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17 dicembre
2009
Sarà che noi
antichi frequentatori di montagna siamo abituati
ad altre sorprese tuttavia le ultime
"uscite" del presidente Pappaterra ci
meravigliano sempre più.
In questi giorni
è stato approvato in pompa magna al
Protoconvento di Castrovillari un APQ (per chi
non lo sapesse sta per: Accordo di Programma
Quadro) molto ambizioso e ricco di iniziative
che se solo si realizzassero al 10%
cambierebbero di colpo il nostro territorio.
Una particolare
iniziativa mi ha molto sorpreso: il recupero
della Ferrovia Calabro-lucana. Di per sè non
è una brutta iniziativa. Anzi! Tuttavia mi
lascia molto perplesso - in tempi di crisi come
quelli che stiamo attraversando - dove si
possano trovare diverse diecine di milioni di
euro per realizzare un opera così imponente
(equivale quasi - in scala- a fare il Ponte
sullo Stretto) avendo altre priorità molto più
importanti e da realizzare quasi subito se non
immediatamente.
In compenso
il presidente Loiero si è augurato che il Parco
approvi entro un mese il Piano di gestione
(dimenticandosi che tocca a lui
l'approvazione)!!!!!!
leggi tutto
7 dicembre
2009
In un paese dove
a fatica si cerca di sbarcare il lunario del
quotidiano ecco una piccola e laboriosa ditta
che non solo lavora con alta capacità
professionale ma svolge con competenza e
passione un ruolo non da poco: restaurare le
vecchie abitazioni di Civita.
Infatti, sono i
primi che hanno scoperto che ormai non è più il
tempo di costruire nuove strutture in un abitato
che si spopola ogni giorno di più.
Mastro Giuseppe,
Mastro Pasquale, Mastro Antonio e il fido
Stefano preparano cono passione la malta,
affrontano con intelligenza gli innumerevoli
problemi che le vecchie abitazioni del paese
pongono loro, si impegnano in soluzioni spesso
ardite e a volte sfidano le leggi della fisica
con impalcature poste ad altezze ragguardevoli
dal suolo pur di soddisfare le esigenze dei loro
clienti.
Excelsior!!!
Impresa
Artigiana ALAGIA& ARMENTANO tel 0981.73334
1
DICEMBRE 2009
PROPOSTA DI MODIFICA DELLA STRUTTURA DEGLI ENTI
PARCO
Prendo spunto da un
intervento di Sandro Berardone, presidente della
Comunità del Parco, fine politico, contro la
proposta dl ministro dell'ambiente di rivedere
la composizione degli Enti parco e in
particolare la rappresentanza degli enti locali.
Comprendo la posizione di
Berardone e dell'Associazione dei comuni
d'Italia, atta a difendere una posizione
conquistata in anni di battaglie parlamentari a
volte dure ed aspre.
Non comprendo quando egli
parla di decisione presa
senza «confronto
istituzionale», che porta «alla totale
marginalizzazione dei rappresentanti dei
territori, a vantaggio di una rinnovata e
rafforzata pratica centralissima.»
E' dovere di un ministro
della Repubblica proporre al Parlamento un
disegno di legge che vada a migliorare un
organismo gestionale che presenta delle falle
abbastanza profonde nella gestione del
territorio.
Così come è altrettanto
compito delle forze parlamentari di confrontarsi
con la realtà e dare risposte concrete alla
comunità senza bisogno di inciuci o
concertazioni di parte che non portano a niente.
Berardone evidentemente non
segue le vicende del National Park Service
(l'organismo di gestione delle aree protette in
America) il quale in un documento di qualche
anno fa teorizzava il ripensamento degli metodi
di gestione dei Parchi nazionali.
In questo documento,
addirittura, si paventa l'ipotesi che bisogna
smantellare questi Enti Parco pletorici,
confusionari ed elefantiaci e costosi.
Non nascondo che io sono di
questo parere.
Non sarebbe più giusto
creare una struttura snella senza presidente,
senza consiglio direttivo, senza giunta
esecutiva, senza comunità del parco e senza
revisori dei conti?
Non si risparmierebbe una
montagna di denaro che si potrebbe impiegare con
profitto nella tutela e nella conservazione
degli ambienti nel parco stesso?
L'esperienza di oggi a
distanza di anni dall'entrata in vigore della
394 non porta a queste conclusioni?
Oggi la stragrande
maggioranza degli Enti Parco non sono altro che
delle Comunità Montane allargate che hanno perso
l'obiettivo e lo scopo della propria
istituzione.
Fanno di tutto (strade,
fontane, aree pic-nic, parcheggi, fognature,
festa della bandiera) tranne che conservazione
delle specie, degli ambienti e degli biotopi.
Prima di tutto l'uomo e poi
(molto poi) l'ambiente.
Senza sapere che con questa
visione "antropocentrica" vengono meno allo
scopo principale della loro istituzione (cfr.
art. 1 legge 394/91).
Non conosco nei dettagli la
proposta di riforma del ministro dell'ambiente.
Penso che - alla stregua
del National Park Service - basti un
organismo ministeriale che detti i principi di
gestione di un Parco (per esempio in Italia
potrebbe andar bene il Servizio di Conservazione
della Natura del Ministero dell'Ambiente) ed un
direttore sopraintendente che applichi sul
territorio destinato a parco queste direttive.
Eviteremmo così la pletora
di soggetti (delle conferenze di servizi, per
esempio) che ad ogni piè sospinto devono dare o
dire il loro parere.
Eviteremmo che nello stesso
territorio abbiano poteri decisionali diversi
enti che non si parlano tra di loro (vedi nel
caso del Parco del Pollino dove insistono nove
comunità montane , quattro Consorzi di bonifica,
tre province e due regioni) con il risultato che
sono trascorsi quindici anni e non si è stati in
grado di varare il Piano del Parco quale
strumento principe di gestione del
territorio.
Per questo non si comprende
la posizione di Berardone se non si pensasse ad
un proprio tornaconto a discapito della
efficacia ed efficienza tanto di moda e spesso
invocata dal ministro della funzione pubblica di
turno.
Emanuele Pisarra
cfr
L'Associazione Italiana Comuni dei Parchi
contesta la riforma degli Enti Parco
30 novembre 2009
Da pochi
giorni la Camera ha licenziato un
provvedimento che da qui a qualche anno darà
il via libera ai privati per l'acquisto, la
gestione e la distribuzione dell'acqua.
In più
occasioni abbiamo protestato ritenendo che
questa norma sarà l'oggetto dei conflitti
del futuro.
L'acqua è un
bene comune e tale deve rimanere. Speriamo
che il provvedimento non superi il vaglio
dei Senatori.
A questo
proposito vi invito a leggere un intervento
di Paolo Rumiz.
Acqua comune
Questione acqua
9 AGOSTO
2009
Finalmente
una buona notizia. Il piccolo comune di
Alessandria del Carretto dà la cittadinanza
onoraria al grande regista Vittorio de Seta.
Per chi
non conoscesse Vittorio De Seta, si tratta
di uno dei documentaristi che in presa
diretta immortalò il "bel Paese" in
una serie di documentari che fecero epoca.
Alessandria del Carretto fu oggetto di un
video dal titolo "i dimenticati" che andò in
onda in tv nel 1959 ....
leggi tutto
De Seta
21 LUGLIO
2009
Cambiare tutto per non cambiare niente. O
meglio andare a modificare per cosa? Per il
solo gusto di spendere il denaro pubblico o
per altri fini? E la Convenzione del
Paesaggio appena entrata in funzione?
Questo
è il destino del Pollino: oscilla tra
l'indifferenza assoluta di tutti e
l'intervento di pochi che in breve
modificano situazioni createsi in milioni di
anni. Mi riferisco allo sbancamento nella
Valle del Sarmento che in questi giorni
"tiene banco" su tutti i giornali e in
molti siti del web. Ma a questo c'è da
aggiungere la visione della riduzioni in
formato "stuzzicadenti" di una bella
superficie boschiva ai piedi del Timpone
Viggianello, oppure lo sfascio "ovviamente"
autorizzato di Sasso dei Greci nel comune di
Buonvicino e la lista potrebbe continuare
per altre quattro pagine.
Mi chiedo però perchè continua questo
assalto alle nostre montagne da parte di
pochi nell'indifferenza di molti ben sapendo
che a lungo andare le conseguenze di queste
azioni saranno serie in termini di dissesto
idrogeologico, modifica del paesaggio,
allontanamento di turisti, abbandono dei
luoghi e tanto altro ancora. A chi giova? E
le autorità che danno i permessi dove sono?
Perchè è fuori da qualsiasi dubbio che gli
autori dello scempio della Val sarmento (e
degli altri luoghi) hanno tutti i previsti
dalle norme vigenti.
Ricordo la battaglia che facemmo per non far
costruire accanto al Santuario di Madonna
delle Armi un punto vendita di prodotti
tipici ... quando invece era stato
autorizzato dalla stessa Sovrintendenza ai
Beni Culturali della provincia di
Cosenza.
Mi trovavo di pasaggio nell'ufficio del
funzionario del Parco addetto alle
autorizzazioni e ho colto l'occasione per
domandare lumi e dopo la mia appassionata
"arringa" mi ha guardato sconvolto dicendomi
che "il Parco non ha ancora gli
strumenti giuridici per opporsi a questo
tipo di scempio che è autorizzato dal
Comando provinciale del CFS" !!!!
In attesa del Regolamento del Parco, del
Piano del Parco, della modifica del
perimetro e di di tutto quello che volete
.... tutto va a puttane.
Questo è il destino della nostra terra e non
c'è più nulla da fare!!!
articolo di Formica
10 luglio
2009
Continua
la telenovela di Franco Tassi. Leggiamo da
un articolo di Sonia Paglia pubblicato dal
quotidiano di Roma Il Messaggero ...
