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La Manfriana

 

 

  la vetta degli Dei

 

 

La Manfriana è una delle più importanti cime del gruppo montuoso del gruppo del Pollino.

La sua sagoma a piramide la rende inconfondibile da qualsiasi punto si guarda.

Secondo alcuni storici[2]  la Manfriana è stata “usata” come punto di riferimento per chi viaggiava lungo la “via d’acqua” del Raganello tra Sibari e Monte Coppolo.

 

Il numero del sentiero è il 941 ed è contrassegnato con le bandierine bianco-rosse.

 

Lunghezza del Percorso: 6340 m (solo andata)

Dislivello in salita: 746 m

Dislivello in discesa: 2 m

Rifornimento idrico: nessuno (in variante si raggiunge la Fonte di Piano Ratto)

Comuni interessati: Civita, Frascineto, Castrovillari

 

Descrizione del percorso

Si parte da Colle Marcione nei pressi del Centro di Educazione Ambientale, a quota 1237, si imbocca la stradina forestale a sinistra della strada asfaltata e si prosegue sulla sterrata in leggera salita, ignorando la stradina che piega a destra in direzione della sorgente di Marcione.

Si avanza sul crinale dall'ampio panorama e nei pressi del cancello di chiusura pascolo presso l'abitazione in costruzione ci si inoltra nel bosco di faggio che ben presto porta ad intersecare

la stradina forestale che conduce al Piano di Ratto.

A questo punto si piega a sinistra e si prosegue in leggera discesa lungo la stradina forestale fino a raggiungere un colle e, prima di valicare, si imbocca il sentiero verso destra, caratterizzato da scalini in pietra, e si prosegue in salita su questo percorso fino a giungere all'incrocio di Passo della Scala.

Si prosegue a destra nel bosco di faggi fino ad una prima radura da dove si avanza in forte salita in direzione della cresta (contrassegnato da un omino di pietra).

Una volta giunti sul crinale bisogna scendere verso il Passo del Principe.

Dal Passo si prosegue tenendosi sul sentiero pietroso fino a giungere nei pressi dei resti di piloni di legno, testimoni dei grandi disboscamenti del passato, da dove si piega sulla destra e si avanza tra spettacolari esemplari di pino loricato fino a sbucare al Passo di Marcellino Serra.

Da qui si procede seguendo il crinale fino a giungere in cima al Monte Manfriana settore orientale.

Si ritorna per la stessa via oppure, una volta giunti al Passo del Principe, si lascia la via di cresta e ci si inoltra, in forte discesa, nel bosco fino a giungere sulla antica mulattiera  a mezzacosta.

A questo punto si prosegue sulla destra e in pochi minuti si arriva al Piano Ratto.

Da qui si avanza verso il pianoro successivo e poi si piega a sinistra verso Colle Marcione.

 

 

1.     Elementi culturali

 

La tappa si snoda su un itinerario che comprende il territorio di due comuni di origine albanese: quello di Civita e Frascineto. Paesi che ancora conservano le tradizioni più vere e genuine della cultura albanofona come la Vallja del martedì di Pasqua, durante le quali si intrecciano danze allegoriche e canti antichi alludenti alle vittorie dell’eroe nazionale Skanderbeg, che combatté gli eserciti turchi. La Vallja con “fantasiose evoluzioni ed improvvisi spostamenti imprigiona qualcuno del pubblico” meglio se “lëtir” (italiano), che paga al bar simbolicamente il proprio riscatto. A costui, volta per volta, si improvvisano versi di lode e di ringraziamento in lingua arbrëshë, poggianti sul ritmo sempre uguale nel tempo del canto. Civita e Frascineto appartengono alla eparchia di Lungro, professano la religione cattolica di rito Greco-Bizantino Questa tradizione si è costruita progressivamente attorno a Costantinopoli,1'antica Bisanzio, quando divenne capitale dell'impero romano all'inizio del IV secolo. Integrò prima patrimoni di spiritualità cristiana nati in piú luoghi: in Siria, soprattutto nel mondo mediterraneo ed ellenista, ma anche nel retroterra di lingua e cultura propriamente siriaca, in Cappadocia e nell'Asia Minore. Si sviluppò, in seguito, ricevendo importanti contributi dai santuari e dai celebri centri monastici sparsi in Terra Santa, a Gerusalemme e nei deserti vicini. Si costituì così una brillante ed armoniosa sintesi di pensiero e di preghiera, arricchita da fonti provenienti da tutto 1'Oriente cristiano.

 

 

2.     Elementi ambientali

 

Questo itinerario si snoda in gran parte, prima di salire sulla panoramica cresta del Monte Manfriana, all’interno di una delle più belle foreste del Parco Nazionale del Pollino: la Fagosa. Essa si estende su tutto il lato Nord-Ovest dell’alta valle del Raganello ed è composta da un'unica specie di albero: il faggio. Al suo interno si nasconde uno degli ultimi branchi del lupo appenninico, che si muove inseguendo furtivamente i numerosi cinghiali. Un’altra specie rara ed interessante che si può osservare dentro il bosco è quella del picchio nero; costruisce il suo nido sui faggi più vecchi e più grossi. Un buon tratto del sentiero cammina in quota sulla lunga cresta della Manfriana, e da qui il paesaggio è da mozzafiato, verso Sud si domina tutta la valle del Coscile e la fertile piana di Sibari; ad Ovest si stagliano i cosiddetti Monti dell’Orsomarso, che sono il prolungamento verso il tirreno del Parco. Ad Est, invece, si vedono le prime forre del Raganello. Su questo crinale si può osservare l’elegante veleggiare dell’aquila reale e del grifone.

 

 

3.     Elementi storici

Sulla Manfriana, 1981 metri di quota, si trovano dei massi squadrati dalla mano dell’uomo. Con sicurezza non si sa perché è stato fatto questo lavoro, alcuni pensano che su questa montagna si volesse costruire un tempio; altri invece teorizzano che la costruzione, mai finita, servisse come punto di avvistamento e controllo delle antiche strade di comunicazione, che collegavano il territorio calabro a quello lucano. Accanto a questi blocchi litei squadrati è stata rinvenuta una moneta magnogreca; “il suo conio mostra, sul diritto, il toro con testa umana barbuta. Sull’altro verso è raffigurata la dea Athena dai capelli intrecciati con nastro e ornati  da un grappolo d’uva pendenti sul collo, per simboleggiare il prodotto più importante della città-territorio a lei consacrata. Secondo la cultura del tempo, l’effigie della dea decorata con la figura di un prodotto serviva ad assicurare la continuità del suo raccolto e quelle delle offerte a lei dovute. Nel nostro caso, il toro simboleggiava l’Italia della Magnagrecia Jonica e Athena con l’uva quella dell’Enotria Tirrenica”.[3]

Emanuele Pisarra

 

Si ringrazia Antonello Parrilla per la ricerca sugli elementi culturali, ambientali e storici

  


 

[1] Liquore digestivo di genziana preparato secondo un’antica ricetta (top secret) dai moranesi…

[2] Lorenzo Quilici, Atti e Memorie della Magna Grecia, 1969

[3] Vincenzo Barone, Pollino lavoro e civiltà,  La Fossa del Lupo, edizioni Prometeo, Castrovillari, 1994.

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