IL PINO LORICATO - PAGINA INIZIALE

IL PINO LORICATO

 L’albero degli Dei

di Michele Zanetti

 
   

 

Tra le numerose specie della flora arborea d’Italia il pino loricato costituisce, per interesse naturalistico e bellezza, un elemento di straordinaria importanza. Pur senza vantare le altezze svettanti dei pecci alpini, né il tronco colossale dei secolari castagni d’Appennino o la chioma imponente dei patriarchi di faggio e di rovere che crescono isolati sui versanti dei rilievi montani e collinari della penisola, questo albero s’impone all’attenzione del naturalista come un protagonista assoluto. Il suo speciale fascino è dovuto a numerosi aspetti: della sua storia naturale, della sua tardiva scoperta da parte di illustri naturalisti, ma anche e soprattutto dall’aspetto, che è quello tipico degli organismi modellati per adattarsi ad ambienti estremi, nei tempi lunghissimi dell’evoluzione naturale.

Prima di descrivere il contesto in cui il leggendario pino loricato cresce e si propaga, si ritiene tuttavia importante soffermarsi sulle sue origini e sulla sua scoperta.

Il pino loricato (Pinus leucodermis Antoine), che deve la propria denominazione italiana al particolare reticolo di fessurazione della corteccia, che fa somigliare quest’ultima alle loriche delle armature romane, è da considerarsi uno dei protagonisti della grande migrazione floristica quaternaria. Nel corso degli eventi di espansione glaciale, infatti, questa specie riuscì a trasferire i propri semi dall’area balcanica di cui è originaria, alle montagne italiche del meridione. Il suo anonimato naturalistico venne interrotto nella penisola soltanto nel 1905 dal botanico Biagio Longo, anche perché Michele Tenore, insigne studioso napoletano che l’aveva scoperto nel 1826, la confuse con una specie affine presente nel suo stesso areale.

Il nome scientifico, letteralmente “Pino pellebianca”, deriva invece alla specie dall’aspetto grigio-biancastro e lucente che la corteccia assume negli alberi maturi.

L’areale geografico d’origine di questo albero è caratterizzato da un baricentro balcanico; il pino loricato, infatti, vegeta in un areale disgiunto, che si compone di quattro aree balcaniche e di un’area italiana, compresa quest’ultima tra il Monte della Croce in Campania e i Monti dell’Orsomarso nella Calabria tirrenica. Anche all’interno del suo areale italico, peraltro, la sua presenza risulta discontinua e caratterizzata da estese soluzioni di continuità. Si può pertanto affermare che il pino loricato è, per l’Italia, l’albero del Pollino e non a caso la specie è stata adottata quale simbolo dell’omonimo Parco Nazionale, che tutela l’area montana collocata in territorio calabro-lucano.

I caratteri biometrici e botanici della specie si riassumono in uno sviluppo massimo in altezza pari a circa 20 metri, che fa assegnare quest’albero alle specie di seconda grandezza; alla dotazione di foglie lineari e pungenti di colore verde scuro e di lunghezza pari a 7-9 cm e di strobili solitari che maturano in due anni e presentano una lunghezza di 7-8 cm. Si tratta di specie arborea rupestre, d’ambiente montano, che predilige le rupi calcaree aride e che fiorisce in giugno. Pur essendo massimamente distribuito entro la fascia altitudinale compresa tra i 1000-1600 m, nelle solitarie montagne del sud questo albero sfida gli elementi fino alle massime quote, potendo superare i 2200 m di altitudine.

Se tuttavia si prescinde dal dato meramente scientifico-naturalistico e si decide di affrontare l’avventura della diretta conoscenza di questo affascinante albero, allora e solo allora si potranno scoprire le ragioni che ne fanno, appunto, un gigante di ineguagliabile fascino.

Esiste, sui monti del Pollino, un luogo che la fantasia popolare ha denominato Giardino degli Dei. E’ un luogo speciale e di bellezza indescrivibile, costituito dall’aspra dorsale calcarea di un monte chiamato Serra di Crispo. Ebbene, in questo luogo vegeta da tempi immemori una comunità di pini loricati che formano un singolare “parco alberato” d’altitudine. Un bosco rarefatto, in cui giganteggiano, appunto, le stupefacenti e secolari sculture viventi dei pini loricati.