PESCASSEROLI -
L’ex direttore del Pnalm,
Franco Tassi, conquista il primato
diventando l’uomo più famoso d'Italia,
probabilmente anche del mondo, per aver
maturato circa duemila tra addebiti, accuse,
indagini, ispezioni, interpellanze e
imputazioni. Ha inoltre affrontato alcune
centinaia di processi, ma a distanza di
sette anni, risulta essere completamente
incensurato. I tempi della Giustizia sono
alquanto lunghi, infatti restano in campo
ancora il 10% delle accuse. «Chiederò il
risarcimento per i danni subiti- afferma
Tassi- è un obbligo morale verso la mia
famiglia. Ero accusato di andare a caccia di
camosci, far parte della P2, ospitare
terroristi, bloccare lo sviluppo
dell’edilizia locale perché pagato da
Cortina d’Ampezzo, lanciare lupi siberiani
dall’aereo e vipere letali dall'elicottero».
Ogni
commento è superfluo!
4 luglio
2009
Mi ha sempre
incuriosito la personalità di Aurelio Peccei
e il suo Club di Roma. Questa persona
impegnata per motivi di lavoro a fondare o a
rifondare in tutto il mondo industrie
automobilistiche ha trovato il tempo di
occuparsi delle sorti del Pianeta e dei suoi
abitanti. Ha fondato diverse associazioni
senza fini di lucro in tutto il mondo per
coinvolgere studiosi e scienziati alla
ricerca di un limite allo sviluppo.. bene ha
fatto la rivista PARCHI a tracciarne un
profilo molto approfondito ed interessante
che io mi permetto di allegare a questo
testo perchè ritengo che figure di questo
spessore non vadano dimenticate e che
costituiscano degli esempi per le nuove
generazioni.
Aurelio Peccei
3 luglio
2009
La crisi della natura
è più grave di quella economica. Lo afferma
il rapporto annuale (2008) della Unione
Internazionale della Conservazione della
Natura (IUCN). Infatti, l'obiettivo che si
era posto questo organismo di fermare la
perdita di biodiversità entro il 2010 non
sarà raggiunto.
L'IUCN nel suo documento
analizza 44.838 specie contenute
nella precedente lista rossa
della Iucn e dimostra che sono
ben 16.928 quelle a rischio –
più o meno immediato – di
estinzione. Quasi 900 specie
(869, per l'esattezza) sono già
classificabili come “estinte” o
“estinte allo stato selvaggio”.
Un numero che sale addirittura a
1.159 se si considerano anche le
290 specie “criticamente
minacciate”. Una situazione
molto grave, che interessa gli
ecosistemi acquatici tanto
quanto quelli terrestri. In
Europa, ad esempio, il 38 % di
tutti i pesci sono minacciati,
come il 28 % delle specie
dell’Africa orientale. Negli
oceani, il quadro è ugualmente
deprimente. Il report dimostra
infatti che un’ampia gamma di
specie marine risulta minacciata
a causa dell'eccessivo
sfruttamento, del cambiamento
climatico, dei problemi causati
dalle specie aliene invasive e
dall'inquinamento. Tanto che
almeno il 17% dei 1.045 squali,
il 12,4% dei diversi gruppi di
specie di razze e sei delle
sette specie di tartarughe
marine sono a rischio di
estinzione. Un pericolo che
incombe inoltre sul 27 % delle
845 specie di barriere coralline
e sul 27,5% degli uccelli
marini.
A chi interessa tutto ciò?
Provate ad immaginare una
pescheria senza pesce, una
fabbrica di mobili senza
legnami, al turismo in alcuni
paesi senza barriere coralline
....
Per chi vuole saperne di più
invito a leggere il
REPORT
per ora
disponibile solo in lingua inglese.
25 aprile 2009
G8 dei ministri
dell'ambiente a
Siracusa
I ministri dell’ambiente dei Paesi partecipanti (Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Russia) insieme ad altri ministri che hanno partecipato ai lavori (Australia, Brasile, Cina, Repubblica Ceca, Egitto, India, Indonesia, Messico, Repubblica di Corea, Sud Africa, Svezia), si sono riuniti a Siracusa per cercare di comune accorso una soluzione per cercare di adottare una politica planetaria in comune in favore dell’ambiente, ed in particolare della biodiversità.
Che dire? Pare
che oltre alle buone
intenzioni non si
vada più in là.
CARTA DI SIRACUSA
25 marzo
2009
Continua la telenovela
della riperimetrazione del Parco. Siamo
andati a vedere la vecchia delibera
licenziata dalla precedente giunta esecutiva
del Parco e abbiamo scoperto che è la stessa
che il presidente Pappaterra ha portato in
Consiglio Direttivo per essere approvata per
soddisfare le richieste di alcuni comuni
soprattutto dell'alto Tirreno cosentino.
Negli anni passati quando ancora avevamo
qualche energia per seguire gli estenuanti
dibattiti sull'argomento ne abbiamo sentite
di tutti i colori sia da parte di chi
sosteneva che quei territori non andavano
tolti dal perimetro sia i quelli che invece
sostenevano che bisognava assolutamente
rivedere i confini perchè ne andava di mezzo
la sicurezza dei cittadini. Questo accadeva
nel lontano 2004; ma si sa che i nodi non
risolti presto ritornano al pettine. Fece
bene il presidente Tripepi che soleva dire
che è meglio non toccare i confini prima che
il parco si metta a funzionare a pieno
regime.
Oggi che il Parco con
la gestione Pappaterra ha incominciato a
mettersi in moto ecco che i nodi tornano al
pettine. Subito i sindaci dell'alto Tirreno
si sono di nuovo presentati a chiedere di
conto. Anch'io sono dell'avviso che fino a
quando la macchina burocratica non è partita
è necessario che i confini del parco non si
tocchino.
Ad ogni modo metto a
disposizione dei lettori di queste pagine la
delibera di Fino e la cartografia con i
confini riveduti e in attesa di essere
modificati.
riperimetrazione
cartina
22 marzo
2009
Ci capita tra le mani
una rivista che si stampa a Trebisacce dove
a pagina 6 è pubblicata una notizia di un
raid di lupi che in una località di Albidona
ha fatto strage di pecore.
Fin qui tutto
normale. Quello che è veramente ridicolo sta
nel fatto che nessuno
rimborserà i danni al povero pastore. Tutto
perchè i lupi sono usciti dal Parco e quindi
i loro danni non sono rimborsabili. Una vera
follia che deve essere subito sanata se non
vogliamo che inneschi una vendetta a catena
contro i lupi rimasti.... Da queste colonne
facciamo appello al presidente del parco affinché trovi il modo per rimborsare quei
poveri pastori altrimenti che senso ha
continuare a difendere il lupo? Se poi siamo
noi stessi che gli facciamo del male???
leggi tutto
21 marzo
2009
Riceviamo e pubblichiamo una nuova
riflessione dello chef Federico Valicenti
...leggi
tutto
9
marzo 2009
"Sfogliando" le pagine
ambientali in random su internet, come
spesso accade, mi sono ritrovato sul
sito dell'ARPA Sicilia dove in una apposita
pagina (ARPAKIDS) ho letto una
notizia curiosa, che in tempi di ritorno al
nucleare, voluto dal nostro amato primo
ministro volgio riportare all'attenzione dei
nostri lettori.
Mi interessa molto
questa figura di "energy
scavengers", letteralmente gli spazzini
dell'energia ...
Forse non ci troveremmo in un prossimo
futuro, nel nostro panorama, una immagine
del genere
Gli avvoltoi dell'energia
24
febbraio 2009
Riceviamo e pubblichiamo due riflessioni del
"mitico" chef di Terranova del Pollino su
"dove va" la Basilicata.
Nel primo "pezzo" federico si sofferma sul
terrorismo mediatico che in questi ultimi
tempi sta svolgendo il servizio meteo
regionale nell'informare delle condizioni
del tempo la popolazione. Sembra che senza
di esso ormai non si possa più vivere:
dipendiamo dal metereologo di turno ...
Nel secondo intervento invece si parla della
scelta del testimonial che dovrebbe
rappresentare la Basilicata nel mondo....
buona lettura!
25
novembre 2008
San Lorenzo Bellizzi
si mobilita per salvare i propri boschi ed
indice un referendum da tenersi domenica 30
novembre. Un grande segno di civiltà
proveniente da uno dei paesini da dove e
partita per prima l'idea di istituire il
Parco nazionale del Pollino la dice lunga ed
è la prova di un grande amore per i propri
boschi.
Il comunicato stampa
di Italia nostra unica associazione rimasta
a baluardo di difesa del Pollino e del suo
territorio denuncia con forza i vari
tentativi di multinazionali di accaparrarsi
i nostri boschi in cambio di denaro fresco
da versarsi nelle casse comunali esangui. La
storia si ripete ... e molti bravi
amministratori sono sempre pronti ad
offrirsi quali salvatori della patria ...
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23
novembre 2008
Federico
Valicenti, chef, gastronomo, curatore di
ricerche sul buon cibo, ricercatore di
prodotti locali, storico delle tradizioni
cullinarie lucane, mi ha inviato una
riflessione molto interessante
sull'inevitabile ritorno prossimo alla
terra. Io ne condivido lo spirito e
l'analisi...
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19
novembre 2008
Una mia
carissima amica fotografa di ritorno da un
viaggio in Danimarca segnala la mattanza di
balene che abitualmente avviene in questo
periodo sulle coste danesi con la
partecipazione di tutta la popolazione.
Certamente fa
parte di quei riti tribali di un tempo
quando solo la pesca garantiva la
sopravvivenza della comunità negli rigidi
inverni atlantici. Oggi non ha più senso una
simile mattanza. Infatti, l'unione europea
ha vietato questo "omicidio di massa" che
per specie diverse interessava tutti i mari
dell'antico continente.

Noi in
Calabria abbiamo avuto grossi problemi con
le tonnare di Tropea e Bagnara per la
mattanza dei tonni e del pescespada. Grandi
grida su tutti i giornali nazionali .... la
civile Danimarca invece aiuta questo tipo di
caccia... come dire che ci sono almeno due Europe.
In realtà la
mattanza avviene sulle Isole Faeroer che
appartengono alla Danimarca.
