando invece era stato autorizzato dalla stessa Sovrintendenza ai Beni Culturali  della provincia di Cosenza.

Mi trovavo di pasaggio nell'ufficio del funzionario del Parco addetto alle autorizzazioni e ho colto l'occasione per domandare lumi e dopo la mia appassionata "arringa" mi ha guardato sconvolto dicendomi che "il Parco non ha ancora gli strumenti giuridici per opporsi a questo tipo di scempio che è autorizzato dal Comando provinciale del CFS" !!!!

In attesa del Regolamento del Parco, del Piano del Parco, della modifica del perimetro e di di tutto quello che volete .... tutto va a puttane.

Questo è il destino della nostra terra e non c'è più nulla da fare!!!

 

articolo di Formica

 

 

 

10 luglio 2009

Continua la telenovela di Franco Tassi. Leggiamo da un articolo di Sonia Paglia pubblicato dal quotidiano di Roma Il Messaggero ...

PESCASSEROLI - L’ex direttore del Pnalm, Franco Tassi, conquista il primato diventando l’uomo più famoso d'Italia, probabilmente anche del mondo, per aver maturato circa duemila tra addebiti, accuse, indagini, ispezioni, interpellanze e imputazioni. Ha inoltre affrontato alcune centinaia di processi, ma a distanza di sette anni, risulta essere completamente incensurato. I tempi della Giustizia sono alquanto lunghi, infatti restano in campo ancora il 10% delle accuse. «Chiederò il risarcimento per i danni subiti- afferma Tassi- è un obbligo morale verso la mia famiglia. Ero accusato di andare a caccia di camosci, far parte della P2, ospitare terroristi, bloccare lo sviluppo dell’edilizia locale perché pagato da Cortina d’Ampezzo, lanciare lupi siberiani dall’aereo e vipere letali dall'elicottero».

Ogni commento è superfluo!

4 luglio 2009

Mi ha sempre incuriosito la personalità di Aurelio Peccei e il suo Club di Roma. Questa persona impegnata per motivi di lavoro a fondare o a rifondare in tutto il mondo industrie automobilistiche ha trovato il tempo di occuparsi delle sorti del Pianeta e dei suoi abitanti. Ha fondato diverse associazioni senza fini di lucro in tutto il mondo per coinvolgere studiosi e scienziati alla ricerca di un limite allo sviluppo.. bene ha fatto la rivista PARCHI a tracciarne un profilo molto approfondito ed interessante che io mi permetto di allegare a questo testo perchè ritengo che figure di questo spessore non vadano dimenticate e che costituiscano degli esempi per le nuove generazioni.

Aurelio Peccei

 

3 luglio 2009

La crisi della natura è più grave di quella economica. Lo afferma il rapporto annuale (2008) della Unione Internazionale della Conservazione della Natura (IUCN). Infatti, l'obiettivo che si era posto questo organismo di fermare la perdita di biodiversità entro il 2010 non sarà raggiunto.

   L'IUCN nel suo documento analizza 44.838 specie contenute nella precedente lista rossa della Iucn e dimostra che sono ben 16.928 quelle a rischio – più o meno immediato – di estinzione. Quasi 900 specie (869, per l'esattezza) sono già classificabili come “estinte” o “estinte allo stato selvaggio”. Un numero che sale addirittura a 1.159 se si considerano anche le 290 specie “criticamente minacciate”. Una situazione molto grave, che interessa gli ecosistemi acquatici tanto quanto quelli terrestri. In Europa, ad esempio, il 38 % di tutti i pesci sono minacciati, come il 28 % delle specie dell’Africa orientale. Negli oceani, il quadro è ugualmente deprimente. Il report dimostra infatti che un’ampia gamma di specie marine risulta minacciata a causa dell'eccessivo sfruttamento, del cambiamento climatico, dei problemi causati dalle specie aliene invasive e dall'inquinamento. Tanto che almeno il 17% dei 1.045 squali, il 12,4% dei diversi gruppi di specie di razze e sei delle sette specie di tartarughe marine sono a rischio di estinzione. Un pericolo che incombe inoltre sul 27 % delle 845 specie di barriere coralline e sul 27,5% degli uccelli marini.

A chi interessa tutto ciò?

Provate ad immaginare una pescheria senza pesce, una fabbrica di mobili senza legnami, al turismo in alcuni paesi senza barriere coralline ....

Per chi vuole saperne di più invito a leggere il REPORT  per ora  disponibile solo in lingua inglese.

 

25 aprile 2009

G8 dei ministri dell'ambiente a Siracusa

 

I ministri dell’ambiente dei Paesi partecipanti (Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Russia) insieme ad altri ministri che hanno partecipato ai lavori (Australia, Brasile, Cina, Repubblica Ceca, Egitto, India, Indonesia, Messico, Repubblica di Corea, Sud Africa, Svezia), si sono riuniti a Siracusa per cercare di comune accorso una soluzione per cercare di adottare una politica planetaria in comune  in favore dell’ambiente, ed in particolare della biodiversità.

Che dire?  Pare che oltre alle buone intenzioni non si vada più in là.

 

CARTA DI SIRACUSA

 

25 marzo 2009

Continua la telenovela della riperimetrazione del Parco. Siamo andati a vedere la vecchia delibera licenziata dalla precedente giunta esecutiva del Parco e abbiamo scoperto che è la stessa che il presidente Pappaterra ha portato in Consiglio Direttivo per essere approvata per soddisfare le richieste di alcuni comuni soprattutto dell'alto Tirreno cosentino. Negli anni passati quando ancora avevamo qualche energia per seguire gli estenuanti dibattiti sull'argomento ne abbiamo sentite di tutti i colori sia da parte di chi sosteneva che quei territori non andavano tolti dal perimetro sia i quelli che invece sostenevano che bisognava assolutamente rivedere i confini perchè ne andava di mezzo la sicurezza dei cittadini. Questo accadeva nel lontano 2004; ma si sa che i nodi non risolti presto ritornano al pettine. Fece bene il presidente Tripepi che soleva dire che è meglio non toccare i confini prima che il parco si metta a funzionare a pieno regime.

Oggi che il Parco con la gestione Pappaterra ha incominciato a mettersi in moto ecco che i nodi tornano al pettine. Subito i sindaci dell'alto Tirreno si sono di nuovo presentati a chiedere di conto. Anch'io sono dell'avviso che fino a quando la macchina burocratica non è partita è necessario che i confini del parco non si tocchino.

Ad ogni modo metto a disposizione dei lettori di queste pagine la delibera di Fino e la cartografia con i confini riveduti e in attesa di essere modificati. 

riperimetrazione

cartina

 

22 marzo 2009

Ci capita tra le mani una rivista che si stampa a Trebisacce  dove a pagina 6 è pubblicata una notizia di un raid di lupi che in una località di Albidona ha fatto strage di pecore.

Fin qui tutto normale. Quello che è veramente ridicolo sta nel fatto che nessuno rimborserà i danni al povero pastore. Tutto perchè i lupi sono usciti dal Parco e quindi i loro danni non sono rimborsabili. Una vera follia che deve essere subito sanata se non vogliamo che inneschi una vendetta a catena contro i lupi rimasti.... Da queste colonne facciamo appello al presidente del parco affinché trovi il modo per rimborsare quei poveri pastori altrimenti che senso ha continuare a difendere il lupo? Se poi siamo noi stessi che gli facciamo del male??? leggi tutto

21 marzo 2009

Riceviamo e pubblichiamo una nuova riflessione dello chef Federico Valicenti ...leggi tutto

9 marzo 2009

"Sfogliando" le pagine ambientali in random su internet, come spesso accade,  mi sono ritrovato sul sito dell'ARPA Sicilia dove in una apposita pagina  (ARPAKIDS)  ho letto una notizia curiosa, che in tempi di ritorno al nucleare, voluto dal nostro amato primo ministro volgio riportare all'attenzione dei nostri lettori.

Mi interessa molto questa figura di  "energy scavengers", letteralmente gli spazzini dell'energia ...

Forse non ci troveremmo in un prossimo futuro, nel nostro panorama, una immagine del genere

Gli avvoltoi dell'energia

 

 

 

24 febbraio 2009

Riceviamo e pubblichiamo due riflessioni del "mitico" chef di Terranova del Pollino su "dove va" la Basilicata.

Nel primo "pezzo" federico si sofferma sul terrorismo mediatico che in questi ultimi tempi sta svolgendo il servizio meteo regionale nell'informare delle condizioni del tempo la popolazione. Sembra che senza di esso ormai non si possa più vivere: dipendiamo dal metereologo di turno ...

Nel secondo intervento invece si parla della scelta del testimonial che dovrebbe rappresentare la Basilicata nel mondo.... buona lettura!


 

25 novembre 2008

San Lorenzo Bellizzi si mobilita per salvare i propri boschi ed indice un referendum da tenersi domenica 30 novembre. Un grande segno di civiltà proveniente da uno dei paesini da dove e partita per prima l'idea di istituire il Parco nazionale del Pollino la dice lunga ed è la prova di un grande amore per i propri boschi.

Il comunicato stampa di Italia nostra unica associazione rimasta a baluardo di difesa del Pollino e del suo territorio denuncia con forza i vari tentativi di multinazionali di accaparrarsi i nostri boschi in cambio di denaro fresco da versarsi nelle casse comunali esangui. La storia si ripete ... e molti bravi amministratori sono sempre pronti ad offrirsi quali salvatori della patria ... leggi tutto

 

23 novembre 2008

Federico Valicenti, chef, gastronomo, curatore di ricerche sul buon cibo, ricercatore di prodotti locali, storico delle tradizioni cullinarie lucane, mi ha inviato una riflessione molto interessante sull'inevitabile ritorno prossimo alla terra. Io ne condivido lo spirito e l'analisi... leggi tutto

 

 

 

 

19 novembre 2008

Una mia carissima amica fotografa di ritorno da un viaggio in Danimarca segnala la mattanza di balene che abitualmente avviene in questo periodo sulle coste danesi con la partecipazione di tutta la popolazione.

Certamente fa parte di quei riti tribali di un tempo quando solo la pesca garantiva la sopravvivenza della comunità negli rigidi inverni atlantici. Oggi non ha più senso una simile mattanza. Infatti, l'unione europea ha vietato questo "omicidio di massa" che per specie diverse interessava tutti i mari dell'antico continente.

Noi in Calabria abbiamo avuto grossi problemi con le tonnare di Tropea e Bagnara per la mattanza dei tonni e del pescespada. Grandi grida su tutti i giornali nazionali .... la civile Danimarca invece aiuta questo tipo di caccia... come dire che ci sono almeno due Europe.

In realtà la mattanza avviene sulle Isole Faeroer che appartengono alla Danimarca.

Come scrive Stefano Rodi sul Corriere della Sera La caccia alle "balene pilota", nelle isole Fær Øer , arcipelago danese a sud dell'Islanda, ha modalità tutte sue. Non si inseguono i cetacei in mare aperto: li si aspettano a terra, quando si avvicinano alle coste in cerca di cibo, li si circondano, e inizia così una vera e propria mattanza a colpi di ascia e uncini. E' una tradizione che va avanti, ogni anno, sicuramente dal 1709 anche se le prime testimonianze documentate risalgono alla fine del '500. L'uccisione di questi cetacei avviene in un territorio che si trova sotto la giurisdizione della Danimarca, ma queste isole di fatto godono di ampia autonomia, soprattutto se tratta di questioni legate all'ambiente e alla pesca.

Che dire?  Solo perchè fanno parte di antichi riti tribali devono ancora essere perpetuati nel tempo anche se le condizioni economiche e sociali sono cambiate?

