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Il libro del mese

 

 

 

 

luglio 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

La sezione del Club Alpino Italiano d Castrovillari ha appena compiuto dieci anni di attività.

Il lieto evento è stato festeggiato nella magnifica cornice del Protoconvento di Castrovillari con un convegno dove il presidente del Sodalizio Eugenio Iannelli ha tracciato un lungo e dettagliato excursus storico delle motivazioni e delle innumerevoli traversie che hanno portato alla nascita della sezione in Città.

Nella stessa occasione - alla presenza di un folto pubblico - si sono ricordate le numerose iniziative che la sezione ha portato avanti in questi dieci anni di presenza sul territorio.

Emanuele Pisarra ha tracciato nella introduzione al volume il lungo percorso fatto dal CAI in questi dieci anni.

La rivoluzione silenziosa.... leggi tutto

 

 

 

 

 

dicembre

 

F.Brevini, Rocce, Mondadori, Milano, 2004 € 17.50

ISBN 88-04-51913-4

 

 

 Franco Brevini è professore di letteratura italiana all'università di Milano. E' anche collaboratore per la montagna del Corriere della Sera. Io lo conobbi in questa veste: fine anni ottanta la montagna torna alla ribalta per i numerosi incidenti alpinistici che mietono vittime. Lui era impegnato a scrivere che non era la montagna "assassina" come qualche editorialista la definì, ma bensì gli avventori che si avvicinavano ad essa, poco preparati, spesso male equipaggiati che si avventuravano in percorsi fuori dalle loro possibilità. Io stesso fui testimone sul Monte Bianco (estate del 1991) di un incidente mortale "grazie" a dei pessimi scarponi che un signore polacco indossava mentre affrontava il ghiacciaio del Miage. Questi ad un tratto si aprirono causando lo scivolamento dell'alpinista in un crepaccio. A nulla valse il pronto intervento del Soccorso Alpino valdostano. In quella occasione lessi il primo articolo di Brevini che si sforzava di descrivere che non era la montagna assassina ma bensì il cattivo equipaggiamento dell'alpinista la causa dell'incidente.

Per un breve periodo ha insegnato anche all'università della Calabria.

Risale a questa epoca (inizio anni novanta) l'avventura alla scoperta della Calabria e della Basilicata.

Il volume parla anche di scalate in altri posti del mondo.

Io voglio sottolineare le gite che egli ha fatto sul Pollino e in Basilicata,  nei momenti di "buco" tra una lezione e l'altra e i fine settimana quando era raggiunto da moglie e figli.

Due i brani che mi hanno colpito: l'incontro con Albino Pierro e l'escursione sul Pollino (che lui vedeva dalla finestra del suo alloggio ad Arcavacata) e sul Raganello.

La descrizione che fa del poeta in occasione di un incontro nella sua abitazione di Roma è molto "forte":  "omino calvo, con il volto sofferente, e due baffetti che gli davano l'aria del questurino meridionale più che del poeta".

Invece un giorno dopo aver finito gli esami propose ai figli: volete vedere un canyon? E si avviarono per raggiungere Civita e il Raganello.

Molto affascinante la descrizione di Civita e del Raganello...

 

 

 

 

 

 

 

novembre

 

 

 

A. Moratti, Ricordi di Farneta, Edizioni Messaggero, Padova, 2006 senza prezzo

 

   Mi ha molto colpito la lettura di questo libretto (l'autore lo presenta come manoscritto) perchè mi collega ai ricordi di bambino quando mio padre di ritorno dal lavoro (rientrava a casa ogni 15 giorni) mi raccontava di questo monaco, farmacista, medico, grande giocatore di tressette scientifico e fumatore di sigaro di Farneta.

Dalla piacevole lettura si penetra in un mondo scomparso di un piccolo villaggio di montagna sulla dorsale jonica ai confini con la Basilicata ricco di aneddoti, di fascino seppur pieno di povertà.

Si tratta di Farneta, frazione del Comune di Castroregio, diviso in due quartieri separati da un fosso, a ridosso del Timpone della Rotondella, dista diversi chilometri da Oriolo.

Padre Alfredo Moratti dei frati conventuali minori nato a Tuenno in provincia di Trento nel 1920 viene mandato, insieme con Padre Dianiele, a dare una mano al Vescovo di Lungro.