Come scrive Stefano Rodi sul Corriere della
Sera
La caccia alle "balene pilota", nelle isole
Fær Øer , arcipelago danese a sud
dell'Islanda, ha modalità tutte sue. Non si
inseguono i cetacei in mare aperto: li si
aspettano a terra, quando si avvicinano alle
coste in cerca di cibo, li si circondano, e
inizia così una vera e propria mattanza a
colpi di ascia e uncini. E' una tradizione
che va avanti, ogni anno, sicuramente dal
1709 anche se le prime testimonianze
documentate risalgono alla fine del '500.
L'uccisione di questi cetacei avviene in un
territorio che si trova sotto la
giurisdizione della Danimarca, ma queste
isole di fatto godono di ampia autonomia,
soprattutto se tratta di questioni legate
all'ambiente e alla pesca.
Che dire? Solo perchè fanno parte di
antichi riti tribali devono ancora essere
perpetuati nel tempo anche se le condizioni
economiche e sociali sono cambiate?
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16 agosto
2008
Ieri il CORRIERE DELLA
SERA ha pubblicato un "fondo" di Giovanni
Sartori sulla situazione ambientale in
Italia dal titolo molto emblematico: Verdi
fasulli e governo sordo. Ne condividiamo in
pieno i contenuti e quindi abbiamo
pensato che fosse utile per chi non lo
avesse letto di riportarlo su queste pagine.
Leggi tutto
14 luglio
2008
Questa mattina il Quotidiano LA REPUBBLICA a
pagina 24 pubblica inchiesta molto severa
sulla situazione ambientale di un territorio
italiano (quello Trentino) del quale noi
appassionati di montagna pensavamo che fosse
"il paradiso in terra". Per la verità già
nel mondo del Club Alpino Italiano c'era
qualcosa che non funzionasse quando la SAT
(Società Alpinisti Tridentini) aveva
annunciato di rinunciare alla manutenzione
della rete sentieristica in alcune zone di
montagna della Paganella perchè "ruspe,
piste e seggiovie hanno cancellato la
montagna".
La lettura dell'articolo è un continuo
ricevere "pugni nello stomaco" sia per
quanto riguarda la gestione del territorio,
dei progetti ma anche una analisi spietata
della fine del movimento ambientalista che
bene o male negli ultimi anni aveva arginato
questo assalto indiscriminato alla natura in
Trentino e in Italia in generale. Poi la
situazione delle popolazioni che di anno in
anno lasciano l'alta quota hanno
definitivamente rotto quell'esempio di
armonia uomo-natura che il trentino si
vantava essere il faro del mondo. Una cosa è
certa: la montagna ha sempre anticipato il
destino ambientale di metropoli e pianure.
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7 luglio
2008
E' in libreria un libro
assai interessante che fa il punto sulla
tutela paesaggio e sulla applicazione
della Legge Galasso in Italia nel periodo
tra il 1984 e il 2005.
La grande onestà
intellettuale fa dire a Galasso quali erano
i "punti deboli" di quella legge e di come
si possono migliorare a patto che sia diano
risorse, competenze e motivazioni al
personale del ministero dei beni
culturali....
leggi tutto
Giuseppe
Galasso, «La tutela del paesaggio in Italia,
1984-2005»,
Editoriale
scientifica, Napoli, pagg. 208, €12,50.
18 GIUGNO
2008
UN
SALUTO AL "VECIO SERGENTE"
Nella foto
Emanuele Pisarra incontra Mario Rigoni Stern
(Asiago 1 settembre 2004)
Ieri è
scomparso lo scrittore di montagna Mario
Rigoni Stern. Per sua espressa volontà le
esequie si sono svolte in forma strettamente
privata e poi di ritorno dalla chiesetta del
cimitero di Asiago i familiari hanno dato la
notizia.
Ho conosciuto
Mario Rigoni Stern durante uno dei miei
viaggi sulle Alpi. Di passaggio ad Asiago
chiesi ad un amico comune di poter
incontrare lo Scrittore. Il giorno dopo
eccomi in macchina, con l'amico Sergio,
sfrecciare verso casa Rigoni Stern.
Lo Scrittore
ci riceve nel suo giardino (non potevamo
salire in casa in quanto aveva appena fatto
passare una mano di vernice alla scala di
ingresso) tra cimeli della seconda guerra
mondiale, messi qua e
là a far da abbeveratoio agli uccelli, e
splendidi fiori.
Cominciamo
subito ad entrare nel vivo della
conversazione perchè avevamo pochi minuti di
tempo a disposizioni in quanto Mario aveva
già altri incontri fissati per la mattinata.
Il mio amico
Sergio mi presenta e lui subito risponde
LUQË
E BUK (cucchiaio e pane) sono
le prime due parole che ho imparato in
Albania. Poi mi perdo nei ricordi di
infanzia e ... il tempo a nostra
disposizione è scaduto.
Non ho più
tempo per fare tutte le domande che mi ero
prefisso, eccetto una: se aveva nel suo ARBORETO un pino loricato. Mi rispose di no
e allora promisi che appena possibile gliene
avrei fatto avere uno.
L'occasione
capitò a novembre dello stesso anno ed ora
sull'Altopiano svetta un piccolo pino
loricato. Lo scorso settembre eravamo
rimasti che sarei passato a trovarlo per
vedere insieme i progressi del Pino loricato
ma poi il mio solito viaggio estivo mi portò
sui Pirenei e quindi l'incontro non si fece.
Poi a
novembre dell'anno scorso seppi della
malattia (un tumore colpi il midollo osseo)
ed allora pensai che non ci sarebbe stato
più nessun incontro.
Quest'anno, a
settembre, sicuramente andrò a vedere il
pino loricato...
Ho raccolto
in una pagina apposita tutti gli articoli
che lo riguardano apparsi sui maggiori
quotidiani di oggi ....
MARIO
RIGONI STERN
I SUOI LIBRI
15 giugno 2008
In un recente
articolo apparso sul Corriere della Sera di
Galli della Loggia sulla questione
meridionale e sulla sua classe politica ha
meritato una risposta di Emilio Colombo
molto articolata ed intensa della quale io ne
condivido per intero i contenuti.
Ho conosciuto
personalmente il presidente Colombo in una
giornata primaverile a Potenza una domenica
mattina. Ci siamo incontrati alla stessa
edicola a comprare il giornale; mi sono
permesso di auguragli "buongiorno" e subito
mi ha chiesto chi fossi. "Sono calabrese e
mi trovo qui per lavoro" risposi.
"Ah
la Calabria splendida regione!" Fu la sua
risposta e poi si avviò per Viale Pretoria
salutato da tutti.
Questo
ricordo dà l'idea di quanto sia ancora oggi
amato questo politico di lungo corso.
Ma ritorniamo
alla sua lettera al Corriere (che invito a
leggere) per affermare con lui che c'è
necessità di rinnovare la classe politica
meridionale e calabrese in particolar modo (NdR)
affinchè la nostra regione recuperi un ruolo
centrale nel Parlamento italiano. Non
possiamo aspettarci nulla di nuovo se ciò
non avverrà in tempi rapidi; né tanto meno
attenderci risultati dal nuovo movimento
meridionale che contratta direttamente con
la Lega.
Una cosa è
certa: il Sud ha votato il PdL perchè deluso
da un centro sinistra rissoso e
inconcludente ma ben presto vuole risultati
concreti e se questi non ci saranno ci sarà
una "levata di scudi" dalle imprevedibili
conseguenze.
intervento di Emilio Colombo
14 giugno 2008
FEDERPARCHI, TAGLIO ICI 'SALASSO PER
NATURA'
(ANSA) -ROMA, 13 GIU - 'Un pesante
salasso per le attivita' di protezione
della natura e del paesaggio e per la
gestione degli Enti di tutela'. Cosi' la
Federparchi giudica il provvedimento del
Governo che taglia molte previsioni di
spesa gia' annunciate, per far fronte ai
costi dell'esenzione dal pagamento dell'Ici.
In particolare, afferma il comunicato
dell'associazione - nella materia di
competenza delle Aree protette, il
Decreto cancella tutti gli stanziamenti
(150 milioni di euro) che nella
finanziaria 2008 erano destinati al
fondo per la forestazione e la
riforestazione; sopprime per intero il
fondo (45 milioni di euro) per il
ripristino dei paesaggi danneggiati da
infrastrutture e abusi; riduce da 5
milioni a 700 mila euro lo stanziamento
per l'istituzione di nuove Aree Marine
protette. Il comunicato chiede che ''Un
settore strategico come quello della
gestione naturalistica, che reca un
contributo inestimabile alla qualita'
della vita dei nostri cittadini e al
prestigio del Paese non venga obbligato
ancora una volta a pagare il conto del
disinteresse della 'grande politica' e
di una concezione miope e
ragionieristica dello sviluppo
economico''.
Ogni commento a
questa notizia è superfluo !
18 maggio 2008
L'edizione di
oggi del Sole24ore porta nella pagina di
economia un insolito articolo dal titolo"Più
petrolio dalla Basilicata" a firma di una
certa Luigia Ierace.
Dalla lettura
del pezzo si evince che la regione è
proiettata sempre più verso uno sfruttamento
intensivo dei giacimenti che ha nel proprio
sottosuolo.
L'articolo
annuncia con enfasi che nel 2012 entrerà in
funzione un altro pozzo che porterà a 154
mila barili al giorno la quantità di
petrolio estratta.
E' molto
forte il messaggio che arriva dall'A.D.
della Total: "Va bene il dialogo ma
quando non si raggiunge l'intesa allora ci
sono le leggi per andare avanti".
Come dire che questo A.D. non si pone il
problema dell'impatto ambientale di una
simile estrazione dal sottosuolo a questa
velocità. Se tutto ciò sarà causa di un
probabile terremoto dagli effetti
catastrofici per l'intero meridione è solo
un incidente di percorso.
In pratica è
iniziato l'attacco a tutti i parchi del sud
(compreso il Pollino).Del resto come dargli
torto con il petrolio a quota 127 dollari al
barile. Però uno sconticino anche per noi
abitanti limitrofi si potrebbe fare...
e che Dio ce la mandi buona ....
per saperne di più
20 APRILE 2008
Il presidente
Pappaterra affido ad un comunicato stampa la
sua risposta in merito all'articolo
pubblicato dall'ESPRESSO.
comunicato stampa ente parco
18 aprile 2008
Apprendiamo
con sottile rassegnazione che ormai non c'è
più nulla da fare per una corretta gestione
delle aree protette in Italia.