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16 agosto 2008

Ieri il CORRIERE DELLA SERA ha pubblicato un "fondo" di Giovanni Sartori sulla situazione ambientale in Italia dal titolo molto emblematico: Verdi fasulli e governo sordo. Ne condividiamo in pieno i contenuti e quindi abbiamo  pensato che fosse utile per chi non lo avesse letto di riportarlo su queste pagine. Leggi tutto

 

14 luglio 2008

Questa mattina il Quotidiano LA REPUBBLICA a pagina 24 pubblica inchiesta molto severa sulla situazione ambientale di un territorio italiano (quello Trentino) del quale noi appassionati di montagna pensavamo che fosse "il paradiso in terra". Per la verità già nel mondo del Club Alpino Italiano c'era qualcosa che non funzionasse quando la SAT (Società Alpinisti Tridentini) aveva annunciato di rinunciare alla manutenzione della rete sentieristica in alcune zone di montagna della Paganella perchè "ruspe, piste e seggiovie hanno cancellato la montagna".

La lettura dell'articolo è un continuo ricevere "pugni nello stomaco"  sia per quanto riguarda la gestione del territorio, dei progetti ma anche una analisi spietata della fine del movimento ambientalista che bene o male negli ultimi anni aveva arginato questo assalto indiscriminato alla natura in Trentino e in Italia in generale. Poi la situazione delle popolazioni che di anno in anno lasciano l'alta quota hanno definitivamente rotto quell'esempio di armonia uomo-natura che il trentino si vantava essere il faro del mondo. Una cosa è certa: la montagna ha sempre anticipato il destino ambientale di metropoli e pianure.   leggi tutto  

 

7 luglio 2008

E' in libreria un libro assai interessante che fa il punto sulla tutela  paesaggio e sulla applicazione della Legge Galasso in Italia nel periodo tra il 1984 e il 2005.

La grande onestà intellettuale fa dire a Galasso quali erano i "punti deboli" di quella legge e di come si possono migliorare a patto che sia diano risorse, competenze e motivazioni al personale del ministero dei beni culturali.... leggi tutto

Giuseppe Galasso, «La tutela del paesaggio in Italia, 1984-2005»,

Editoriale scientifica, Napoli, pagg. 208, €12,50.

 

18 GIUGNO 2008

MARIO RIGONI STERN ED EMANUELE PISARRAUN SALUTO AL "VECIO SERGENTE"

Nella foto Emanuele Pisarra incontra Mario Rigoni Stern (Asiago  1 settembre 2004)

Ieri è scomparso lo scrittore di montagna Mario Rigoni Stern. Per sua espressa volontà le esequie si sono svolte in forma strettamente privata e poi di ritorno dalla chiesetta del cimitero di Asiago i familiari hanno dato la notizia.

Ho conosciuto Mario Rigoni Stern durante uno dei miei viaggi sulle Alpi. Di passaggio ad Asiago chiesi ad un amico comune di poter incontrare lo Scrittore. Il giorno dopo eccomi in macchina, con l'amico Sergio, sfrecciare verso casa Rigoni Stern.

Lo Scrittore ci riceve nel suo giardino (non potevamo salire in casa in quanto aveva appena fatto passare una mano di vernice alla scala di ingresso) tra cimeli della seconda guerra mondiale, messi qua e là a far da abbeveratoio agli uccelli, e splendidi fiori.

Cominciamo subito ad entrare nel vivo della conversazione perchè avevamo pochi minuti di tempo a disposizioni in quanto Mario aveva già altri incontri fissati per la mattinata.

Il mio amico Sergio mi presenta e lui subito risponde LUQË E BUK (cucchiaio e pane)  sono le prime due parole che ho imparato in Albania. Poi mi perdo nei ricordi di infanzia e ... il tempo a nostra disposizione è scaduto.

Non ho più tempo per fare tutte le domande che mi ero prefisso, eccetto una: se aveva nel suo ARBORETO un pino loricato. Mi rispose di no e allora promisi che appena possibile gliene avrei fatto avere uno.

L'occasione capitò a novembre dello stesso anno ed ora sull'Altopiano svetta un piccolo pino loricato. Lo scorso settembre eravamo rimasti che sarei passato a trovarlo per vedere insieme i progressi del Pino loricato ma poi il mio solito viaggio estivo mi portò sui Pirenei e quindi l'incontro non si fece.

Poi a novembre dell'anno scorso seppi della malattia (un tumore colpi il midollo osseo) ed allora pensai che non ci sarebbe stato più nessun incontro.

Quest'anno, a settembre, sicuramente andrò a vedere il pino loricato...

Ho raccolto in una pagina apposita tutti gli articoli che lo riguardano apparsi sui maggiori quotidiani di oggi ....

 

 MARIO RIGONI STERN

I SUOI LIBRI

 

15 giugno 2008

In un recente articolo apparso sul Corriere della Sera di Galli della Loggia sulla questione meridionale e sulla sua classe politica ha meritato una risposta di Emilio Colombo molto articolata ed intensa della quale io ne condivido per intero i contenuti.

Ho conosciuto personalmente il presidente Colombo in una giornata primaverile a Potenza una domenica mattina. Ci siamo incontrati alla stessa edicola a comprare il giornale; mi sono permesso di auguragli "buongiorno" e subito mi ha chiesto chi fossi. "Sono calabrese e mi trovo qui per lavoro" risposi.  "Ah la Calabria splendida regione!" Fu la sua risposta e poi si avviò per Viale Pretoria salutato da tutti.

Questo ricordo dà l'idea di quanto sia ancora oggi amato questo politico di lungo corso.

Ma ritorniamo alla sua lettera al Corriere (che invito a leggere) per affermare con lui che c'è necessità di rinnovare la classe politica meridionale e calabrese in particolar modo (NdR) affinchè la nostra regione recuperi un ruolo centrale nel Parlamento italiano. Non possiamo aspettarci nulla di nuovo se ciò non avverrà in tempi rapidi; né tanto meno attenderci risultati dal nuovo movimento meridionale che contratta direttamente con la Lega.

Una cosa è certa: il Sud ha votato il PdL perchè deluso da un centro sinistra rissoso e inconcludente ma ben presto vuole risultati concreti e se questi non ci saranno ci sarà una "levata di scudi" dalle imprevedibili conseguenze.

intervento di Emilio Colombo

 

14 giugno 2008

FEDERPARCHI, TAGLIO ICI 'SALASSO PER NATURA'
 
(ANSA) -ROMA, 13 GIU - 'Un pesante salasso per le attivita' di protezione della natura e del paesaggio e per la gestione degli Enti di tutela'. Cosi' la Federparchi giudica il provvedimento del Governo che taglia molte previsioni di spesa gia' annunciate, per far fronte ai costi dell'esenzione dal pagamento dell'Ici. In particolare, afferma il comunicato dell'associazione - nella materia di competenza delle Aree protette, il Decreto cancella tutti gli stanziamenti (150 milioni di euro) che nella finanziaria 2008 erano destinati al fondo per la forestazione e la riforestazione; sopprime per intero il fondo (45 milioni di euro) per il ripristino dei paesaggi danneggiati da infrastrutture e abusi; riduce da 5 milioni a 700 mila euro lo stanziamento per l'istituzione di nuove Aree Marine protette. Il comunicato chiede che ''Un settore strategico come quello della gestione naturalistica, che reca un contributo inestimabile alla qualita' della vita dei nostri cittadini e al prestigio del Paese non venga obbligato ancora una volta a pagare il conto del disinteresse della 'grande politica' e di una concezione miope e ragionieristica dello sviluppo economico''.

Ogni commento a questa notizia è superfluo !

18 maggio 2008

L'edizione di oggi del Sole24ore porta nella pagina di economia un insolito articolo dal titolo"Più petrolio dalla Basilicata" a firma di una certa Luigia Ierace.

Dalla lettura del pezzo si evince che la regione è proiettata sempre più verso uno sfruttamento intensivo dei giacimenti che ha nel proprio sottosuolo.

L'articolo annuncia con enfasi che nel 2012 entrerà in funzione un altro pozzo che porterà a 154 mila barili al giorno la quantità di petrolio estratta.

E' molto forte il messaggio che arriva dall'A.D. della Total: "Va bene il dialogo ma quando non si raggiunge l'intesa allora ci sono le leggi per andare avanti". Come dire che questo A.D. non si pone il problema dell'impatto ambientale di una simile estrazione dal sottosuolo a questa velocità. Se tutto ciò sarà causa di un probabile terremoto dagli effetti catastrofici per l'intero meridione è solo un incidente di percorso.

In pratica è iniziato l'attacco a tutti i parchi del sud (compreso il Pollino).Del resto come dargli torto con il petrolio a quota 127 dollari al barile. Però uno sconticino anche per noi abitanti limitrofi si potrebbe fare... e che Dio ce la mandi buona  ....

per saperne di più

20 APRILE 2008

Il presidente Pappaterra affido ad un comunicato stampa la sua risposta in merito all'articolo pubblicato dall'ESPRESSO.

comunicato stampa ente parco

18 aprile 2008

Apprendiamo con sottile rassegnazione che ormai non c'è più nulla da fare per una corretta gestione delle aree protette in Italia.

In questi giorni ci capita per le mani una copia dell'Espresso del 3 febbraio 2008 dove una spietata inchiesta giornalistica (molto superficiale, a dir la verità, ma meglio di niente) si occupa di Parchi nazionali (parco nazionale degli sprechi). Ovviamente il pezzo apre con il Pollino, anche se l'inchiesta è a tutto campo e chi legge ha l'impressione che nessuno dei parchi italiani sfugge alla solita logica della lottizzazione e dello spreco dei fondi destinati alla natura ed utilizzati in tutt'altro modo. Sul Pollino si paga un esercito di LSU ([Domenico Pappaterra, presidente del Pollino, di Lsu ne ha in carico 64. Si tratta perlopiù di operai che da un decennio il parco utilizza con contratti idraulico-forestali. Pur di tenerli occupati, le Regioni Calabria e Basilicata pagano i loro stipendi, il parco versa i contributi (150 mila euro). Ma siamo al puro assistenzialismo: vero che questi Lsu qualche lavoro lo fanno, ma Pappaterra (che segnala la carenza di di dottori forestali e veterinari) confessa che impiegherebbe volentieri quelle risorse per migliorare i servizi di sicurezza, i soli in grado di debellare gli incendi]), nello Stelvio invece il presidente si è dato molto da fare per finanziare un campeggio ed una pista da fondo;mentre nell'Aspromonte si sono spesi 650 mila euro per un impianto per la produzione di idrogeno nel Villaggio De Leo mai realizzato.  .....

Per il resto leggete l'articolo   parco nazionale degli sprechi

A questo articolo ne segue un altro pubblicato in questa settimana dallo stesso giornale a firma di Riccardo Bocca. Già il titolo è eloquente: INTRIGO SUL POLLINO. Fa il punto sulle varie vicende legate alla precedente gestione che pensavamo ormai cadute nel dimenticatoio.

per saperne di più

12 aprile 2008

Un parco che viene (il parco della Val d'Agri) e uno che se ne va (il Gennargentu) e uno in agonia (il parco del Pollino).

Tre situazioni diverse, accomunate da un solo principio: la delegittimazione del concetto di Parco, di sviluppo sostenibile, di economia rurale, nuovo stile di vita e tante altre cose non in ultimo le situazioni economiche di molti piccoli centri che vedono ogni giorno centinaia di giovani andare via alla ricerca di una dignitosa rendita economica che possa garantire una vita felice.

