PRESENTAZIONE DEL TERRITORIO Il territorio del Parco nazionale del Pollino si presta per numerosi Tour di varia difficoltà ed interesse. Si va da semplici attraversate in Land Rover da un versante all'altro, dal mare Jonio al Mar Tirreno tra incomparabili paesaggi, ambienti e situazioni dettate dalla presenza dell'uomo ma anche dalla rinaturalizzazione in atto dovuta all'abbandono che la montagna ha subito nel corso degli ultimi cinquant'anni, a lunghe, più o meno facili ascensioni a piedi, a cavallo, in mountainbike. Da queste semplici
considerazioni va da se che il visitatore attento coglie in ogni momento
della gita in Land Rover
Il silenzio, la luce radente, la brezza dovuta all'esposizione del luogo verso il mare circostante, i rumori dei campanacci, il canto degli uccelli, il volo dell'aquila, del grifone o del falco pellegrino sono solo alcune delle emozioni che si vivono quando ci si immerge nella natura selvaggia nel Parco nazionale del Pollino. Poi ci sono le comunità, le frazioni, i piccoli borghi ricchi di tradizioni, usi e costumi, che rendono ancora più interessante questo territorio. Paesi come Rotonda, Aieta, Viggianello, Civita, San Severino Lucano, San Lorenzo Bellizzi e tanti altri, sono veri scrigni che nascondono tesori di inestimabile valore sia dal punto di vista architettonico che paesaggistico o storico culturale. Ovunque si trovano tracce di civiltà passate. Enotri, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli, francesi e albanesi hanno percorso in lungo e in largo il territorio del Parco nazionale del Pollino. Ed, ovviamente, hanno lasciato testimonianze del loro passaggio molto interessanti per capire il nostro passato.
Infatti, il nostro Parco è uno delle aree protette d'Italia dove si coniuga natura con storia, antropologia e religione. Le comunità arbëreshe costituiscono un valore aggiunto all'offerta turistica che normalmente un Parco dispone verso il mondo escursionistico e turistico. Civita, Acquaformosa, San
Costantino albanese, San Paolo Albanese, Lungro, Frascineto, Ejanina e
Plataci costituiscono quasi il 10% della popolazione residente
all'interno del Parco. Ne consegue che il loro peso culturale sia
notevole da numerosi punti di vista. La particolare posizione
geografica del massiccio montuoso del Pollino lo pone a cavallo di tre
microclimi molto diversi tra di loro che sono fondamentali per la
formazione di paesaggi singolari e molto diversificati: abbiamo da un
lato le fiumare dell'alto jonio cosentino; ma abbiamo anche i grandi
canyon del Raganello, della Garavina e del Frido, oltre la gola dello
Strittolo. Di contro, nel versante
tirrenico, umido ricco di acqua, vi scorre uno dei fiumi più importanti
del Parco: il Lao. L'antico
Laos Potamos conosciuto già dai
greci, usato come via d'acqua per collegare le città dei due mari per il
commercio dell'ossidiana. Resta ancora oggi uno dei corsi d'acqua
percorribili in gommone o in canoa e in gran parte sfruttato da
associazioni che propongono il rafting. A nord del Parco, invece,
scorre da Nord-Ovest a Sud-Est il fiume Sinni, l'antico Siris, che alimenta
anche la diga in terra battuta più estesa d'Europa. Grandi boschi di faggio,
di castagno, di lecceta oltre ai rimboschimenti a pino nero o d'Aleppo,
ormai naturalizzati, costituiscono il cuore del sistema montuoso. Infine, il "pezzo forte" è
dato dal pino loricato (pinus Leucodermis Antoine), vero e proprio
relitto fossile di epoche geologiche lontanissime.
Molte cime,
contrariamente a quanto affermato sui testi di geografia, presentano
oltre il limite di vegetazione, veri e propri boschi a pino loricato. La
Montea (1825 m), la Serra delle Ciavole (2127 m), La Serra di Crispo
(2053 m), lo stesso Dolcedorme(2267 m) hanno veri e propri areali a pino
loricato dove si trovano piante gigantesche e vecchie di quasi mille
anni.
Tutto questo e molto altro
è racchiuso in questo spazio. "Nessuno che visiti
questi monte queste regioni deve rinunciare alla visione di questo
spazio rinchiuso dalle cime dei monti" scriveva nel suo diario di
viaggio Norman Douglas |