In questi
giorni ci capita per le mani una copia
dell'Espresso del 3 febbraio 2008
dove una spietata inchiesta giornalistica
(molto superficiale, a dir la verità, ma
meglio di niente) si occupa di Parchi
nazionali (parco nazionale degli
sprechi). Ovviamente il pezzo apre
con il Pollino, anche se l'inchiesta è a
tutto campo e chi legge ha l'impressione che
nessuno dei parchi italiani sfugge alla
solita logica della lottizzazione e dello
spreco dei fondi destinati alla natura ed
utilizzati in tutt'altro modo. Sul Pollino
si paga un esercito di LSU ([Domenico
Pappaterra, presidente del Pollino, di Lsu
ne ha in carico 64. Si tratta perlopiù di
operai che da un decennio il parco utilizza
con contratti idraulico-forestali. Pur di
tenerli occupati, le Regioni Calabria e
Basilicata pagano i loro stipendi, il parco
versa i contributi (150 mila euro). Ma siamo
al puro assistenzialismo: vero che questi
Lsu qualche lavoro lo fanno, ma Pappaterra
(che segnala la carenza di di dottori
forestali e veterinari) confessa che
impiegherebbe volentieri quelle risorse per
migliorare i servizi di sicurezza, i soli in
grado di debellare gli incendi]),
nello Stelvio invece il presidente si è dato
molto da fare per finanziare un campeggio ed
una pista da fondo;mentre nell'Aspromonte si
sono spesi 650 mila euro per un impianto per
la produzione di idrogeno nel Villaggio De
Leo mai realizzato. .....
Per il resto
leggete l'articolo
parco nazionale degli sprechi
A questo
articolo ne segue un altro pubblicato in
questa settimana dallo stesso giornale a
firma di Riccardo Bocca. Già il titolo è
eloquente: INTRIGO SUL POLLINO. Fa il punto
sulle varie vicende legate alla precedente
gestione che pensavamo ormai cadute nel
dimenticatoio.
per saperne di più
12 aprile 2008
Un parco che
viene (il parco della Val d'Agri) e uno che
se ne va (il Gennargentu) e uno in agonia
(il parco del Pollino).
Tre
situazioni diverse, accomunate da un solo
principio: la delegittimazione del concetto
di Parco, di sviluppo sostenibile, di
economia rurale, nuovo stile di vita e tante
altre cose non in ultimo le situazioni
economiche di molti piccoli centri che
vedono ogni giorno centinaia di giovani
andare via alla ricerca di una dignitosa
rendita economica che possa garantire una
vita felice.
Il parco del
Gennargentu non è mai stato accettato dalle
popolazioni. Mi ricordo che già alla fine
degli anni ottanta la proposta del wwf di
farne un parco nazionale fu tremendamente
contrastata, ma nessuno si pose il problema
di confrontarsi con le popolazioni locali e
rispettarne le volontà. L'iter burocratico
istitutivo fu avviato lo stesso e i
risultati si vedono: i comuni si vedono dare
ragione dal Tar che sentenzia in loro favore
l'annullamento dell'istituzione dell'area
protetta.
La situazione
per certi versi speculare del
Parco della
Val d'Agri
è molto simile. In questo
territorio ricco di petrolio e con i costi
del brend alle stelle figuriamoci se
qualcuno osa mandare via le compagnie
estrattive dell'oro nero. in compenso vi è
un gruppo ristretto di ambientalisti che da
anni si batte per fare nella Valle un nuovo
parco nazionale. Vi sono riusciti lo scorso
7 marzo allorquando si sono visti pubblicare
sulla Gazzetta Ufficiale il decreto
istitutivo. Per cui abbiamo il 24° parco
nazionale d'Italia. Fa niente se poi sopra
le cime degli alberi spiccano le torri
estrattive del petrolio. Non fa niente se
l'intera superficie del parco è solcata da
oleodotti, se il perimetro del parco è stato
disegnato a posta intorno alle aree
estrattive(vedere
cartina del parco
della val d'Agri). Con queste
condizioni valeva la pena fare un nuovo
parco? Ai posteri l'ardua sentenza. Siamo
sempre nella situazione di "posizioni ed
interessi " caduti dall'alto senza che le
comunità interessate abbiano avuto la
possibilità - in entrambi i casi - di dire
la loro. E' emblematica la battaglia
condotta da Francesca Leggeri titolare di
una azienda agrituristica che all'improvviso
si vede minacciato il suo terreno
dall'attraversamento di cinque condotte di
olio combustibile . A nulla sono valse le
sue proteste. Ne è addirittura uscito un
film documentario che invito tutti a vedere
-
PIETRE, MIRACOLI E
PETROLIO IN VAL D'AGRI - che
stigmatizza l'approccio diverso nei
confronti del petrolio. In ogni caso
situazione incompatibile con un parco
nazionale.
Per il
Pollino - per il momento - nessun commento.
Per chi vuole
saperne di più sulla sentenza del TAR che
annulla l'istituzione del Parco del
Gennargentu legga il seguente documento:
PARCO GENNARGENTU
12 marzo 2008
due motivi
in più per boicottare le olimpiadi di
Pechino
PECHINO, Cina -- Se ne
parlava. Lo si temeva. Ma nessuno, fino in
fondo, lo credeva davvero possibile. Oggi,
però, l'incubo di centinaia di alpinisti è
diventato realtà. La Cina ha chiuso ogni
accesso al versante Nord dell'Everest. Quel
terreno, questa primavera, potrà essere
calcato solo ed esclusivamente dalla squadra
cinese incaricata di portare in vetta la
torcia olimpica.
Le avvisaglie
c'erano state qualche giorno fa. A Silvio
Mondinelli, che aveva intenzione di compiere
la prima traversata senza ossigeno della
montagna, era stato negato il permesso di
scendere dal versante Nord con una nota che
comunicava il divieto di compiere traversate
per questa stagione. Questa mattina, poi, è
arrivato il colpo di grazia.

La China Tibet Mountaineering Association ha
fatto un comunicato che non lascia spazio a
dubbi. "Preoccupati per l'intensa attività
alpinistica - recita la nota -
l'affollamento delle vie di salita e la
crescente pressione ambientale nell'aerea
dell'Everest, compreso il Cho Oyu, per
questa primavera non possiamo accordare
permessi alle spedizioni. Quantomeno non
prima del 10 maggio".
La nota è stata inviata ieri a tutti i capi
delle spedizioni che avevano intenzione di
salire la montagna dal versante tibetano.
E così migliaia di alpinisti e di persone
che dovevan far parte dello staff delle
spedizioni si sono trovati di punto in
bianco, "in braghe di tela". Qualcuno era in
procinto di partire, con i carghi già fatti.
Molti avevano già pagato i permessi, i
portatori e i materiali per la spedizione.
Poca consolazione offre la possibilità di
parlare di permessi dopo il 10 maggio, data
entro la quale si presume che la squadra
olimpica cinese riesca ad arrivare in vetta.
Calcolando la logistica delle spedizioni, il
tempo di acclimatamento e la gestione della
salita, quella data offre minime possibilità
di riuscire nella salita, perchè dalla metà
di giugno nella zona subentra il monsone ad
intralciare le cose.
Costretti a cambiare programma in dirittura
di arrivo, ora gli alpinisti dovranno
decidere una strategia alternativa. Tra i
delusi c'è anche Cristina Piolini, che forse
deciderà di anticipare il McKinley, altra
cima della sua corsa alle 7 Summits.
Ma soprattutto, ci si aspetta una piogga di
richieste di permessi dal versante Sud,
quello Nepalese, dove già sono previste
circa 70 spedizioni. E qui, un'altra
sorpresa. Secondo voci riportate da
Explorersweb, le autorità cinesi avrebbero
anche chiesto al Nepal di chiudere l'icefall,
sul versante Sud dell'Everest, fino al 10
maggio.
Obiettivo: non avere nessuno sulla cima
della montagna quando salirà la torcia
olimpiaca. Ma, a quanto pare, il Nepal ha
rifiutato l'idea con decisione.
E pensare che l'anno scorso la notizia di
una eventuale chiusura era stata seccamente
smentita dalle autorità coinvolte. "Nessuna
chiusura e nessuna limitazione al numero di
spedizioni nel 2008" avevano dichiarato i
cinesi dopo una riunione al vertice per
Pechino 2008
Sara Sottocornola
Tibet , cortei di protesta contro Pechino
PECHINO, Cina -- Proteste e
disordini tra il popolo tibetano, dopo la
decisione cinese di chiudere gli accessi
all'Everest in occasione di Pechino 2008. I
cortei di protesta si sono moltiplicati in
diverse parti dell'Asia. Durissima la
reazione del governo, che ha proceduto a
oltre un centinaio di arresti in Cina.
Un'azione condannata da Amnesty
international e di altri gruppi
internazionali.
La
protesta tibetana è iniziata lunedì con il
corteo di 500 monaci nella cittadina di
Lhasa, capitale del Tibet. Corteo a cui si
sono aggregate altre centinaia di persone, e
che è stato seguito da proteste in altri
luoghi. Il corteo però è stato duramente
represso dal governo che ha fatto
intervenire circa duemila poliziotti con gas
lacrimogeni.
Le autorità cinesi hanno motivato l'azione
definendo la protesta "illegale" e
"minacciosa per la stabilità sociale". Ma
l'intervento non è piaciuto ai gruppi
internazionali, che uno dopo l'altro hanno
espresso biasimo per l'intervento cinese.
In India, un'altra protesta contro Pechino
2008, azionata da un gruppo di rifugiati
tibetani, sarebbe stata bloccata dalla
polizia nazionale. I tibetani marciavano
verso la frontiera.
Secondo quanto riferito dalle agenzie
internazionali, queste sarebbero le più
forti proteste tibetane degli ultimi vent'anni.
Le Olimpiadi, infatti, rappresentano una
grande occasione per ottenere visibilità.
Ma, a quanto pare, questo tipo di protesta
non avrebbe l'appoggio del Dalai Lama.