Il parco del Gennargentu non è mai stato accettato dalle popolazioni. Mi ricordo che già alla fine degli anni ottanta la proposta del wwf di farne un parco nazionale fu tremendamente contrastata, ma nessuno si pose il problema di confrontarsi con le popolazioni locali e rispettarne le volontà. L'iter burocratico istitutivo fu avviato lo stesso e i risultati si vedono: i comuni si vedono dare ragione dal Tar che sentenzia in loro favore l'annullamento dell'istituzione dell'area protetta.

La situazione per certi versi speculare del Parco della Val d'Agri è molto simile. In questo territorio ricco di petrolio e con i costi del brend alle stelle figuriamoci se qualcuno osa mandare via le compagnie estrattive dell'oro nero. in compenso vi è un gruppo ristretto di ambientalisti che da anni si batte per fare nella Valle un nuovo parco nazionale. Vi sono riusciti lo scorso 7 marzo allorquando si sono visti pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il decreto istitutivo. Per cui abbiamo il 24° parco nazionale d'Italia. Fa niente se poi sopra le cime degli alberi spiccano le torri estrattive del petrolio. Non fa niente se l'intera superficie del parco è solcata da oleodotti, se il perimetro del parco è stato disegnato a posta intorno alle aree estrattive(vedere cartina del parco della val d'Agri). Con queste condizioni valeva la pena fare un nuovo parco? Ai posteri l'ardua sentenza. Siamo sempre nella situazione di "posizioni ed interessi " caduti dall'alto senza che le comunità interessate abbiano avuto la possibilità - in entrambi i casi - di dire la loro. E' emblematica la battaglia condotta da Francesca Leggeri titolare di una azienda agrituristica che all'improvviso si vede minacciato il suo terreno dall'attraversamento di cinque condotte di olio combustibile . A nulla sono valse le sue proteste. Ne è addirittura uscito un film documentario che invito tutti a vedere - PIETRE, MIRACOLI E PETROLIO IN VAL D'AGRI - che stigmatizza l'approccio diverso nei confronti del petrolio. In ogni caso situazione incompatibile con un parco nazionale.

Per il Pollino - per il momento - nessun commento.

Per chi vuole saperne di più sulla sentenza del TAR che annulla l'istituzione del Parco del Gennargentu legga il seguente documento:    PARCO GENNARGENTU

 

12 marzo 2008

due motivi in più per boicottare le olimpiadi di Pechino

PECHINO, Cina -- Se ne parlava. Lo si temeva. Ma nessuno, fino in fondo, lo credeva davvero possibile. Oggi, però, l'incubo di centinaia di alpinisti è diventato realtà. La Cina ha chiuso ogni accesso al versante Nord dell'Everest. Quel terreno, questa primavera, potrà essere calcato solo ed esclusivamente dalla squadra cinese incaricata di portare in vetta la torcia olimpica.

Le avvisaglie c'erano state qualche giorno fa. A Silvio Mondinelli, che aveva intenzione di compiere la prima traversata senza ossigeno della montagna, era stato negato il permesso di scendere dal versante Nord con una nota che comunicava il divieto di compiere traversate per questa stagione. Questa mattina, poi, è arrivato il colpo di grazia.

La China Tibet Mountaineering Association ha fatto un comunicato che non lascia spazio a dubbi. "Preoccupati per l'intensa attività alpinistica - recita la nota - l'affollamento delle vie di salita e la crescente pressione ambientale nell'aerea dell'Everest, compreso il Cho Oyu, per questa primavera non possiamo accordare permessi alle spedizioni. Quantomeno non prima del 10 maggio".

La nota è stata inviata ieri a tutti i capi delle spedizioni che avevano intenzione di salire la montagna dal versante tibetano.

E così migliaia di alpinisti e di persone che dovevan far parte dello staff delle spedizioni si sono trovati di punto in bianco, "in braghe di tela". Qualcuno era in procinto di partire, con i carghi già fatti. Molti avevano già pagato i permessi, i portatori e i materiali per la spedizione.

Poca consolazione offre la possibilità di parlare di permessi dopo il 10 maggio, data entro la quale si presume che la squadra olimpica cinese riesca ad arrivare in vetta. Calcolando la logistica delle spedizioni, il tempo di acclimatamento e la gestione della salita, quella data offre minime possibilità di riuscire nella salita, perchè dalla metà di giugno nella zona subentra il monsone ad intralciare le cose.

Costretti a cambiare programma in dirittura di arrivo, ora gli alpinisti dovranno decidere una strategia alternativa. Tra i delusi c'è anche Cristina Piolini, che forse deciderà di anticipare il McKinley, altra cima della sua corsa alle 7 Summits.

Ma soprattutto, ci si aspetta una piogga di richieste di permessi dal versante Sud, quello Nepalese, dove già sono previste circa 70 spedizioni. E qui, un'altra sorpresa. Secondo voci riportate da Explorersweb, le autorità cinesi avrebbero anche chiesto al Nepal di chiudere l'icefall, sul versante Sud dell'Everest, fino al 10 maggio.

Obiettivo: non avere nessuno sulla cima della montagna quando salirà la torcia olimpiaca. Ma, a quanto pare, il Nepal ha rifiutato l'idea con decisione.

E pensare che l'anno scorso la notizia di una eventuale chiusura era stata seccamente smentita dalle autorità coinvolte. "Nessuna chiusura e nessuna limitazione al numero di spedizioni nel 2008" avevano dichiarato i cinesi dopo una riunione al vertice per Pechino 2008

Sara Sottocornola

Tibet , cortei di protesta contro Pechino

PECHINO, Cina -- Proteste e disordini tra il popolo tibetano, dopo la decisione cinese di chiudere gli accessi all'Everest in occasione di Pechino 2008. I cortei di protesta si sono moltiplicati in diverse parti dell'Asia. Durissima la reazione del governo, che ha proceduto a oltre un centinaio di arresti in Cina. Un'azione condannata da Amnesty international e di altri gruppi internazionali.

La protesta tibetana è iniziata lunedì con il corteo di 500 monaci nella cittadina di Lhasa, capitale del Tibet. Corteo a cui si sono aggregate altre centinaia di persone, e che è stato seguito da proteste in altri luoghi. Il corteo però è stato duramente represso dal governo che ha fatto intervenire circa duemila poliziotti con gas lacrimogeni.

Le autorità cinesi hanno motivato l'azione definendo la protesta "illegale" e "minacciosa per la stabilità sociale". Ma l'intervento non è piaciuto ai gruppi internazionali, che uno dopo l'altro hanno espresso biasimo per l'intervento cinese.

In India, un'altra protesta contro Pechino 2008, azionata da un gruppo di rifugiati tibetani, sarebbe stata bloccata dalla polizia nazionale. I tibetani marciavano verso la frontiera.

Secondo quanto riferito dalle agenzie internazionali, queste sarebbero le più forti proteste tibetane degli ultimi vent'anni. Le Olimpiadi, infatti, rappresentano una grande occasione per ottenere visibilità. Ma, a quanto pare, questo tipo di protesta non avrebbe l'appoggio del Dalai Lama.

 

6 MARZO 2008

Ieri per i parchi è stata una giornata storica. Finalmente è stato pubblicato sulla GAZZETTA UFFICIALE il decreto del Presidente della Repubblica che istituisce il Parco nazionale dell'appennino Lucano - Val D'Agri-Lagonegrese. Si è concluso un percorso che ebbe inizio con la promulgazione della Legge Quadro sulle aree protette nel 1991 dove la Val d'Agri fu inserita come area di reperimento e di grande valore naturalistico. Questo è un risultato storico che va verso un nuovo modello di sviluppo e la Basilicata ha la possibilità di diventare capofila.

Altre notizie interessanti che vengono fuori dalla lettura del decreto istitutivo  sono: una nuova tipologia di zonizzazione che divide il parco in tre macro aree invece di due come nel Pollino e l'inclusione  nelle norme di salvaguardia la segnaletica del Club Alpino Italiano (  Art. 4 comma f) l'apposizione   di  cartelli  e  manufatti  pubblicitari  di qualunque natura e scopo, ad esclusione della segnaletica informativa del  parco  e  della segnaletica esistente, purché conforme a quella del C.A.I.;).

Parco della Val d'Agri

 

10 febbraio 2008

Incendi: mancato stanziamento fondi Ue a 9 regioni

C'erano i requisiti ma le domande erano zeppe di errori

(ANSA)-BRUXELLES, 8 FEB- Mancato stanziamento di finanziamenti previsti dal Fondo europeo di solidarieta' per le zone colpite dagli incendi dell'estate scorsa. Nove le regioni italiane interessate: Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata, Emilia Romagna, Umbria e Marche, Sicilia. Avevano tutti i requisiti, ma ci sono stati errori nelle domande:in alcuni casi non e' stata indicata l'entità del danno ne' la data degli incendi, in altri era sbagliata la data dei roghi.

Che dire? In una società seria i responsabili del procedimento verrebbero licenziati seduta stante ... nel pubblico li teniamo come se nulla fosse... Forse non tutti i mali vengono per nuocere, poiché questa beffa si aggiunge al danno si augura che si agisca di più nella prevenzione e non nell'intervento postumo.

 

30 gennaio 2008

Tirolo: licenza di uccidere orsi vaganti

BOLZANO - Licenza di uccidere gli orsi vaganti. Arriva come un fulmine a ciel sereno la sconcertante proposta tirolese di permettere l'abbattimento di orsi che dovessero sconfinare sulle Alpi o avvicinarsi troppo a villaggi o persone. Esterrefatto il Wwf: "va contro tutti gli sforzi di conservazione della specie".
 
La vicenda del povero Bruno, il vivace orso fuggito dall'Adamello-Brenta e abbattuto in Baviera l'anno scorso, aveva scatenato un vespaio di polemiche tra ambientalisti e amministratori del territorio. Ora, il provvedimento tirolese rimette sul tavolo la questione e rischia di far nascere scontri ancor più gravi.
 
La proposta è stata formulata ora dal governo regionale del Tirolo in vista della fine del letargo e della possibilità che qualche orso in cerca di cibo scappi di nuovo dal Parco trentino e finisca per avvicinarsi troppo a cascine, greggi o villaggi. Se così dovesse accadere, in Tirolo potrebbero esserci degli specialisti pronti a catturare e persino ad abbattere gli animali ritenuti responsabili di qualche disordine.
 
L'unico spiraglio di speranza per questi orsi sarebbe rappresentato da alcuni organi locali che dovranno dare il placet prima che si proceda all'abbattimento. Ma, ad esempio, i proprietari dei fondi dove l'orso venisse sorpreso a far danni, non avranno più alcuna voce in capitolo.
 
La proposta ha provocato sconcerto tra gli ambientalisti. "Siamo esterrefatti - hanno dichiarato i vertici del Wwf -. Questa legge negherebbe di fatto tutti gli sforzi di conservazione di questa specie finora compiuti. Servirebbe invece molto di più migliorare il rapporto uomo-orso, utile per la conservazione della biodiversità e per il turismo".
 
Sara Sottocornola

Fonte:  http://www.montagna.tv/?q=node/6917


14/01/2008 Aree Protette e Parchi
 
Riportiamo per dovere di cronaca una puntuale precisazione di Renzo Moschini sulla situazione in cui vertono i parchi nazionali, sulla mania del Ministro dell'Ambiente di isitutuire nuovi parchi senza preoccuparsi di come funzionano quelli esistenti e sull'idea a dir poco bislacca di un onorevole di unire il Cilento, il Pollino e la Val d'Agri... 