Aleggia, sulla dorsale battuta dai venti, un’atmosfera solitaria e strana; con qualsiasi tempo: con le nebbie primaverili o le spesse coltri di neve dell’inverno o, ancora, con la luce calda e tremula dell’estate o con quella cristallina dell’autunno inoltrato, i pini loricati sembrano immobili guerrieri collocati a guardia di un prato dove gli dei si ritrovano per raccontarsi storie e per godere, nella primavera, il profumo delicato dei cespugli di dafne. Osservandoli a distanza ravvicinata si scopre, quindi, che ciascuno di essi ha una lunga storia da raccontare a chi sappia interpretare i linguaggi e i segni della natura; sono storie di tenzoni antiche, aspre e terribili, combattute con il vento, con il ghiacchio e con la calura estiva. Lotte individuali di titani, affrontate semplicemente per sopravvivere e per portare a termine la sacra missione affidata a ciascun albero dal sistema naturale: quella di sopravvivere e di diffondere il proprio seme sui versanti aspri della montagna.

Accanto ai patriarchi viventi si osservano infatti le spoglie candide dei pini vinti dagli elementi; morti in piedi o schiantati al suolo, come giganti mitici le cui ossa biancheggiano contro il cobalto dei cieli mediterranei.

Percorrendo questo luogo solitario in punta di piedi, nel timore di lasciare un segno che lo profani e lo sottragga al tempo ancestrale cui appartiene, è talvolta possibile ascoltare nei silenzi sommitali delle montagne lucane, l’ululato del lupo. E sulla ruvida lorica è possibile scorgere il rampichino, che visita, furtivo, le cavità e gli anfratti dei tortuosi tronchi secolari.

E’ in questi momenti che l’emozione più profonda pervade l’anima e che si percepisce come il dono dei pini loricati sia null’altro che una delle mille manifestazioni sovrannaturali di un dio che si chiama Natura.     

 

 

Scheda del pino loricato

PINO LORICATO

 

Famiglia

Pinaceae

 

Genere e specie

Pinus leucodermis Antoine

 

Forma biologica e caratteristiche

Pianta a portamento arboreo, molto longeva (fino a oltre 700 anni d’età); nella forma eretta può raggiungere i 20 m di altezza. Il tronco è possente e talvolta tortuoso e diviso dalla base; i rami sono espansi in orizzontale a formare una chioma piramidale, spesso di tipo stratificato e deformata a bandiera, di modesta densità e di colore verde scuro. Le foglie sono aghiformi riunite in fascetti di due, rigide e pungenti, lunghe 7-9 cm. Gli strobili sono solitari e di profilo ovoidale, lunghi 7-8 cm, con squame a mucrone breve e maturano in due anni. La germinazione dei semi è assai lenta (due anni) e l’accrescimento risulta pari al 15% di quello riscontrato in altre specie. E’ specie pioniera

 

Fioritura

Giugno

 

Biotopo elettivo

Rupi e costoni calcarei luminosi e aridi, anche con forte inclinazione e suolo povero.

 

Diffusione

Presenta un areale balcanico frazionato in quattro aree e un areale italiano con le stazioni seguenti: Monte della Croce in Campania; Monte La Spina in Lucania; Monti del Pollino e dell’Orsomarso in Calabria.

 

Rapporti con l’uomo

Grazie alla ricchezza di resina il legno si decompone con estrema lentezza. Gli usi sono gli stessi del pino laricio; in passato veniva impiegato per la fabbricazione di mobili e serramenti. Attualmente è il simbolo del Parco Nazionale del Pollino.

 

Problemi di conservazione

Per la esigua dimensione delle sue popolazioni (alcune migliaia di individui in tutto) e per la frammentazione dell’areale italico la specie risulta vulnerabile.

 

NdR

Come erroneamente affermato dal Zanetti esistono esemplari di Pino loricato che superano i mille anni e l'areale in Italia del Pino Loricato ricade esclusivamente all'interno del perimetro del Parco nazionale del Pollino. La specie non è presente in Basilicata

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Fonte

Agenda 2007 del Club Alpino Italiano

 

www.acalandrostour.it