Fonte:
montagnatv 11 marzo 2008 11.13
6 MARZO 2008
Ieri per i parchi è stata una giornata
storica. Finalmente è stato pubblicato sulla
GAZZETTA UFFICIALE il decreto del Presidente
della Repubblica che istituisce il
Parco nazionale dell'appennino Lucano -
Val D'Agri-Lagonegrese. Si è concluso un
percorso che ebbe inizio con la
promulgazione della Legge Quadro sulle aree
protette nel 1991 dove la Val d'Agri fu
inserita come area di reperimento e di
grande valore naturalistico. Questo è un
risultato storico che va verso un nuovo
modello di sviluppo e la Basilicata ha la
possibilità di diventare capofila.
Altre notizie interessanti che vengono fuori
dalla lettura del decreto istitutivo
sono:
una nuova tipologia di zonizzazione che
divide il parco in tre macro aree invece di
due come nel Pollino e l'inclusione
nelle norme di salvaguardia la segnaletica
del Club Alpino Italiano ( Art. 4 comma
f) l'apposizione di cartelli e
manufatti pubblicitari di qualunque natura
e scopo, ad esclusione della segnaletica
informativa del parco e della segnaletica
esistente, purché conforme a quella del
C.A.I.;).
Parco della Val d'Agri
10 febbraio 2008
Incendi: mancato stanziamento fondi Ue a 9
regioni
C'erano i requisiti ma le domande erano
zeppe di errori
(ANSA)-BRUXELLES, 8 FEB- Mancato
stanziamento di finanziamenti previsti dal
Fondo europeo di solidarieta' per le zone
colpite dagli incendi dell'estate scorsa.
Nove le regioni italiane interessate:
Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria,
Basilicata, Emilia Romagna, Umbria e Marche,
Sicilia. Avevano tutti i requisiti, ma ci
sono stati errori nelle domande:in alcuni
casi non e' stata indicata l'entità del
danno ne' la data degli incendi, in altri
era sbagliata la data dei roghi.
Che dire? In una società seria i
responsabili del procedimento verrebbero
licenziati seduta stante ... nel pubblico li
teniamo come se nulla fosse... Forse non
tutti i mali vengono per nuocere, poiché
questa beffa si aggiunge al danno si augura
che si agisca di più nella prevenzione e non
nell'intervento postumo.
30 gennaio 2008
Tirolo:
licenza di uccidere orsi vaganti
BOLZANO
- Licenza di uccidere gli orsi
vaganti. Arriva come un fulmine a
ciel sereno la sconcertante proposta
tirolese di permettere
l'abbattimento di orsi che dovessero
sconfinare sulle Alpi o avvicinarsi
troppo a villaggi o persone.
Esterrefatto il Wwf: "va contro
tutti gli sforzi di conservazione
della specie".
La
vicenda del povero Bruno, il vivace
orso fuggito dall'Adamello-Brenta e
abbattuto in Baviera l'anno scorso,
aveva scatenato un vespaio di
polemiche tra ambientalisti e
amministratori del territorio. Ora,
il provvedimento tirolese rimette
sul tavolo la questione e rischia di
far nascere scontri ancor più gravi.
La
proposta è stata formulata ora dal
governo regionale del Tirolo in
vista della fine del letargo e della
possibilità che qualche orso in
cerca di cibo scappi di nuovo dal
Parco trentino e finisca per
avvicinarsi troppo a cascine, greggi
o villaggi. Se così dovesse
accadere, in Tirolo potrebbero
esserci degli specialisti pronti a
catturare e persino ad abbattere gli
animali ritenuti responsabili di
qualche disordine.
L'unico spiraglio di speranza per
questi orsi sarebbe rappresentato da
alcuni organi locali che dovranno
dare il placet prima che si proceda
all'abbattimento. Ma, ad esempio, i
proprietari dei fondi dove l'orso
venisse sorpreso a far danni, non
avranno più alcuna voce in capitolo.
La
proposta ha provocato sconcerto tra
gli ambientalisti. "Siamo
esterrefatti - hanno dichiarato i
vertici del Wwf -. Questa legge
negherebbe di fatto tutti gli sforzi
di conservazione di questa specie
finora compiuti. Servirebbe invece
molto di più migliorare il rapporto
uomo-orso, utile per la
conservazione della biodiversità e
per il turismo".
Sara
Sottocornola
Fonte:
http://www.montagna.tv/?q=node/6917
14/01/2008
Aree Protette e Parchi
Riportiamo
per dovere di cronaca una puntuale
precisazione di Renzo Moschini sulla
situazione in cui vertono i parchi
nazionali, sulla mania del Ministro
dell'Ambiente di isitutuire nuovi parchi
senza preoccuparsi di come funzionano quelli
esistenti e sull'idea a dir poco bislacca di
un onorevole di unire il Cilento, il Pollino
e la Val d'Agri...
C’e troppa confusione sui parchi
di Renzo Moschini
PISA. Il ministero
dell’ambiente preannuncia la presentazione
di un decreto ministeriale in cui fra le
altre cose è prevista l’istituzione di nuovi
parchi nazionali terrestri come la Val
d’Agri, la Costa Teatina, il Delta del Po.
Certo sempre meglio un decreto ministeriale
di un emendamento notturno come per i parchi
siciliani. Resta il fatto che anche in
questo caso l’assessore della regione veneta
Marangon con ben poco garbo ha
immediatamente rispedito a mittente l’dea
rifiutando anche l’invito dell’ultima ora a
discuterne al ministero. La regione Veneto
non vuol sentir parlare di parco nazionale
preferendo vedersela con la regione Emilia
dove un parco sul delta c’è già ma è
regionale.
Il parco nazionale –si dirà- era previsto
nella legge quadro perchè incavolarsi allora
se il ministero lo rispolvera? Proprio perché non
si è riusciti finora a farlo andava evitato
di metterlo –peraltro senza preavviso- in un
provvedimento destinato solo –come si è
visto- a suscitare e rinnovare polemiche di
cui non ci pare ci sia assolutamente
bisogno. Che senso ha provocare scontri
laddove semmai c’è bisogno di pazienti
confronti e intese? Cosa si vuol dimostrare?
Possibile che non si avvertano i rischi di
questi nuovi focolai ora in Sicilia, ora in
Veneto e così via quando c’è bisogno
finalmente di una politica nazionale di cui
si fa ancora troppa fatica a intravedere
–specie per le aree marine protette- le
linee e un percorso?
Era questo il senso di quelle dichiarazioni
del ministro che vorrebbe un parco nazionale
in tutte le regioni? Se era questo meglio
correggere il tiro.
Non aiutano in
questo neppure altre proposte di cui abbiamo
letto in questi giorni sulla stampa. Un
dirigente dell’UDEUR propone l’unificazione
in un unico parco dei tre parchi esistenti
in Basilicata, Calabria e Campania; il Parco
Nazionale del Pollino, il Parco Nazionale
del Cilento e Vallo di Diano e il Parco
della Val d’Agri-Lagonegrese. Un grande parco che si identificherebbe con
la Grande Lucania d’una volta. Il terzo di
questi parchi figura nel decreto di cui
abbiamo parlato e già gli si prevede un
trasloco. Gli altri due sono tra i parchi
più grandi del nostro paese; 182.180 ettari
il primo 181.048 il secondo. Un numero
infinito di comuni, molte province, tre
regioni e situazioni ancora alle prese con
grossi problemi e difficoltà i primi due
mentre per il terzo il cammino deve ancora
cominciare, Che senso ha creare un’area
protetta smisurata con storie e vicende alle
spalle tanto diverse? Se c’è un problema in
Italia – e sarebbe bene che qualcuno se lo
ricordasse specie se vogliamo fare la terza
conferenza nazionale - semmai è quello dei
tanti parchi di piccola e piccolissima
dimensione. Si pensi prima ai nani che per i giganti c’è tempo.. Se c’è troppa confusione sotto il cielo i
parchi – checchè ne pensasse Mao - non ci
guadagneranno nulla.
Fonte:
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11455
(ANSA) - ROMA, 13 DICEMBRE
2007
Documenti digitali per risparmiare duecentoquaranta miliardi
di fogli di carta ogni anno, equivalenti a
1,2 milioni di tonnellate cartacee e
all'emissione di 4 milioni di tonnellate di
CO2. Si tratta della quantita' di carta
consumata negli uffici italiani secondo una
ricerca dell'Istituto di ricerca
sull'impresa e lo sviluppo del Consiglio
Nazionale delle Ricerche di Torino (CERIS-CNR)
realizzato per Wave Group ed InfoCert che
analizza anche il valore economico e
ambientale della dematerializzazione. Numeri
notevoli, probabilmente inferiori a quelli
reali: le stime di CERIS-CNR si basano,
infatti, solo sui bilanci ambientali di
impresa, sulle dichiarazioni ambientali EMAS
e dati come il consumo di carta per
fotocopiatrici e stampanti. Di qui la
proposta di adottare documenti digitali che
consentirebbe notevoli risparmi ambientali
ed economici. Dallo studio e' emerso inoltre
che l'adozione del documento digitale nei
soli settori soggetti a normativa, come la
Pubblica Amministrazione, porterebbe a un
risparmio tra le 168.000 e le 259.000
tonnellate di materiali cartacei, pari al
13-21% del consumo totale di carta negli
uffici italiani, in sostanza di 1 foglio su
5. Una soluzione che risparmierebbe
l'abbattimento di 6 milioni di alberi,
riducendo di 900.000 tonnellate l'emissione
di CO2. ''Prendendo in considerazione il
solo ambito assicurativo - osserva Roberto
Zoboli, tra gli autori della ricerca - si
stima che il beneficio economico risultante
dalla conservazione sostitutiva dei libri
giornale e sezionali in una compagnia di
medie dimensioni supererebbe i 2,3 milioni
di euro in 10 anni''. Non solo: l'uso del
documento digitale in tutti gli uffici
''contribuirebbe - conclude - all'attuazione
di alcune politiche pubbliche, come la
riduzione del riscaldamento globale e delle
emissioni di CO2, sancita dal protocollo di
Kyoto
9 novembre 2007
Le vicende
politico-comico-ambientalistiche che il più
antico parco d'Italia - il parco nazionale
d'Abruzzo e ora di Lazio e Molise - sta
vivendo in questi ultimi anni sono la spia
di un modo tutto italiano di gestire la
natura e i suoi abitanti. E' a tutti nota la
vicenda della morte di alcuni orsi che ha
veramente ridicolizzato i dirigenti di quel
parco.