C’e troppa confusione sui parchi
di Renzo Moschini

  
PISA. Il ministero dell’ambiente preannuncia la presentazione di un decreto ministeriale in cui fra le altre cose è prevista l’istituzione di nuovi parchi nazionali terrestri come la Val d’Agri, la Costa Teatina, il Delta del Po. Certo sempre meglio un decreto ministeriale di un emendamento notturno come per i parchi siciliani. Resta il fatto che anche in questo caso l’assessore della regione veneta Marangon con ben poco garbo ha immediatamente rispedito a mittente l’dea rifiutando anche l’invito dell’ultima ora a discuterne al ministero. La regione Veneto non vuol sentir parlare di parco nazionale preferendo vedersela con la regione Emilia dove un parco sul delta c’è già ma è regionale.

Il parco nazionale –si dirà- era previsto nella legge quadro perchè incavolarsi allora se il
ministero lo rispolvera? Proprio perché non si è riusciti finora a farlo andava evitato di metterlo –peraltro senza preavviso-in un provvedimento destinato solo –come si è visto- a suscitare e rinnovare polemiche di cui non ci pare ci sia assolutamente bisogno. Che senso ha provocare scontri laddove semmai c’è bisogno di pazienti confronti e intese? Cosa si vuol dimostrare? Possibile che non si avvertano i rischi di questi nuovi focolai ora in Sicilia, ora in Veneto e così via quando c’è bisogno finalmente di una politica nazionale di cui si fa ancora troppa fatica a intravedere –specie per le aree marine protette- le linee e un percorso?

Era questo il senso di quelle dichiarazioni del ministro che vorrebbe un parco nazionale in tutte le regioni? Se era questo meglio correggere il tiro.
Non aiutano in questo neppure altre proposte di cui abbiamo letto in questi giorni sulla stampa. Un dirigente dell’UDEUR propone l’unificazione in un unico parco dei tre parchi esistenti in Basilicata, Calabria e Campania; il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diana e il Parco della Val d’Agri-Lagonegrese.
Un grande parco che si identificherebbe con la Grande Lucania d’una volta. Il terzo di questi parchi figura nel decreto di cui abbiamo parlato e già gli si prevede un trasloco. Gli altri due sono tra i parchi più grandi del nostro paese; 182.180 ettari il primo 181.048 il secondo. Un numero infinito di comuni, molte province, tre regioni e situazioni ancora alle prese con grossi problemi e difficoltà i primi due mentre per il terzo il cammino deve ancora cominciare, Che senso ha creare un’area protetta smisurata con storie e vicende alle spalle tanto diverse? Se c’è un problema in Italia – e sarebbe bene che qualcuno se lo ricordasse specie se vogliamo fare la terza conferenza nazionale - semmai è quello dei tanti parchi di piccola e piccolissima dimensione. Si pensi prima ai nani che
per i giganti c’è tempo..
Se c’è troppa confusione sotto il cielo i parchi – checchè ne pensasse Mao - non ci guadagneranno nulla.

 
 
Fonte:
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11455
 

(ANSA) - ROMA, 13 DICEMBRE 2007

 Documenti digitali per risparmiare duecentoquaranta miliardi di fogli di carta ogni anno, equivalenti a 1,2 milioni di tonnellate cartacee e all'emissione di 4 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta della quantita' di carta consumata negli uffici italiani secondo una ricerca dell'Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino (CERIS-CNR) realizzato per Wave Group ed InfoCert che analizza anche il valore economico e ambientale della dematerializzazione. Numeri notevoli, probabilmente inferiori a quelli reali: le stime di CERIS-CNR si basano, infatti, solo sui bilanci ambientali di impresa, sulle dichiarazioni ambientali EMAS e dati come il consumo di carta per fotocopiatrici e stampanti. Di qui la proposta di adottare documenti digitali che consentirebbe notevoli risparmi ambientali ed economici. Dallo studio e' emerso inoltre che l'adozione del documento digitale nei soli settori soggetti a normativa, come la Pubblica Amministrazione, porterebbe a un risparmio tra le 168.000 e le 259.000 tonnellate di materiali cartacei, pari al 13-21% del consumo totale di carta negli uffici italiani, in sostanza di 1 foglio su 5. Una soluzione che risparmierebbe l'abbattimento di 6 milioni di alberi, riducendo di 900.000 tonnellate l'emissione di CO2. ''Prendendo in considerazione il solo ambito assicurativo - osserva Roberto Zoboli, tra gli autori della ricerca - si stima che il beneficio economico risultante dalla conservazione sostitutiva dei libri giornale e sezionali in una compagnia di medie dimensioni supererebbe i 2,3 milioni di euro in 10 anni''. Non solo: l'uso del documento digitale in tutti gli uffici ''contribuirebbe - conclude - all'attuazione di alcune politiche pubbliche, come la riduzione del riscaldamento globale e delle emissioni di CO2, sancita dal protocollo di Kyoto

 
 
 
9 novembre 2007
Le vicende politico-comico-ambientalistiche che il più antico parco d'Italia - il parco nazionale d'Abruzzo e ora di Lazio e Molise - sta vivendo in questi ultimi anni sono la spia di un modo tutto italiano di gestire la natura e i suoi abitanti. E' a tutti nota la vicenda della morte di alcuni orsi che ha veramente ridicolizzato i dirigenti di quel parco.
Franco Tassi , direttore storico di quel Parco, da par suo , ha fatto il punto su questa ultima gestione sia della questione Orsi e più in generale di tutta l'area protetta.
 
 
 
 
 
ANSA 29 OTTOBRE  2007
 
Apprendiamo da un lancio di agenzia che il Ministero ha stabilito di trasferire alle regioni dei fondi speciali in seguito per far fronte alle prime esigenze in seguito agli incendi di questa estate.
Rimaniamo a dir poco stupiti per la logica con la quale sono stati ripartite le somme. La fanno da padrone ... il Trentino e l'Emilia Romagna... roba da matti!!!!
Ma eccovi di seguito la versione originale della notizia....
 

Incendi: assegnati I FONDI ALLE REGIONI

La ripartizione fondi statali a Regioni

Reso nota la ripartizione di fondi del trasferimento statale in favore delle Regioni, della somma di lire 20 mld annue nel triennio 2000-2002. La Finanziaria 2007 ha autorizzato lo stanziamento di 8,75 milioni di euro che sono trasferiti e ripartiti secondo i criteri della legge quadro in materia di incendi boschivi. I fondi sono stati così assegnati: Emilia Romagna 1 milione di euro,Trentino Alto Adige 1 milione di euro,Marche 647mila euro,Toscana 624mila euro,Veneto 538mila euro,Piemonte 510mila euro,Sardegna 501mila euro,Abruzzo 482mila euro, Molise 417mila euro, Lombardia 398mila euro, Puglia 380mila euro,Calabria 301mila euro,Lazio 291mila euro,Friuli Venezia Giulia 270mila euro,Campania 241mila euro,Basilicata 238mila euro,Liguria 195mila euro,Sicilia 155mila euro,Valle d’Aosta 146mila euro (Fonte: elab NdP su dati ANSA)

QUESTA NOTIZIA LASCIA ALQUANTO PERPLESSI SULLA LOGICA DI SPARTIZIONE DEI FONDI: ESSI SONO INVERSAMENTE PROPORZIONI SIA AL NUMERO DI INCENDI CHE ALLA SUPERFICIE ANDATA PERDUTA.

CONFESSIAMO DI NON CAPIRE!!!

 

 
ANSA 23 OTTOBRE 2007
 
Una notizia dell'ansa riferisce i dati forniti dal CFS sulla stagione degli incendi.
La nostra regione è seconda per numero di roghi solo alla Campania....
 
TABELLA RIASSUNTIVA DEGLI INCENDI 2007
 

 

7 ottobre 2007
 
LE COMUNITA' MONTANE IN ITALIA
355 le comunità montane
 4201
i comuni interessati
 12.800
i consiglieri degli enti montani
 10 milioni
la popolazione in montagna
 187 milioni di euro spesi nel 2006
COSTI 66milioni di euro (56 di rappresentanza politica e 10 di gestione)
 
Periodicamente, ad ogni cambio di governo, ogni finanziaria prova a tagliare o abolire le Comunità Montane. Anche questo governo non fa eccezione. Ovviamente monta subito la protesta e il Primo Ministro ci ripensa e invece di abolirle tutte prova a chiuderne solo 105. La protesta non accenna a rientrare e allora si prova a giocare sui numeri: i rappresentanti degli Enti Montani propongono di dimezzare i Consigli, il Ministro degli Affari Regionali "gioca" sulla quota, perchè sa che in Parlamento l'Associazione "Amici della Montagna" è trasversale a tutti gli schieramenti politici e quindi qualsiasi provvedimento in materia non passerà se non si va a patti con questa piccola lobby. In entrambi i casi non si affronta il nocciolo del problema che sta principalmente sulle competenze e sui fondi a disposizione per realizzare gli scopi previsti per statuto.  La legge istitutiva prevedeva una serie di compiti di governo e pianificazione del territorio molto precisi e chiari: le varie e successive modifiche a questa norma hanno svuotato la ragione di esistere dell'Ente. Il passaggio alle Regioni ha fatto il resto. Ora sono dei carrozzoni politici inutili, senza fondi, con personale demotivato e con grossi conflitti di competenze con altri enti che si sono aggiunti nel governo del territorio. Un esempio per tutti: molte Comunità Montane ricadono in territori dove insistono gli Enti Parco di nuova istituzione, i vecchi Consorzi di Bonifica e gli ambiti territoriali montani delle province. Troppi. E' necessario che qualcuno di questi enti venga abolito e trasferite le competenze a quello superiore. Si avrà il coraggio di farlo? Ne dubito!!!!!
 
Un recente articolo pubblicato dal prestigioso quotidiano cattolico AVVENIRE fa il punto sulla situazione.
 
Da mesi sono al centro del dibattito politico e 'antipolitico', additate come simbolo peggiore della «casta», esempio di sprechi e di cattiva amministrazione, clientelismo e poltrone 'inutili'. A loro sono dedicate le prime pagine del libro di Stella e Rizzo. Parliamo delle comunità montane: 355 enti che sarebbero costati allo Stato nell’ultimo anno 187 milioni di euro. Ma è davvero così? Sono proprio 'inutili'? Sono soltanto un 'costo'? La montagna italiana divide il Paese.... leggi tutto
 
 

1 ottobre 2007
E' apparso sulle pagine di Repubblica edizione Napoli un interessante articolo di Paolo Cannata sulla violenza al paesaggio senza che nessuno se ne preoccupi.... LEGGI TUTTO
 

 

 
24 LUGLIO 2007
 
Senza sapere ho ripetuto alcune considerazioni che il responsabile di Legambiente Calabria Antonio Morabito aveva già scritto in un editoriale pubblicato su Il Popolano on line dello scorso 1 luglio...LEGGI TUTTO

Caro Emanuele,

questo problema degli incendi è serio, non banale, di non semplice risoluzione....Pierpaolo Pasqua

LANCI DI AGENZIA


 
23 LUGLIO 2007

IL POLLINO VA A FUOCO

 

Sembrava che il fuoco quest'anno si tenesse lontano  dal Pollino ed invece ecco qua a dover di nuovo parlare di incendi, di pezzi di territorio che vanno in fumo (nel vero senso della parola) senza che nessuno si preoccupi se non di lanciare anatemi contro i piromani o chiedere l'intervento dei carabinieri del NOE per individuarne i colpevoli.

Eccoci di fronte all'ennesimo film già visto diecine di volte e puntualmente tirato fuori ad ogni emergenza ambientale, sia se si tratti di incendi sia se invece sono le alluvioni a tenere banco. Entrambe le situazioni sono due facce della stessa medaglia: il territorio abbandonato, lasciato a se stesso e - complice una stagione estremamente calda - è vulnerabile a qualsiasi sollecitazione.

Certo non è con l'intervento dei carabinieri che si risolvono i problemi. Sicuramente un potere di intervento enorme - almeno in Calabria - è riservato alla politica.

L'incendio che per tutta la giornata di ieri ha interessato gran parte del territorio di Morano calabro, Castrovillari e Frascineto non si verificava da anni, Almeno dalla tragica estate del 1993 dove anche in quelle circostanze perdemmo migliaia di ettari di bosco in tutta la regione. Sembra che la storia puntualmente si ripete. Grazie anche alla negligenza di una classe politica calabrese sempre più in balia degli avvisi giudiziari e quindi molto più impegnata a difendersi nei tribunali, non ha più tempo a disposizione per risolvere i problemi della gente e del territorio.

 Da quel che si dice in giro (non ho voglia di verificarlo) proprio in questi giorni è scaduto  il contratto stagionale a quei pochi operai forestali rimasti ancora in attività dopo le decimazioni degli anni passati - anche a causa di una forte campagna di stampa di uno dei più grandi giornali nazionali (leggasi CORRIERE DELLA SERA) - che hanno ridotto al lumicino il personale AIB della regione.

E loro per farsi vedere che esistono e che la loro presenza è indispensabile in caso di incendio appiccano il fuoco.

Non c'è che dire sono degli specialisti. Sanno bene come fare, in quale momento della giornata preparare le micce, quale vento attendere, in quali settori della Calabria più sensibili vanno innescati  i focolai di partenza e il gioco è fatto.

Sfido chiunque - compreso tutte le forze dell'ordine - a prendere un simile professionista.

E sì !

Si tratta proprio di un professionista che non si fa prendere. Anzi con queste azioni eclatanti lancia ancora di più il guanto della sfida alle autorità politiche e decisionali della regione.

Come fare? Mi ricordo che ai tempi dei miei studi nel Parco d'Abruzzo, i bracconieri venivano ingaggiati ... dalle autorità per catturare ...altri bracconieri.

In altre parole, per prendere un piromane va ingaggiato un professionista del fuoco.

Ora negli incendi di ieri non ci sono piromani. Sono solo dei poveri cristi che hanno bisogno di lavorare e per farsi sentire non resta loro che appiccare il fuoco dappertutto sperando che chi di dovere capisca e prenda i provvedimenti del caso. Altrimenti si andrà avanti ad oltranza.

Non si fidano più della propria rappresentanza sindacale. Della serie che chi fa per sé fa per tre. Il messaggio è chiaro sopratutto verso i vertici regionali e in particolar modo verso il nostro presidente Loiero e l'assessore alla Forestazione che da un po’ di tempo a questa parte stanno studiando il modo come fare per smantellare l'Azienda Forestale Regionale (AFOR) e buttare a mare tutto quel patrimonio di esperienze accumulato in diecine di anni di attività del governo del territorio: basta andare a Piano Tavolara e vedere tutto quel patrimonio di ricerca abbandonato, tutte quelle abitazioni lasciate in balia delle intemperie, la viabilità  montana distrutta e tanto altro.

Hanno la mia solidarietà.    

Tuttavia è chiaro che io non condivido i metodi di lotta. Un filosofo di qualche tempo fa diceva: tutti possono uccidere un albero: esso non può difendersi. Un'altra cosa è l'assalto al Palazzo della sede Regionale. Lì, forse, ci vuole molta più capacità per ottenere risultati. Distruggere un bosco è molto più facile. Credo che lo sappiano ma non sanno fare altro. Sono completamente allo sbando, sono disperati e questo è sicuramente un gesto di disperazione, un segno premonitore di una stagione ancora da venire ma triste presagio di un inizio di lotta senza esclusione di colpi.

Tutto questo per dire che l’incendio di ieri che ha interessato tutta la parte bassa alle pendici del Pollino calabrese è un “atto dovuto” alla negligenza di questa politica che non sa dare risposte ai propri cittadini.

In tutti i sensi. Sia in chiave di contrasto all’avvio dei focolai (il personale del CFS è ridotto al lumicino, tant’è che il Comandante del CTA del Parco del Pollino ha richiamato il personale in ferie) sia in  funzione di pronto intervento dopo la partenza del fuoco. Ieri era palese l’impotenza degli uomini a Frascineto, quando si sono visti arrivare le fiamme nei pressi della casetta di fronte al campo sportivo comunale: era un via vai di persone che si prodigavano con secchi, bacinelle, bidoni  e “frasche” contro lingue di fuoco alte diversi metri, spinte da un vento di libeccio fortissimo, complice il secco del terreno. Non ho visto la Protezione Civile comunale (quella di Castrovillari, smistava il traffico al bivio della Pietà); ho visto due giovani agenti del CFS che si prodigavano affannandosi come meglio si poteva contro le fiamme. Ogni tanto la zona era sorvolata dall’unico Canadair disponibile e il fuoco, nel frattempo, camminava indisturbato verso il Timpone del Corvo, pronto a salire verso la Fagosa.

Il vecchio maresciallo del CFS si alternava tra lunghe conversazioni telefoniche con i propri superiori, il tentativo vano di organizzare i numerosi volontari presenti, e qualche immersione nel fuoco con la “frasca” per dare aiuto ai propri commilitoni.

È così che si vuole spegnere un incendio?

Infine, approfittando del grosso incendio boschivo, qualcuno ha pensato bene di dare fuoco al deposito di copertoni della Pietà è si è completata l’opera.

Insieme con il fumo acre della vegetazione in fiamme si è aggiunto anche l’odore pungente della gomma in fumo anticipatrice di emissione in atmosfera di una buona dose di diossina.

Il cielo di ieri nell’alta valle del Coscile era veramente un mix di veleni che più volte mi hanno fatto pensare a come sono state le immani tragedie che hanno colpito gli abitanti di Bopal o di Severo.

Una densa nuvola di fumo nero, spinto verso Est dal forte vento, sembrava l’inizio di uno di quei film catastrofici che in questo periodo vanno in onda sulla televisione nazionale, tanto per portare a conoscenza degli italiani che anche loro non sono immuni da simili eventi.

Prove di trasmissione…

FOTO 1  (  La nube nera originata dal fumo dei copertoni bruciati insieme con quello originato dalla combustione della vegetazione)

  FOTO 2 - FOTO 3 (COME SI AFFRONTANO LE FIAMME CON UNA...BACINELLA)

  FOTO 4 - (L'arrivo del Canadair) 

  FOTO 5 - (La splendida pineta a ridosso dell'abitato di Frascineto percorsa dal fuoco)

Comunicato stampa ufficiale dell'Ente Parco nazionale del Pollino


 

Pubblichiamo sul nostro sito una interessante riflessione di Antonio Bavusi su dove stanno andando i Parchi.

  AAA, parchi svendesi                                                             

di Antonio Bavusi

L’ assedio da parte degli interessi dell’impresa privata e le pressioni locali hanno stravolto le finalità ed compiti degli enti gestori segnalando la svendita dei parchi. Una chiave di lettura per comprendere i problemi dei parchi italiani tra pubblico e privato.

L’impresa privata, storicamente concessionaria a vario titolo dello sfruttamento delle risorse naturali del Paese, mira oggi ad occupare e sfruttare questi territori, secondo un modello espansionistico distruttivo finalizzato alla rendita ed al profitto. Nel dopoguerra,l’IRI, l’ENEL, L’ENI ed altre grandi imprese di Stato detenevano gran parte della proprietà di monti, laghi e coste per le esigenze produttive più disparate. Gran parte di questi beni,ritornati allo Stato con la politica degli anni 80 e 90, ha reso possibile la realizzazione del sistema delle aree protette italiane, ferme, sino a quegli anni, al periodo fascista. La storia è utile per ricollegare le battaglie per la protezione della natura in Italia, di cui molti non hanno e vogliono aver memoria che andrebbe invece compresa in relazione alle nuove strategie del capitale privato che tende ad entrare in possesso di questi territori, secondo un modello espansionistico “neo feudale”. Un attacco al sistema dei parchi italiani viene dalle società energetiche ma anche attraverso il cosiddetto pubblico interesse” che si esplicita in nuove forme di concessione e vendita di patrimoni pubblici, dietro cui si celano sempre interessi di parte. Gli enti locali, dopo aver ottenuto un maggior peso decisionale con la Legge n. 426/98, hanno assecondato per i parchi un modello produttivistico, trasformandone la funzione con enti gestori divenuti in molti casi doppioni di enti-fiera e agenzie di promozione. I localismi hanno quindi favorito la premialità politica e la logica di mediazione tra poteri ed interessi locali e nazionali, rispetto alla competenza ed alla professionalità decretando la fine degli scopi conservazionistici prevalenti dei parchi.E’ significativo in proposito constatare come la nascita dei nuovi parchi, pochi negli ultimi anni, sia divenuta complicata. Veti incrociati, ripensamenti da parte degli enti locali, , perimetrazioni e riperimetrazioni sempre più “a macchia di leopardo” mostrano una tela di Penelope basata sull’opportunismo. Evidenziano anche un conflitto tra interessi economici e tutela del territorio. Che i parchi non godano di attenzione, lo si coglie anche dalle varie recenti finanziarie, dove i fondi per i parchi vengono drasticamente ridotti. Così come scompaiono dai capitoli ordinari dei bilanci regionali, mentre si pensa di passare dagli enti parco ad altri organismi di gestione, non importa se “inutili”, come comunità montane o gestioni affidate a fallimentari agenzie private di sviluppo locale, riciclate per l’occasione. Vale riportare quanto enunciato dall’art. 1 della Legge 394/91 che, in attuazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione e nel rispetto degli accordi internazionali “ detta principi fondamentali per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”. Ma cos’è il patrimonio naturale del paese?Ai fini della legge (comma 2) costituiscono il patrimonio naturale le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale. I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità: a) conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di pro cessi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici; b) applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali; c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili; d) difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici. I territori sottoposti al regime di tutela (comma 4) e di gestione di cui al comma 3 costituiscono le aree naturali protette. In dette aree possono essere promosse la valorizzazione e la sperimentazione di attività produttive compatibili. Nella tutela e nella gestione delle aree naturali protette, lo Stato, le regioni e gli enti locali (comma 5) attuano forme di cooperazione e di intesa ai sensi dell'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24 Luglio 1977, n.616 e dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n.142. Il rilancio delle aree protette italiane dipende dunque dalla capacità di restituire centralità agli Enti Parco ed alla funzione prevalente della legge quadro di conservazione e valorizzazione. Dipende anche dall’irrinunciabile obiettivo di perseguire uno sviluppo coerente con i principi istitutivi dell’area protetta, ad iniziare ad esempio dall’applicazione incondizionata (non compensativa) della legge quadro in materia di aree protette che prevede l’accesso preferenziale ai finanziamenti pubblici da parte di quelle comunità che ricadano nei territori protetti. Sarebbe quindi necessario rivedere il criterio delle compensazioni ambientali, attuate attraverso pareri VIA e di Incidenza, di frequente “monetizzati” solo per garantire, attraverso il ricatto sulle comunità locali, la realizzazione delle opere.