Franco Tassi ,
direttore storico di quel Parco, da par suo
, ha fatto il punto su questa ultima
gestione sia della questione Orsi e più in
generale di tutta l'area protetta.
ANSA 29 OTTOBRE
2007
Apprendiamo da un
lancio di agenzia che il Ministero ha
stabilito di trasferire alle regioni dei
fondi speciali in seguito per far fronte
alle prime esigenze in seguito agli incendi
di questa estate.
Rimaniamo a dir
poco stupiti per la logica con la quale sono
stati ripartite le somme. La fanno da
padrone ... il Trentino e l'Emilia
Romagna... roba da matti!!!!
Ma eccovi di
seguito la versione originale della
notizia....
|
Incendi: assegnati I FONDI ALLE
REGIONI |
|
La ripartizione fondi statali a
Regioni |
|
Reso nota la ripartizione di fondi
del trasferimento statale in favore
delle Regioni, della somma di lire
20 mld annue nel triennio 2000-2002.
La Finanziaria 2007 ha autorizzato
lo stanziamento di 8,75 milioni di
euro che sono trasferiti e ripartiti
secondo i criteri della
legge quadro
in materia di incendi boschivi. I
fondi sono stati così assegnati:
Emilia Romagna 1 milione di
euro,Trentino Alto Adige 1 milione
di euro,Marche 647mila euro,Toscana
624mila euro,Veneto 538mila
euro,Piemonte 510mila euro,Sardegna
501mila euro,Abruzzo 482mila euro,
Molise 417mila euro, Lombardia
398mila euro, Puglia 380mila
euro,Calabria 301mila euro,Lazio
291mila euro,Friuli Venezia Giulia
270mila euro,Campania 241mila
euro,Basilicata 238mila euro,Liguria
195mila euro,Sicilia 155mila
euro,Valle d’Aosta 146mila euro
(Fonte: elab NdP su dati ANSA)
QUESTA NOTIZIA LASCIA ALQUANTO
PERPLESSI SULLA LOGICA DI
SPARTIZIONE DEI FONDI: ESSI SONO
INVERSAMENTE PROPORZIONI SIA AL
NUMERO DI INCENDI CHE ALLA
SUPERFICIE ANDATA PERDUTA.
CONFESSIAMO DI NON CAPIRE!!! |
ANSA 23 OTTOBRE
2007
Una notizia dell'ansa
riferisce i dati forniti dal CFS sulla
stagione degli incendi.
La nostra regione è
seconda per numero di roghi solo alla
Campania....
7 ottobre 2007
LE COMUNITA'
MONTANE IN ITALIA
355
le comunità montane
4201
i comuni interessati
12.800
i consiglieri degli enti montani
10 milioni
la popolazione in montagna
187
milioni di euro spesi nel 2006
COSTI
66milioni di euro (56 di
rappresentanza politica e 10 di gestione)
Periodicamente, ad ogni cambio di
governo, ogni finanziaria prova a tagliare o
abolire le Comunità Montane. Anche questo
governo non fa eccezione. Ovviamente monta
subito la protesta e il Primo Ministro ci
ripensa e invece di abolirle tutte prova a
chiuderne solo 105. La protesta non accenna
a rientrare e allora si prova a giocare sui
numeri: i rappresentanti degli Enti Montani
propongono di dimezzare i Consigli, il
Ministro degli Affari Regionali "gioca"
sulla quota, perchè sa che in Parlamento
l'Associazione "Amici della Montagna" è
trasversale a tutti gli schieramenti
politici e quindi qualsiasi provvedimento in
materia non passerà se non si va a patti con
questa piccola lobby. In entrambi i casi non
si affronta il nocciolo del problema che sta
principalmente sulle competenze e sui fondi
a disposizione per realizzare gli scopi
previsti per statuto. La legge
istitutiva prevedeva una serie di compiti di
governo e pianificazione del territorio
molto precisi e chiari: le varie e
successive modifiche a questa norma hanno
svuotato la ragione di esistere dell'Ente.
Il passaggio alle Regioni ha fatto il resto.
Ora sono dei carrozzoni politici inutili,
senza fondi, con personale demotivato e con
grossi conflitti di competenze con altri
enti che si sono aggiunti nel governo del
territorio. Un esempio per tutti: molte
Comunità Montane ricadono in territori dove
insistono gli Enti Parco di nuova
istituzione, i vecchi Consorzi di Bonifica e
gli ambiti territoriali montani delle
province. Troppi. E' necessario che qualcuno
di questi enti venga abolito e trasferite le
competenze a quello superiore. Si avrà il
coraggio di farlo? Ne dubito!!!!!
Un recente articolo pubblicato dal
prestigioso quotidiano cattolico AVVENIRE fa
il punto sulla situazione.
Da mesi sono al centro del dibattito
politico e 'antipolitico', additate come
simbolo peggiore della «casta», esempio di
sprechi e di cattiva amministrazione,
clientelismo e poltrone 'inutili'. A loro
sono dedicate le prime pagine del libro di
Stella e Rizzo. Parliamo delle comunità
montane: 355 enti che sarebbero costati allo
Stato nell’ultimo anno 187 milioni di euro.
Ma è davvero così? Sono proprio 'inutili'?
Sono soltanto un 'costo'? La montagna
italiana divide il Paese....
leggi tutto
1 ottobre 2007
E' apparso sulle pagine di
Repubblica edizione Napoli un interessante
articolo di Paolo Cannata sulla violenza al
paesaggio senza che nessuno se ne
preoccupi....
LEGGI TUTTO
24 LUGLIO 2007
Senza sapere ho ripetuto
alcune considerazioni che il responsabile di
Legambiente Calabria Antonio Morabito aveva
già scritto in un editoriale pubblicato su
Il Popolano on line dello scorso 1 luglio...LEGGI
TUTTO
23 LUGLIO 2007
IL POLLINO VA A FUOCO
Sembrava che il fuoco quest'anno si tenesse lontano dal Pollino
ed invece ecco qua a dover di nuovo parlare
di incendi, di pezzi di territorio che vanno
in fumo (nel vero senso della parola) senza
che nessuno si preoccupi se non di lanciare
anatemi contro i piromani o chiedere
l'intervento dei carabinieri del NOE per
individuarne i colpevoli.
Eccoci di fronte all'ennesimo film già visto diecine di volte e
puntualmente tirato fuori ad ogni emergenza
ambientale, sia se si tratti di incendi sia
se invece sono le alluvioni a tenere banco.
Entrambe le situazioni sono due facce della
stessa medaglia: il territorio abbandonato,
lasciato a se stesso e - complice una
stagione estremamente calda - è vulnerabile
a qualsiasi sollecitazione.
Certo non è con l'intervento dei carabinieri che si risolvono i
problemi. Sicuramente un potere di
intervento enorme - almeno in Calabria - è
riservato alla politica.
L'incendio che per tutta la giornata di ieri ha interessato gran
parte del territorio di Morano calabro,
Castrovillari e Frascineto non si verificava
da anni, Almeno dalla tragica estate del
1993 dove anche in quelle circostanze
perdemmo migliaia di ettari di bosco in
tutta la regione. Sembra che la storia
puntualmente si ripete. Grazie anche alla
negligenza di una classe politica calabrese
sempre più in balia degli avvisi giudiziari
e quindi molto più impegnata a difendersi
nei tribunali, non ha più tempo a
disposizione per risolvere i problemi della
gente e del territorio.
Da quel che si dice in giro (non ho voglia di verificarlo)
proprio in questi giorni è scaduto il
contratto stagionale a quei pochi operai
forestali rimasti ancora in attività dopo le
decimazioni degli anni passati - anche a
causa di una forte campagna di stampa di uno
dei più grandi giornali nazionali (leggasi
CORRIERE DELLA SERA) - che hanno ridotto al
lumicino il personale AIB della regione.
E loro per farsi vedere che esistono e che la loro presenza è
indispensabile in caso di incendio appiccano
il fuoco.
Non c'è che dire sono degli specialisti. Sanno bene come fare, in
quale momento della giornata preparare le
micce, quale vento attendere, in quali
settori della Calabria più sensibili vanno
innescati i focolai di partenza e il gioco
è fatto.
Sfido chiunque - compreso tutte le forze dell'ordine - a prendere
un simile professionista.
E sì !
Si tratta proprio di un professionista che non si fa prendere.
Anzi con queste azioni eclatanti lancia
ancora di più il guanto della sfida alle
autorità politiche e decisionali della
regione.
Come fare? Mi ricordo che ai tempi dei miei studi nel Parco
d'Abruzzo, i bracconieri venivano ingaggiati
... dalle autorità per catturare ...altri
bracconieri.
In altre parole, per prendere un piromane va ingaggiato un
professionista del fuoco.
Ora negli incendi di ieri non ci sono piromani. Sono solo dei
poveri cristi che hanno bisogno di lavorare
e per farsi sentire non resta loro che
appiccare il fuoco dappertutto sperando che
chi di dovere capisca e prenda i
provvedimenti del caso. Altrimenti si andrà
avanti ad oltranza.
Non si fidano più della propria rappresentanza sindacale. Della
serie che chi fa per sé fa per tre. Il
messaggio è chiaro sopratutto verso i
vertici regionali e in particolar modo verso
il nostro presidente Loiero e l'assessore
alla Forestazione che da un po’ di tempo a
questa parte stanno studiando il modo come
fare per smantellare l'Azienda Forestale
Regionale (AFOR) e buttare a mare tutto quel
patrimonio di esperienze accumulato in
diecine di anni di attività del governo del
territorio: basta andare a Piano Tavolara e
vedere tutto quel patrimonio di ricerca
abbandonato, tutte quelle abitazioni
lasciate in balia delle intemperie, la
viabilità montana distrutta e tanto altro.
Hanno la mia solidarietà.