 

 

Un mappa non definitiva della natura violata  

Una mappa, certamente non esaustiva, delle emergenze ambientali che riguardano i parchi nazionali e regionali, è desumibile dalle segnalazioni dei comitati, associazioni e cittadini. Dalle montagne alpine dei ricchi a quelle dei poveri del sud, evidenzia conflitti d’interesse e contraddizioni nelle programmazioni delle Regioni e dei diversi enti del territorio. Al sud sono prevalenti gli interessi delle società energetiche interessate allo sfruttamento delle risorse naturali dell’Appennino (vento, biomassa vegetale e petrolio) ed a nord quelli turistici (villaggi, seconde case, piste da sci, etc). Vi sono sul banco degli imputati anche le grandi opere stradali e le infrastrutture che contrastano con le finalità dell’istituzione dell’area protetta. Quasi sempre i parchi vengono esautorati dalle decisioni di Regioni e Stato che addirittura, in diversi casi, autorizzano progetti in contrasto con le finalità del parco. In Lombardia ed in Trentino, nel Parco Nazionale dello Stelvio, le emergenze riguardano le ripetute manomissioni della Cresta Sobretta e il disboscamento della Zona Santa Caterina Valfurva e nella Val Solda per la costruzione di seggiovie, impianti sciistici, nonostante la Convenzione per la protezione delle Alpi miri a salvaguardare l'ecosistema naturale per lo sviluppo sostenibile attraverso la tutela degli interessi economici e culturali delle popolazioni residenti dei Paesi alpini aderenti. Nel parco della Valle del Ticino sono le infrastrutture a destare perplessità per gli effetti sugli ambienti naturali come il progetto dell’autostrada Broni-Mortara, autorizzato anche dal parco, e la bretella tra Baffalora – Malpensa con la realizzazione della terza pista aereoportuale milanese. Anche in Veneto sono gli impianti sciistici a creare problemi, questa volta nel parco naturale Adamello Brenta in pieno comprensorio Pinzolo Madonna di Campiglio (Area SIC/ZPS) e nel parco nazionale Gran Paradiso in Piemonte-Valle d’Aosta con numerosi i progetti turistici e di seconde case, come il villaggio turistico a Valsavarenche. Nel parco regionale del Delta del Po, ai ben noti problemi idrici,si aggiunge quello della caccia che si intende autorizzare a privati in alcune aree cuscinetto (prato Budello). Nel parco nazionale d’Abruzzo sono i progetti di realizzazione ed ampliamento di piste per lo sci che hanno disboscato ampie aree montuose. Stesso problema nel parco nazionale Foreste Casentinesi, nei siti della Rete Natura Foresta di Campigna, Foresta la Lama, Monte Falco. Nel Parco Gran Sasso Monti della Laga il piano d’area “Montecristo Scindarella” prevede impianti sciistici anche all’interno di SIC e ZPS, mentre nel parco regionale Sirente Velino sono gli impianti eolici e i campi da golf le emergenze prevalenti. Nel Lazio, dove da enti autonomi gli enti parco rischiano la trasformazione in agenzie, si prevede di realizzare nuove piste per lo sci nel parco dei Monti Simbruini, mentre nella Riserva Decima-Malafede in area SIC è prevista la costruzione di una bretella autostradale del Corridoio Tirrenico Sud. In Umbria si pensa di affidare la gestione dei parchi alle Comunità Montane, con altre opere stradali quali il cosiddetto “Quadrilatero” nel parco regionale di Colfiorito con una nuova lottizzazione nel parco fluviale del Tevere. Speculazione edilizia che non risparmia il parco nazionale dell’Arcipelago Toscano mentre nel parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli è prevista la costruzione di un porto turistico (Marina di Pisa) con nuove speculazioni edilizie a fini turistici e seconde case.  Nel parco Nazionale del Pollino, la centrale a biomassa Enel brucerà oltre 350 mila tonnellate di legname da reperire, in base al parere positivo di incidenza rilasciato dalla Regione Calabria, nel territorio del parco. Assieme agli incendi ricorrenti, soprattutto nei mesi estivi, il fabbisogno elevato di biomassa mina la biodiversità delle foreste per le quali le Regioni Calabria e Basilicata autorizzano i tagli come è il caso del parco nazionale della Sila, ove in base a convenzioni tra comuni e privati viene attualmente prelevata la biomassa per le centrali del crotonese e del cosentino. Altri problemi riguardano lo stravolgimento architettonico di monumenti, come il Monastero S.Maria delle Armi, ove questa volta è addirittura un centro visita del Parco o a S.Maria di Costantinopoli, sul Fiume Lao, dove stravaganti restauri hanno sfigurato le caratteristiche del luogo. Sempre nel Parco Nazionale del Pollino, diversi sono i progetti di costruzione di impianti eolici che riguardano le Valli del Lao ed in Basilicata i versanti montuosi del Lagonegrese, con la minaccia rappresentata dalle compagnie petrolifere che, oltre in Val d’Agri, ove tengono bloccata la perimetrazione del parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, bussano alle porte del territorio protetto del massiccio calabro lucano e del parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. Sempre nel P.N. del Pollino la FICK (Federazione Italiana Canoa e Kaiak) intende restringere in più punti il fiume Lao per rendere più impetuose le acque mentre a monte, sempre Enel, vorrebbe realizzare, oltre alla centrale a biomassa, uno sbarramento artificiale. Sempre in Basilicata, in Val d’Agri c’è la “spaccabasilicata”, una mega opera  stradale (Lauria – Candela) inserita nella legge obiettivo con il stratosferico costo di 9 miliardi di Euro che impatterà assieme al petrolio sugli ecosistemi del parco e sulle risorse idropotabili della Valle ed il Lago del Pertusillo  (area SIC) ove la Regione ha bandito un concorso di idee per la costruzione di un ponte inutile e impattante sull’ambiente naturale, mentre l’Enel, proprietaria del Lago Grande di Monticchio, intende vendere l’area e la Coca Cola, proprietaria dei territori delle acque minerali, ipoteca il futuro dell’istituendo parco regionale promesso dalla Regione da oltre 15 anni. Impianti eolici sono previsti in Calabria nel parco delle Serre, mentre in Campania, l’area marina protetta Punta Campanella è minacciata dalla costruzione di porti turistici (Massa Lubrense, Piano di Sorrento). Nel parco regionale dei monti Picentini, l’Acquedotto Pugliese ha in fase di realizzazione la galleria Pavoncelli bis che, nel raddoppiare la portata dell’acquedotto, prosciugherebbe le sorgenti del Sele e del Calore Irpino, nonostante l’opposizione del parco dei Monti Picentini, mentre la Gas Plus ha richiesto la costruzione di un gasdotto che attraverserà numerose aree naturali del parco. Nel parco regionale del Matese, in Campania, è l’abusivismo edilizio a farla da padrone, mentre per il parco nazionale del Gargano si chiede la riduzione del perimetro ( stessa situazione per il P.N. del Pollino) per permettere nuovamente la caccia, mentre il cemento dilaga sulle coste protette del promontorio pugliese. Anche i parchi nazionali di più recente istituzione si dibattono in problemi come quello dell’Alta Murgia in Puglia, dove le cave e lo spietramento assieme agli impianti eolici stanno stravolgendo il paesaggio murgico.

 

 
 
 

 

13 luglio 2007
 
Una Scomoda Verità. Il futuro del pianeta è in bilico

La minaccia arriva dal riscaldamento globale. Un consiglio utile vale l’anteprima del più sconcertante film documento degli ultimi anni

UNA SCOMODA VERITA'
 
      " E' la prima volta che faccio pubblicità a un film. E' un piccolo tributo, un inezia per la salvezza del pianeta."  Beppe Grillo
 
 
“A metterci nei guai non è ciò che sappiamo, ma ciò che pensiamo sia la verità e invece non lo è.”
Mark Twain 
 

Ho visto di recente il video dove un ex futuro presidente delgi Stati Uniti d'America (sua la definizione)  - Al Gore - propone con una serie di convincenti immagini, grafici e testimonianze vere che il nostro pianeta è sull'orlo di una catastrofe climatica di immane dimensioni, tale da mettere in serio pericolo la sopravvivenza dell'umanità stessa.

Molti legano questo discorso opportuno ed opportunista alle vicende climatiche di questo periodo caratterizzate da ondate di caldo, alluvioni, siccità ed epidemie varie mai incontrate prima.

 

Il protagonista è niente meno che il vice presidente Al Gore il quale, in seguito alla sconfitta subita alle elezioni del 2000, ha deciso di dedicarsi alla salvaguardia del pianeta. In questo illuminante e intenso ritratto, Gore e il suo “spettacolo itinerante sul surriscaldamento globale” divertono, coinvolgono e stimolano lo spettatore comune a riflettere sulla cosiddetta “emergenza planetaria” prima che sia troppo tardi.

Nel 2005, in America si sono registrate le più disastrose calamità naturali della storia. Sembra evidente che ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno e Gore non usa mezzi termini per spiegare la preoccupante situazione. La sua storia personale si alterna ai dati e alle previsioni future: lo studente universitario idealista che temeva una preoccupante crisi ambientale è diventato un giovane senatore alle prese con una dolorosa tragedia familiare che ha mutato la sua visione delle cose. Infine, l’uomo che è stato a un passo dal diventare presidente ha deciso di tornare a occuparsi della causa a cui ha dedicato una vita: con la convinzione che ci sia ancora tempo per porre rimedio.
Intelligente, stimolante e ricco di speranza, UNA SCOMODA VERITA'  dà voce alle persuasive argomentazioni di Al Gore: non possiamo più permetterci di ritenere il surriscaldamento globale un semplice problema politico. Piuttosto, si tratta della sfida morale di maggiore portata con cui la nostra civiltà globale dovrà fare i conti.

07.07.07

Riceviamo e pubblichiamo il simpatico intervento di Pino Paolillo del WWF Calabria

 LA CALABRIA SALVERA’ IL PIANETA DALL’EFFETTO SERRA.

 Centrali a biomasse, centrali eoliche, termo e turbocentrali, centrali a spazzatura, con questo campionario di impianti per la produzione di energia, la Calabria si appresta a diventare la regione più energetica d’ Italia ( o d’Europa, ma non vorrei sbagliarmi).