Tuttavia è chiaro che io non condivido i metodi di lotta. Un
filosofo di qualche tempo fa diceva:
tutti possono uccidere un albero: esso non
può difendersi. Un'altra cosa è
l'assalto al Palazzo della sede Regionale.
Lì, forse, ci vuole molta più capacità per
ottenere risultati. Distruggere un bosco è
molto più facile. Credo che lo sappiano ma
non sanno fare altro. Sono completamente
allo sbando, sono disperati e questo è
sicuramente un gesto di disperazione, un
segno premonitore di una stagione ancora da
venire ma triste presagio di un inizio di
lotta senza esclusione di colpi.
Tutto questo per dire che l’incendio di ieri che ha interessato
tutta la parte bassa alle pendici del
Pollino calabrese è un “atto dovuto” alla
negligenza di questa politica che non sa
dare risposte ai propri cittadini.
In tutti i sensi. Sia in chiave di contrasto all’avvio dei
focolai (il personale del CFS è ridotto al
lumicino, tant’è che il Comandante del CTA
del Parco del Pollino ha richiamato il
personale in ferie) sia in funzione di
pronto intervento dopo la partenza del
fuoco. Ieri era palese l’impotenza degli
uomini a Frascineto, quando si sono visti
arrivare le fiamme nei pressi della casetta
di fronte al campo sportivo comunale: era un
via vai di persone che si prodigavano con
secchi, bacinelle, bidoni e “frasche”
contro lingue di fuoco alte diversi metri,
spinte da un vento di libeccio fortissimo,
complice il secco del terreno. Non ho visto
la Protezione Civile comunale (quella di
Castrovillari, smistava il traffico al bivio
della Pietà); ho visto due giovani agenti
del CFS che si prodigavano affannandosi come
meglio si poteva contro le fiamme. Ogni
tanto la zona era sorvolata dall’unico
Canadair disponibile e il fuoco, nel
frattempo, camminava indisturbato verso il
Timpone del Corvo, pronto a salire verso la
Fagosa.
Il vecchio maresciallo del CFS si alternava tra lunghe
conversazioni telefoniche con i propri
superiori, il tentativo vano di organizzare
i numerosi volontari presenti, e qualche
immersione nel fuoco con la “frasca” per
dare aiuto ai propri commilitoni.
È così che si vuole spegnere un incendio?
Infine, approfittando del grosso incendio boschivo, qualcuno ha
pensato bene di dare fuoco al deposito di
copertoni della Pietà è si è completata
l’opera.
Insieme con il fumo acre della vegetazione in fiamme si è
aggiunto anche l’odore pungente della gomma
in fumo anticipatrice di emissione in
atmosfera di una buona dose di diossina.
Il cielo di ieri nell’alta valle del Coscile era veramente un mix
di veleni che più volte mi hanno fatto
pensare a come sono state le immani tragedie
che hanno colpito gli abitanti di Bopal o di
Severo.
Una densa nuvola di fumo nero, spinto verso Est dal forte vento,
sembrava l’inizio di uno di quei film
catastrofici che in questo periodo vanno in
onda sulla televisione nazionale, tanto per
portare a conoscenza degli italiani che
anche loro non sono immuni da simili eventi.
Prove di trasmissione…
FOTO 1
( La nube nera originata dal fumo dei
copertoni bruciati insieme con quello
originato dalla combustione della
vegetazione)
FOTO 2
-
FOTO 3
(COME SI AFFRONTANO LE
FIAMME CON UNA...BACINELLA)
FOTO 4
- (L'arrivo del Canadair)
FOTO 5
- (La splendida pineta a ridosso
dell'abitato di Frascineto percorsa dal
fuoco)
Comunicato stampa ufficiale dell'Ente Parco
nazionale del Pollino
Pubblichiamo sul nostro sito una
interessante riflessione di Antonio Bavusi su dove stanno
andando i Parchi.
AAA, parchi svendesi
di Antonio Bavusi
L’ assedio da parte degli interessi
dell’impresa privata e le pressioni locali
hanno stravolto le finalità ed compiti degli
enti gestori segnalando la svendita dei
parchi. Una chiave di lettura per
comprendere i problemi dei parchi italiani
tra pubblico e privato.
L’impresa privata,
storicamente concessionaria a vario titolo
dello sfruttamento delle risorse naturali
del Paese, mira oggi ad occupare e sfruttare
questi territori, secondo un modello
espansionistico distruttivo finalizzato alla
rendita ed al profitto. Nel
dopoguerra,l’IRI, l’ENEL, L’ENI ed altre
grandi imprese di Stato detenevano gran
parte della proprietà di monti, laghi e
coste per le esigenze produttive più
disparate. Gran parte di questi
beni,ritornati allo Stato con la politica
degli anni 80 e 90, ha reso possibile la
realizzazione del sistema delle aree
protette italiane, ferme, sino a quegli
anni, al periodo fascista. La storia è utile
per ricollegare le battaglie per la
protezione della natura in Italia, di cui
molti non hanno e vogliono aver memoria che
andrebbe invece compresa in relazione alle
nuove strategie del capitale privato che
tende ad entrare in possesso di questi
territori, secondo un modello
espansionistico “neo feudale”. Un attacco al
sistema dei parchi italiani viene dalle
società energetiche ma anche attraverso il
cosiddetto pubblico interesse” che si
esplicita in nuove forme di concessione e
vendita di patrimoni pubblici, dietro cui si
celano sempre interessi di parte. Gli enti
locali, dopo aver ottenuto un maggior peso
decisionale con la Legge n. 426/98, hanno
assecondato per i parchi un modello
produttivistico, trasformandone la funzione
con enti gestori divenuti in molti casi
doppioni di enti-fiera e agenzie di
promozione. I localismi hanno quindi
favorito la premialità politica e la logica
di mediazione tra poteri ed interessi locali
e nazionali, rispetto alla competenza ed
alla professionalità decretando la fine
degli scopi conservazionistici prevalenti
dei parchi.E’
significativo in proposito constatare come
la nascita dei nuovi parchi, pochi negli
ultimi anni, sia divenuta complicata. Veti
incrociati, ripensamenti da parte degli enti
locali, , perimetrazioni e riperimetrazioni
sempre più “a macchia di leopardo” mostrano
una tela di Penelope basata
sull’opportunismo. Evidenziano anche un
conflitto tra interessi economici e tutela
del territorio. Che i parchi non godano di
attenzione, lo si coglie anche dalle varie
recenti finanziarie, dove i fondi per i
parchi vengono drasticamente ridotti. Così
come scompaiono dai capitoli ordinari dei
bilanci regionali, mentre si pensa di
passare dagli enti parco ad altri organismi
di gestione, non importa se “inutili”, come
comunità montane o gestioni affidate a
fallimentari agenzie private di sviluppo
locale, riciclate per l’occasione. Vale
riportare quanto enunciato dall’art. 1 della
Legge 394/91 che, in attuazione degli
articoli 9 e 32 della Costituzione e nel
rispetto degli accordi internazionali “
detta principi fondamentali per
l'istituzione e la gestione delle aree
naturali protette, al fine di garantire e di
promuovere, in forma coordinata, la
conservazione e la valorizzazione del
patrimonio naturale del paese”. Ma cos’è il
patrimonio naturale del paese?Ai fini della
legge (comma 2) costituiscono il patrimonio
naturale le formazioni fisiche, geologiche,
geomorfologiche e biologiche, o gruppi di
esse, che hanno rilevante valore
naturalistico e ambientale. I territori nei
quali siano presenti i valori di cui al
comma 2, specie se vulnerabili, sono
sottoposti ad uno speciale regime di tutela
e di gestione, allo scopo di perseguire, in
particolare, le seguenti finalità: a)
conservazione di specie animali o vegetali,
di associazioni vegetali o forestali, di
singolarità geologiche, di formazioni
paleontologiche, di comunità biologiche, di
biotopi, di valori scenici e panoramici, di
pro cessi naturali, di equilibri idraulici e
idrogeologici, di equilibri ecologici; b)
applicazione di metodi di gestione o di
restauro ambientale idonei a realizzare
un'integrazione tra uomo e ambiente
naturale, anche mediante la salvaguardia dei
valori antropologici, archeologici, storici
e architettonici e delle attività
agro-silvo-pastorali e tradizionali; c)
promozione di attività di educazione, di
formazione e di ricerca scientifica, anche
interdisciplinare, nonché di attività
ricreative compatibili; d) difesa e
ricostituzione degli equilibri idraulici e
idrogeologici. I territori sottoposti al
regime di tutela (comma 4) e di gestione di
cui al comma 3 costituiscono le aree
naturali protette. In dette aree possono
essere promosse la valorizzazione e la
sperimentazione di attività produttive
compatibili. Nella tutela e nella gestione
delle aree naturali protette, lo Stato, le
regioni e gli enti locali (comma 5) attuano
forme di cooperazione e di intesa ai sensi
dell'articolo 81 del decreto del Presidente
della Repubblica 24 Luglio 1977, n.616 e
dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990,
n.142. Il rilancio delle aree protette
italiane dipende dunque dalla capacità di
restituire centralità agli Enti Parco ed
alla funzione prevalente della legge quadro
di conservazione e valorizzazione. Dipende
anche dall’irrinunciabile obiettivo di
perseguire uno sviluppo coerente con i
principi istitutivi dell’area protetta, ad
iniziare ad esempio dall’applicazione
incondizionata (non compensativa) della
legge quadro in materia di aree protette che
prevede l’accesso preferenziale ai
finanziamenti pubblici da parte di quelle
comunità che ricadano nei territori
protetti. Sarebbe quindi necessario rivedere
il criterio delle compensazioni ambientali,
attuate attraverso pareri VIA e di
Incidenza, di frequente “monetizzati” solo
per garantire, attraverso il ricatto sulle
comunità locali, la realizzazione delle
opere.
Un mappa non definitiva della
natura violata
Una mappa, certamente non
esaustiva, delle emergenze ambientali che
riguardano i parchi nazionali e regionali, è
desumibile dalle segnalazioni dei comitati,
associazioni e cittadini. Dalle montagne
alpine dei ricchi a quelle dei poveri del
sud, evidenzia conflitti d’interesse e
contraddizioni nelle programmazioni delle
Regioni e dei diversi enti del territorio.
Al sud sono prevalenti gli interessi delle
società energetiche interessate allo
sfruttamento delle risorse naturali
dell’Appennino (vento, biomassa vegetale e
petrolio) ed a nord quelli turistici
(villaggi, seconde case, piste da sci, etc).
Vi sono sul banco degli imputati anche le
grandi opere stradali e le infrastrutture
che contrastano con le finalità
dell’istituzione dell’area protetta. Quasi
sempre i parchi vengono esautorati dalle
decisioni di Regioni e Stato che
addirittura, in diversi casi, autorizzano
progetti in contrasto con le finalità del
parco. In Lombardia ed in Trentino, nel
Parco Nazionale dello Stelvio, le emergenze
riguardano le ripetute manomissioni della
Cresta Sobretta e il disboscamento della
Zona Santa Caterina Valfurva e nella Val
Solda per la costruzione di seggiovie,
impianti sciistici, nonostante la
Convenzione per la protezione delle Alpi
miri a salvaguardare l'ecosistema naturale
per lo sviluppo sostenibile attraverso la
tutela degli interessi economici e culturali
delle popolazioni residenti dei Paesi alpini
aderenti. Nel parco della Valle del Ticino
sono le infrastrutture a destare perplessità
per gli effetti sugli ambienti naturali come
il progetto dell’autostrada Broni-Mortara,
autorizzato anche dal parco, e la bretella
tra Baffalora – Malpensa con la
realizzazione della terza pista
aereoportuale milanese. Anche in Veneto sono
gli impianti sciistici a creare problemi,
questa volta nel parco naturale Adamello
Brenta in pieno comprensorio Pinzolo Madonna
di Campiglio (Area SIC/ZPS) e nel parco
nazionale Gran Paradiso in Piemonte-Valle
d’Aosta con numerosi i progetti turistici e
di seconde case, come il villaggio turistico
a Valsavarenche. Nel parco regionale del
Delta del Po, ai ben noti problemi idrici,si
aggiunge quello della caccia che si intende
autorizzare a privati in alcune aree
cuscinetto (prato Budello). Nel parco
nazionale d’Abruzzo sono i progetti di
realizzazione ed ampliamento di piste per lo
sci che hanno disboscato ampie aree
montuose. Stesso problema nel parco
nazionale Foreste Casentinesi, nei siti
della Rete Natura Foresta di Campigna,
Foresta la Lama, Monte Falco. Nel Parco Gran
Sasso Monti della Laga il piano d’area
“Montecristo Scindarella” prevede impianti
sciistici anche all’interno di SIC e ZPS,
mentre nel parco regionale Sirente Velino
sono gli impianti eolici e i campi da golf
le emergenze prevalenti. Nel Lazio, dove da
enti autonomi gli enti parco rischiano la
trasformazione in agenzie, si prevede di
realizzare nuove piste per lo sci nel parco
dei Monti Simbruini, mentre nella Riserva
Decima-Malafede in area SIC è prevista la
costruzione di una bretella autostradale del
Corridoio Tirrenico Sud. In Umbria si pensa
di affidare la gestione dei parchi alle
Comunità Montane, con altre opere stradali
quali il cosiddetto “Quadrilatero” nel parco
regionale di Colfiorito con una nuova
lottizzazione nel parco fluviale del Tevere.
Speculazione edilizia che non risparmia il
parco nazionale dell’Arcipelago Toscano
mentre nel parco regionale Migliarino San
Rossore Massaciuccoli è prevista la
costruzione di un porto turistico (Marina di
Pisa) con nuove speculazioni edilizie a fini
turistici e seconde case. Nel parco
Nazionale del Pollino, la centrale a
biomassa Enel brucerà oltre 350 mila
tonnellate di legname da reperire, in base
al parere positivo di incidenza rilasciato
dalla Regione Calabria, nel territorio del
parco. Assieme agli incendi ricorrenti,
soprattutto nei mesi estivi, il fabbisogno
elevato di biomassa mina la biodiversità
delle foreste per le quali le Regioni
Calabria e Basilicata autorizzano i tagli
come è il caso del parco nazionale della
Sila, ove in base a convenzioni tra comuni e
privati viene attualmente prelevata la
biomassa per le centrali del crotonese e del
cosentino. Altri problemi riguardano lo
stravolgimento architettonico di monumenti,
come il Monastero S.Maria delle Armi, ove
questa volta è addirittura un centro visita
del Parco o a S.Maria di Costantinopoli, sul
Fiume Lao, dove stravaganti restauri hanno
sfigurato le caratteristiche del luogo.
Sempre nel Parco Nazionale del Pollino,
diversi sono i progetti di costruzione di
impianti eolici che riguardano le Valli del
Lao ed in Basilicata i versanti montuosi del
Lagonegrese, con la minaccia rappresentata
dalle compagnie petrolifere che, oltre in
Val d’Agri, ove tengono bloccata la
perimetrazione del parco Nazionale Appennino
Lucano Val d’Agri Lagonegrese, bussano alle
porte del territorio protetto del massiccio
calabro lucano e del parco regionale
Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane.
Sempre nel P.N. del Pollino la FICK
(Federazione Italiana Canoa e Kaiak) intende
restringere in più punti il fiume Lao per
rendere più impetuose le acque mentre a
monte, sempre Enel, vorrebbe realizzare,
oltre alla centrale a biomassa, uno
sbarramento artificiale. Sempre in
Basilicata, in Val d’Agri c’è la “spaccabasilicata”,
una mega opera stradale (Lauria – Candela)
inserita nella legge obiettivo con il
stratosferico costo di 9 miliardi di Euro
che impatterà assieme al petrolio sugli
ecosistemi del parco e sulle risorse
idropotabili della Valle ed il Lago del
Pertusillo (area SIC) ove la Regione ha
bandito un concorso di idee per la
costruzione di un ponte inutile e impattante
sull’ambiente naturale, mentre l’Enel,
proprietaria del Lago Grande di Monticchio,
intende vendere l’area e la Coca Cola,
proprietaria dei territori delle acque
minerali, ipoteca il futuro dell’istituendo
parco regionale promesso dalla Regione da
oltre 15 anni. Impianti eolici sono previsti
in Calabria nel parco delle Serre, mentre in
Campania, l’area marina protetta Punta
Campanella è minacciata dalla costruzione di
porti turistici (Massa Lubrense, Piano di
Sorrento). Nel parco regionale dei monti
Picentini, l’Acquedotto Pugliese ha in fase
di realizzazione la galleria Pavoncelli bis
che, nel raddoppiare la portata
dell’acquedotto, prosciugherebbe le sorgenti
del Sele e del Calore Irpino, nonostante
l’opposizione del parco dei Monti Picentini,
mentre la Gas Plus ha richiesto la
costruzione di un gasdotto che attraverserà
numerose aree naturali del parco. Nel parco
regionale del Matese, in Campania, è
l’abusivismo edilizio a farla da padrone,
mentre per il parco nazionale del Gargano si
chiede la riduzione del perimetro ( stessa
situazione per il P.N. del Pollino) per
permettere nuovamente la caccia, mentre il
cemento dilaga sulle coste protette del
promontorio pugliese. Anche i parchi
nazionali di più recente istituzione si
dibattono in problemi come quello dell’Alta
Murgia in Puglia, dove le cave e lo
spietramento assieme agli impianti eolici
stanno stravolgendo il paesaggio murgico.
13 luglio
2007
Una Scomoda Verità. Il futuro del pianeta è
in bilico
La minaccia
arriva dal riscaldamento globale. Un consiglio
utile vale l’anteprima del più sconcertante film
documento degli ultimi anni
UNA SCOMODA VERITA'
" E' la prima
volta che faccio pubblicità a un film. E' un
piccolo tributo, un inezia per la salvezza
del pianeta." Beppe Grillo
“A metterci nei guai non è
ciò che sappiamo, ma ciò che pensiamo sia la
verità e invece non lo è.”
Mark Twain
Ho visto di recente il video
dove un ex futuro presidente delgi Stati
Uniti d'America (sua la definizione) -
Al Gore - propone con una serie di
convincenti immagini, grafici e
testimonianze vere che il nostro pianeta è
sull'orlo di una catastrofe climatica di
immane dimensioni, tale da mettere in serio
pericolo la sopravvivenza dell'umanità
stessa.
Molti legano questo
discorso opportuno ed opportunista alle
vicende climatiche di questo periodo
caratterizzate da ondate di caldo,
alluvioni, siccità ed epidemie varie mai
incontrate prima.
Il protagonista è
niente meno che il vice presidente Al Gore
il quale, in seguito alla sconfitta subita
alle elezioni del 2000, ha deciso di
dedicarsi alla salvaguardia del pianeta. In
questo illuminante e intenso ritratto, Gore
e il suo “spettacolo itinerante sul
surriscaldamento globale” divertono,
coinvolgono e stimolano lo spettatore comune
a riflettere sulla cosiddetta “emergenza
planetaria” prima che sia troppo tardi.
Nel
2005, in America si sono registrate le più
disastrose calamità naturali della storia.
Sembra evidente che ci stiamo avvicinando a
un punto di non ritorno e Gore non usa mezzi
termini per spiegare la preoccupante
situazione. La sua storia personale si
alterna ai dati e alle previsioni future: lo
studente universitario idealista che temeva
una preoccupante crisi ambientale è
diventato un giovane senatore alle prese con
una dolorosa tragedia familiare che ha
mutato la sua visione delle cose. Infine,
l’uomo che è stato a un passo dal diventare
presidente ha deciso di tornare a occuparsi
della causa a cui ha dedicato una vita: con
la convinzione che ci sia ancora tempo per
porre rimedio.
Intelligente, stimolante e
ricco di speranza, UNA SCOMODA VERITA'
dà voce alle persuasive argomentazioni di Al
Gore: non possiamo più permetterci di
ritenere il surriscaldamento globale un
semplice problema politico. Piuttosto, si
tratta della sfida morale di maggiore
portata con cui la nostra civiltà globale
dovrà fare i conti.
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