Da un po’ di tempo centinaia di camion scendono dai boschi calabresi carichi di tronchi d’albero, pardon, biomasse, che alimenteranno le fornaci del crotonese. A dire il vero avremmo preferito gli scarti dell’agricoltura, ma siccome non siamo in Emilia, anziché i resti delle barbabietole, dobbiamo sfruttare le risorse che abbiamo, cioè i boschi. E visto che prima o poi li dovevamo pur bruciare, tanto vale che producano energia! Quanto all’anidride carbonica immessa nell’aria, nessun problema, perché, assicurano gli esperti, quella che avevano immagazzinato, gli alberi la restituiscono, per cui il risultato è zero. Qualcuno propone di piantare più alberi per contrastare l’aumento del principale gas serra e la desertificazione, ma questi impegni  lasciamoli ai paesi del terzo mondo: noi di foreste ne abbiamo tante. Siamo o no la quinta regione d’Italia come superficie boscata? E allora, una sfrondatina alle nostre cupe montagne cosa volete che sia, pur di fornire energia alle povere regioni del Sud. Altrimenti l’elettrodotto che frigge sulle teste dei calabresi per 300 e passa chilometri, che lo hanno fatto a fare? E quale fonte di energia più pulita del vento? Ormai le bianche pale rotanti fanno parte del paesaggio calabro come i cipressi sulle colline toscane e vederle svettare sulle cime dei monti, magari a maciullare qualche uccello migratore in un Sito di Importanza Comunitaria o in una Zona di Protezione Speciale, può fare lo stesso effetto della piramide di vetro nel cortile del Louvre. Non c’azzecca niente, ma a qualcuno piace. Ed è davvero commovente la sensibilità dei sindaci di decine di comuni calabresi, angustiati dai mutamenti climatici, pronti a firmare per un nuovo impianto eolico, magari dopo aver diboscato e aperto qualche strada in più in montagna, pur di dare il loro piccolo contributo alla salvezza del pianeta, in cambio di un piccolo finanziamento per le casse del comune. Giusto il necessario per un palazzetto dello sport, un anfiteatro o il contributo per la festa patronale con salsicciata finale. E chissà che, invece delle pinete e delle faggete dei Parchi  Nazionali calabresi, i turisti non vengano in massa per ammirare i nostri Parchi Eolici. Qualcuno dirà che forse sono troppi e che tra non molto spunteranno più numerosi dei  funghi porcini, ma se vogliamo l’energia per i nostri uffici surriscaldati, le luci accese in pieno giorno, la miriade di elettrodomestici a interessi zero che li prendi oggi e li paghi tra un anno, qualcosa bisogna pur fare. Non è che si può tornare alla candela! Quindi, come  dicevano gli antenati, meglio abbondare. Per cui ben vengano altri progetti per altre centrali o per altri termovalorizzatori (una volta si diceva inceneritore, ma è un brutto termine), le cui ditte invitano allegramente a consumare di più e a produrre più rifiuti. Così con pochi milioni di euro di investimento avremo assicurato il posto a cinquanta persone.  Quanto alla  raccolta differenziata la assegniamo come compitino di educazione ambientale alle elementari, con premio finale per quelli che hanno copiato meglio da internet, mentre le  ciminiere vomitano schifezze nell’aria. “Tutto a posto”, assicurano i gestori, “nessun inquinamento”. E se qualcuno in zona, per puro caso, si prende una brutta malattia?

C…. suoi.

 Pino Paolillo


E' stato da poco presentato anche in Europa il rapporto Internazionale sulla campagna dei diritti in Tibet.

Viene fuori come sistematicamente il popolo tibetano subisce ogni sorta di soprusi da parte dell'invasore cinese senza che la comunità internazionale se ne accorga.

E' vero siamo presi dalla guerra in Iraq, in Afghanistan e le vicende israeliano-palestinesi, ma la situazione tibetana è ancora più drammatica.  In questo rapporto corredato da immagini scattate durante una spedizione alpinistica da diversi componenti della scalata mostra come si stanno perpetrando delitti senza che nessuno protesti.

Vi invito a  a scaricare e leggere il rapporto DANGEROUS CROSSING    

III Festival du film sur le Tibet et l’Himalaya
 


Dal 30 marzo al 1° aprile si svolgerà a Bruxelles il terzo festival cinematografico dedicato al Tibet e all'area himalayana. L'iniziativa è promossa dall'associazione belga Les Amis du Tibet, che in questo modo integra il proprio impegno per la causa tibetana. Il festival propone numerosi film e documentari recenti che forniscono un ampio spaccato sociale e culturale dei paesi suddetti. Ciascun giorno è dedicato a un tema specifico: la spiritualità (30 marzo), l'invasione e l'esilio (31 marzo), la cultura (1° aprile).
Il festival si svolge all'Espace Senghor, Centre Culturel d’Etterbeek, Chaussée de Wavre 366, Bruxelles.
Il programma dettagliato è sul sito

www.tibet-info.org/Evenements/film07/film07.htm
 

 

Fonte: il sole 24ore Domenica 4 febbraio 2007 – N. 34, p. 45

Questa casa è un albergo

Arrivano gli hotel diffusi, il nuovo modo di fare vacanza: si vive assieme alla comunità, visitando un Italia minore, lontana dalle mete di massa

 

dì Claudio Visentin

II turismo responsabile—cioè il turismo ispi­rato a principi di giustizia sociale ed econo­mica, al rispetto dell'ambiente e delle cultu­re — è tornato a casa? Di certo sino a qual­che tempo fa le destinazioni preferite dai tu­risti più consapevoli erano in Africa, Asia e Ameri­ca Latina, e i viaggi erano spesso organizzati in col­legamento con le organizzazioni non governative impegnate nella cooperazione, in una visione del viaggio come sostegno allo sviluppo nel Sud del mondo. Oggi invece l'Associazione italiana turi­smo responsabile (www.aitr.org) e anche i tour operator specializzati più qualificati (www.viaggi-solidali.it; www.viaggiemiraggi.org) guardano  con un interesse nuovo all'Italia, specie a quelle aree rimaste al margine della crescita economica. È il caso dei molti borghi distribuiti lungo tutto l'arco dell'Appennino, che corrono il rischio di es­sere lasciati in custodia a pochi anziani, o di diven­tare un anonimo agglomerato di seconde case sempre chiuse, a parte poche settimane d'estate. Per evitare questo destino, occorre in primo luo­go conservare ai residenti la proprietà di terreni e case, restaurandole e aprendole ai visitatori con la formula del Bed & Breakfast o dell'albergo diffu­so. Ma le nuove forme di organizzazione ricettiva, da sole, non bastano; il vero valore aggiunto, quel­lo che l'industria del turismo, anche la più raffina­ta, non potrà mai offrire, è lo stretto rapporto che il visitatore può stabilire con la comunità locale, quando questa viene resa protagonista dello svi­luppo turistico del proprio territorio mostra (e ri­scopre essa stessa) con orgoglio le proprie tradi­zioni, i mestieri, i saperi accumulati nei secoli, in una parola la propria identità.

È il modello adottato con successo nel piccolo paese di Cerreto Alpi (Reggio Emilia), dove una cooperativa locale, «I briganti di Cerreto» (www.ibrigantidicerreto.com), ha saputo trattenere di­versi giovani impiegandoli nella gestione del ter­ritorio e nel turismo di comunità. Il risultato di una prova diretta: alloggio (nelle case del paese) semplice e confortevole; gastronomia ecceziona­le per la qualità delle materie prime impiegate (dalla farina di castagne alla carne di cinghiale) e l'abilità delle cuoche, che sono spesso le mamme e le nonne del paese; affascinanti visite guidate

Si cammina a dorso d'asino, si soggiorna negli Appennini o nella Sardegna sconosciuta. A Iglesias si può dormire nelle stanze degli ex minatori nei boschi secolari di castagni, anche d'inverno con le tradizionali racchette da neve (ciaspole), o di notte, per ascoltare i lupi. I prezzi, come sem­pre nell'ambito del turismo di comunità, sono de­cisamente contenuti.

Sono invece ispirate a una vera e propria "filo­sofia del camminare" — ritmi lenti, un rapporto profondo con la natura e le persone incontrate per via — le proposte (nell'Appennino o in altre regioni) dell'associazione «La Boscaglia» (www. boscaglia.it), che alterna percorsi nei parchi na­zionali ai "Viaggi del viandante", tra borghi, ca­stelli, conventi, chiesette, camminando lungo le vie tracciate nei secoli da pellegrini, pastori, cac­ciatori; da non perdere il trekking con l'asino, che porterà il vostro bagaglio, ma del quale dovrete prendervi cura...

Scendendo lungo la penisola, a Cannara Um­bra (Perugia), vicino al Monte Subasio e a poca distanza da Assisi, opera «La Tana libera tutti» (www.latanaliberatutti.it), un centro di vacan­ze con un'offerta specialmente pensata per gruppi, bambini e ragazzi, ospitati in un ostello all'interno del borgo storico, in un antico con­vento ristrutturato.

Al turismo di comunità si guarda naturalmente con particolare interesse nel Mezzogiorno, anche solo per mancanza di alternative. In Campania, a Salerno, si distingue il borgo medievale di Sieti (www.sietipaesealbergo.it), con alloggi turistici realizzati in immobili rurali, palazzi nobiliari e conventuali, nei vicoli del centro storico. Oppure potremmo ricordare Castiglione di Sicilia (Cata­nia), affacciato sulla valle dell'Alcantara, nel Par­co dell'Etna, che offre anch'esso proposte di alber­go diffuso nelle case del paese (www.arcisicilia. it/castiglione).

L'esperimento più interessante, più maturo e si­gnificativo è a mio giudizio quello realizzato dalle coraggiose donne sarde di Iglesias (www.domusa-migas.it), le quali, dopo aver lottato a lungo e sen­za successo per difendere le tradizionali attività minerarie ormai superate, che davano lavoro ai lo­ro uomini, hanno saputo trasformare la protesta in creatività. E anche qui il turismo di comunità— insieme ad agricolturabiologica, artigianato ecce­tera — è riuscito a limitare gli effetti della spirale perversa di disoccupazione ed emigrazione.

Beninteso, il turismo di comunità è ancora allo stato nascente, con numeri ridotti (e probabil­mente non sarà mai, anche per sua natura, un fe­nomeno di massa). Ma sono presenze che pesa­no, nel quadro di un turismo leggero, sostenibile, che non richiede nuove costruzioni, che lascia sul territorio tutti i profitti, e che incide positiva­mente sulla qualità della vita di chi vi abita. Non è un modello universale, ma potrebbe funzionare in molte parti d'Italia: andremo verso il turismo del futuro a dorso d'asino?

 

2. Gruccione, che relax!

di Roselina Salenti

Possono essere antichi palazzi, borghi salvati ' dall'abbandono o gruppi di case contadine restaurate con amore. Sono gli "alberghi diffusi", edifici sparsi nello stesso centro storico, ma abbastanza vicini da non far raffreddare un cappuccino in transito. Permettono di scoprire una Sardegna che nessuno conosce, verde e (intensa, non chiudono mai e sono regolati (caso unico) da una legge regionale. Particolare non 'trascurabile: costano pochissimo. Problema vero: ; non sono sulle guide. Dovete avere un amico, che l'ha saputo da un amico che c'è già stato. I Passaparola.

A Santu Lussurgiu (Oristano) ce ne sono due:  «L'Antica dimora del Gruccione» (un minuscolo, I colorato uccello tropicale) e «Sas Benas» (si i chiamano così, in sardo, i flauti di canne). Quella del Gruccione è una casa del 700, un tempo abitata dai nonni della proprietaria, Gabriella Belloni. Pietra, legno, un grande spazio per I chiacchierare e due ariose rampe di scale che ' portano alle affascinanti stanze tappezzate di damasco, dipinte o affacciate sui tetti (60 euro la doppia). Sei camere in tutto (più quattro all'« Antica dimora delle Rondini») e una cucina ; da dove spuntano delizie come la pasta fatta in ""casa, l'arrosto di bue rosso (un presidio slowfood), le focacce con le erbe selvatiche e il "casizolu", un formaggio da cuocere sulla piastra (altro presidio slow food).

«Sas Benas» (18 camere) è nato in nome della musica Diego Antonio Are, collezionista di strumenti musicali, ha chiamato la società «Nuova armonia» e si capisce subito come mal In ogni sala troneggia un prezioso clavicembalo, irresistibile quello color aragosta. Si mangia benissimo anche qui (menù fisso a 28 euro), le camere sono romantiche, con letti di ferro battuto dai lievi coloripastello, coperte e tappeti tessuti a mano. Attorno, la natura selvaggia del Montiferru da scoprire in jeep: boschi incantati, nuraghi, torrenti, inquinamento zero. Nelle fattorie ti portano a vedere gli esemplari di bue rosso che non diventeranno mai bistecche, perché, spazzolati e bardati, devono essere esibiti alle feste (fanno status quanto una Ferrari). Il caso da manuale, però, è Bosa (sempre Oristano), borgo tagliato in due dal fiume Temo, che sfocia poco più in là: tre edifici («Corte Fiorita», «Le Palme», «I Gerani») che diventeranno cinque quando sarà completato il restauro delle concerie in rovina affacciate sull'acqua. Con il turismo, il paese è tornato alla vita: si gira a bordo di un'auto elettrica, si va in barca sul fiume, si fa conoscenza con le tessitrici e gli artigiani che lavorano la filigrana o la rossa pietra di Bosa. Peccato andarsene. Ma sarebbe un peccato anche perdersi l'impronunciabile «Omuaxiu», aOrroli (Cagliari), travolto da insolita notorietà causa più alta percentuale di anziani in buona salute al mondo. Record, un nonno di 113 anni. Ogni 40 giorni, pattuglie di giapponesi che hanno visto in tv il servizio sul "paese della longevità" si iscrivono ai corsi di cucina o di erboristeria. Bravi come sono, troveranno il segreto e lo copieranno. Intanto la signora Vargiu prepara la "fregola" e il figlio Agostino organizza gite sul Flumendosa con battelli ecologici a pale. Un trenino va su e giù in questo far west domestico. E la sera, anche se rifiuti, qualcuno ti trascina con garbo nel ballo tondo, che mima il gioco eterno dell'amore. Naturalmente, speri che nessuno ti fotografi come a Gardaland. Male che vada, puoi sempre dare la colpa allo shock da liquore al mirto (la ricetta è segreta).

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Il rapporto IPCC

sullo stato delle conoscenze scientifiche in materia di cambiamenti climatici, discusso ed approvato il 2 febbraio a Parigi.

 

Dal 29 gennaio al 2 febbraio 2007 si è tenuta  la sessione plenaria del WG-1 (il Working Group 1) di IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Il WG-1 è quello che si occupa di scienza del clima e che, dopo 5 anni di lavoro, ha prodotto un rapporto sullo stato delle conoscenze del clima e dei cambiamenti climatici e sulla possibile evoluzione futura del clima globale. All’ordine del giorno della sessione plenaria di Parigi c’è stata la discussione e l’approvazione dei documenti di sintesi finale ed in particolare del “Sommario per i decisori politici”, nonché l’approvazione di tutto il lavoro svolto dal 2002 ad 2006.

Il rapporto finale del WG-1 costituisce la prima parte del “Quarto Rapporto di IPCC”, che sarà pubblicato alla fine del 2007 e a cui mancano ancora, ma sono in via di conclusione, sia la seconda parte (quella sugli impatti dei cambiamenti climatici e l’adattamento ai cambiamenti climatici). sia la terza parte (quella sulla mitigazione dei cambiamenti climatici). Il precedente rapporto di IPCC (il terzo) risale al 2001, mentre il secondo ed il primo rapporto di IPCC sono rispettivamente del 1995 e del 1990.

In quest’ultimo rapporto l’IPCC affronta il problema dei cambiamenti climatici in atto in modo molto approfondito, analizzando tutte le osservazioni sperimentali disponibili sui cambiamenti climatici in corso sulla base delle quali l’IPCC conclude, non solo che è in corso un cambiamento climatico globale, ma che tale cambiamento, in questi ultimi anni, è in fase di progressiva accelerazione. Dopo l’analisi della situazione l’IPCC affronta il problema della possibile evoluzione futura dei cambiamenti climatici in atto.

L’evoluzione futura del clima, che non è prevedibile in modo deterministico, viene descritta sotto forma di scenari, i quali sono stati spesso oggetto di forti critiche, essendo basati su ipotesi discutibili di sviluppo socio economico mondiale e su imprecisi modelli numerici di simulazione climatica. Ebbene, in quest’ultimo rapporto l’IPCC riesamina criticamente tutta la problematica e giunge alla conclusione che le proiezioni e gli scenari che erano stati valutati nel precedente rapporto (il Terzo rapporto di IPCC), pur rimanendo esattamente gli stessi, devono essere interpretati correttamente. L’interpretazione viene cosi condotta in termini di affidabilità di tali scenari, anche in relazione agli errori commessi, ed in termini di probabilità che possano realmente manifestarsi.

I punti principali sullo stato del clima globale, sono i seguenti:

1) Le concentrazioni atmosferiche attuali di anidride carbonica (380 ppm) e degli altri gas serra sono le più alte mai verificatesi negli ultimi 650 mila anni durante i quali il massimo valore di anidride carbonica atmosferica si era sempre mantenuto inferiore a 290 ppm. L’aumento dell’anidride carbonica atmosferica che è passata negli ultimi 200 anni circa da 280 a 380 ppm con un incremento di oltre 35%, è causato dallo squilibrio complessivo tra emissioni globali di anidride carbonica provenienti dalle attività umane ed assorbimenti globali naturali da parte del suolo degli oceani e degli ecosistemi terrestri e marini. Le capacità "naturali" globali (denominati "sinks" globali) sono attualmente in grado di asso rbire meno della metà delle emissioni antropogeniche globali, il resto si accumula in atmosfera e vi permane per periodi medi che per l’anidride carbonica arrivano fino a 200 anni. Viene sottolineato, inoltre, il fatto che le capacità naturali globali di assorbimento erano maggiori nel passato e che negli anni più recenti stanno via via diminuendo con l’aumentare progressivo della temperatura media del pianeta.

2) Rispetto all’effetto serra naturale è stato introdotto un effetto serra aggiuntivo così composto: una parte riscaldante dovuta ai gas serra di origine antropica pari a circa +3,0 watt m2, una parte riscaldante naturale dovuta alla attività solare pari a circa +0,12 watt/m2 ed, infine, una parte raffreddante dovuta agli aerosol sia di origine naturale, sia di origine antropica pari circa a -1.6 watt/m2. Il bilancio complessivo mostra che l’incremento netto  dell’effetto serra è stato pari a circa 1,6 watt/m2 In altre parole, senza l’effetto raffreddante degli aerosol il riscaldamento climatico sarebbe stato doppio. Di tale effetto serra aggiuntivo solo una piccola parte (tra il 10 ed il 20%) può essere attribuita a cause naturali (attività solare e aerosol naturali).

3) L’effetto dell’incremento del contenuto energetico del sistema climatico è stato osservato e misurato nei numerosi parametri che sono gli indicatori sperimentali dello stato del clima e della sua evoluzione, quali ad esempio: la temperatura media del pianeta (che è aumentata), le precipitazioni (che hanno cambiato caratteristiche), le temperatura degli oceani (che sono aumentate), i ghiacci polari e quelli delle medie latitudini (che sono in forte diminuzione), ecc. In particolare la temperatura media globale è aumentata di 0,74°C dal 1906 al 2005. Ma mentre nei decenni passati aumentava ad un tasso medio inferiore a 0,06°C per decennio, negli ultimi 50 anni è, invece, aumentata al tasso di 0,13°C per decennio e più recentemente ha raggiunto il tasso di circa 0,25°C per decennio. La temperatura media del mare è aumentata sensibilmente in superficie e molto meno negli strati più profondi. Tuttavia, il riscaldamento, in alcuni oceani, si è esteso anche fino a 3000 metri di profondità: gli aumenti maggiori di temperatura delle acque marine sono stati osservati nell’oceano Indiano settentrionale e nell’oceano Pacifico occidentale. Nel nord Atlantico i maggiori aumenti della temperatura sono stati osservati soprattutto in questi ultimi anni. Inoltre, è aumentata l’intensità degli eventi estremi come i cicloni tropicali (uragani e tifoni), le tempeste tropicali ed extratropicali, le alluvioni e le siccità, le onda te di caldo e di freddo, ecc.

Per quanto riguarda l’evoluzione futura del clima globale, l’IPCC nel confermare i risultati degli scenari considerati nel suo precedente rapporto, analizza per ciascuno di essi errori ed affidabilità delle valutazioni, le diverse probabilità che tali scenari possano effettivamente verificarsi, e i rischi di cambiamenti improvvisi qualora il sistema climatico si destabilizzasse a seguito di processi non lineari. Gli elementi principali di questa analisi possono così sintetizzarsi.

1) Nell’ipotesi minimale, che viene considerata improbabile, l’aumento di temperatura media globale potrà oscillare, alla fine di questo secolo, tra 1,5 e 2,8 °C. Anche l’ipotesi massimale di aumento della temperatura media globale al di sopra di 4,5°C, viene giudicata poco probabile ma anche poco affidabile, dal momento che con velocità di aumento della temperatura così elevate è possibile l’insorgenza di fenomeni non lineari o di destabilizzazione del sistema climatico, che determinano una sostanziale imprevedibilità delle condizioni future del clima. L’ipotesi più probabile, secondo IPCC, appare quella secondo cui l’aumento della temperatura media globale sarà, compreso fra 0,6 e 0,7°C a l 2030 anni e raggiungerà circa 3°C o poco più nel 2100.

2) Al 2100 il livello del mare aumenterà mediamente tra i 28 ed i 43 cm, e non tra i 15 ed i 90 cm circa previsti nel rapporto precedente di IPCC, purchè, però, non si inneschino fenomeni non lineari o di destabilizzazione del sistema climatico (velocità del riscaldamento medio globale superiore a 0,4° C per decennio). In tal caso, infatti, i ghiacci della Groenlandia e quelli della penisola Antartico, potrebbero collassare e l’innalzamento del livello del mare potrebbe arrivare perfino a 7 metri, anche se ciò avverrà nei secoli successivi al 2100. Con la rapida fusione dei ghiacci della Groenlandia si pongono, però, alcuni problemi concomitan ti, quali per esempio un sostanziale rallentamento della corrente del Golfo con una sua possibile interruzione nel secolo successivo al 2100 che a sua volta porterà l’emisfero nord verso il raffreddamento.

3) La calotta polare artica (quella formata dai ghiacci galleggianti) potrebbe, nel 2100, scomparire durante i mesi estivi o comunque ridursi al 10% della attuale estensione. Drastiche riduzioni si avrebbero anche per i ghiacciai delle catene montuose poste alle medie e basse latitudini con ripercussioni sulla disponibilità di acqua nei bacini idrologici e nelle falde acquifere dipendenti da tali ghiacciai.

4) Gli estremi climatici quali le ondate di calore, le precipitazioni intense ed alluvionali delle medie ed alte latitudini, prolungati periodi di siccità alle medie e basse latitudini, diventeranno sempre più frequenti ed intensi. Gli estremi climatici (soprattutto precipitazioni e vento) connessi con i ciclonici tropicali, quali uragani e tifoni, e al fenomeno di El Nino, tenderanno, invece, a diventare molto più intensi, pur non aumentando il numero dei cicloni tropicali o la frequenza di El Nino.

In conclusione l’ultimo rapporto del WG-1 di IPCC è una requisitoria sulle condizioni climatiche del nostro pianeta, dalla quale emerge che non sussistono più margini di dubbio sui cambiamenti climatici in corso e sull’accelerazione che tali cambiamenti stanno assumendo in questi ultimi anni. Cautela; invece, verso le proiezioni future, ma con un monito: anche se la scienza non in grado di prevedere esattamente quale sarà il clima del futuro; la perturbazione energetica che le attività umane hanno introdotto nel sistema climatico non è assolutamente irrilevante. Al contrario, il rischio di innesco di una futura destabilizzazione del clima del pianeta è ormai troppo alto e non può essere irresponsabilmente sottovalutato.

Vincenzo Ferrara

 

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