Ben presto viene spedito in quel di Farneta e qui svolge per diecine di anni la sua missione pastorale.

"L'inverno era freddo e la canonica si trasformava in luogo di ritrovo; il calore del focolare a legna, molto e bene alimentato conciliava e favoriva lo scambio di idee, il dialo, la distensione; finchè il sonno non dava i primi segnali. Al di fuori buio fitto pesto. Per ritornare a casa si preparavano in anticipo dei tizzoni ben accesi , in modo che all'uscita agitandoli producessero un certo bagliore che almeno impediva di inciampare"...   

Ma ciò non impediva alla "Città" di Farneta che un tempo contava più di cinquecento abitanti e ora meno di cento di dare i natali ad illustri personaggi...

Un volume che si legge tutto d'un fiato ma che contiene uno spaccato di un mondo straordinario ricco di armonia, concordia e ospitalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

ottobre

 

B. Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, Sellerio Editore, Palermo, 1983   € 5.16

ISBN 88-389-0222-4

 Si tratta di un saggio estratto dal volume di Benedetto Croce Vite di avventure, di fede e di passione (Bari, 1947).

Agile volumetto che le guide del Parco letterario intitolato ad Isabella Morra propongono alla fine del loro spettacolo.

Anche è stata una scoperta per caso in quanto di ritorno da uno dei miei soliti viaggi sulle Alpi lessi dalle pagine del Corriere della Sera che Dacia Maraini e Michele Mirabella all'indomani (giorno del mio compleanno) avrebbero letto le poesie di Isabella Morra a Valsinni, piccolo paese materano.

Inutile dire che il giorno dopo mi precipitai a Valsinni ed ascoltai i brani del canzoniere di Isabella Morra letti dalla Maraini in modo sublime. Già conoscevo, per il mio lavoro, il paese, la montagna e il fiume ampiamente decantati dalla poetessa, ma la lettura suggestiva della Maraini e di Mirabella me ne hanno fatto ulteriormente innamorare.

Non manca occasione per recarmi nei luoghi morriani.

Croce in questo piccolo volumetto ricorda la storia della famiglia Morra così come riportata dal regio consigliere Marcantonio di Morra pubblicata nel 1629 a Napoli.  Tanto più che quel Marcantonio di Morra era figlio di Camillo, il più giovane fratello di Isabella.

Non vi racconto i contenuti. Posso solo dire che il Croce da par suo ha saputo raccontare in modo eccelso le tristi vicende della famiglia Morra, del feudo di Favale (Valsinni), di Isabella e del feudatario Diego Sandoval de Castro.

Un libricino che si legge d'un fiato ma ricco di uno spaccato di storia locale che tutti dovrebbero conoscere.

 

 

 

 

 

giugno

 

Sac. Camillo Perrone, SAN SEVERINO LUCANO, Notizie storiche, geografiche, religiose, folkloristiche& varie, edizioni il Coscile, Castrovillari, 2007

ISBN 88-87482-85-3

 

 

  Il Libro di Don Camillo Perrone, traccia la storia di San Severino Lucano attraverso i secoli , le vicende politiche e la natura.

Il volume dato alle stampe in occasione del cinquantesimo Anniversario di sacerdozio di Don Camillo Perrone e del Duecentesimo anniversario della istituzione di San Severino lucano come comune autonomo (1806-2006).

Don Camillo Perrone dopo una piccola parentesi di sacerdozio a Teana dal 1957 ha sempre diretto la Parrocchia di San Severino lucano. Ha vissuto ed è stato un protagonista attento delle vita comunitaria, partecipando a tutti gli eventi che il piccolo borgo ha vissuto negli ultimi cinquant'anni. E' una vera e propria memoria storica di tutti gli eventi religiosi, politici e sociali. Di questa grande e poderosa memoria l'autore - con l'aiuto magistrale di Giorgio Braschi che ha curato fin nei minimi particolari la grafica, la ricerca iconografica, l'impaginazione e la cronologia degli eventi- è messa "nero su bianco" a "futura memoria" di quanti volessero capire la micro storia di una comunità come esempio di appassionata partecipazione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni.

in circa quattrocento pagine si parla di tutto. Dalla geologia, alle prospettive zootecniche del territorio; dalla dominazione spagnola al triste fenomeno del brigantaggio e molto altro.

Il ricco corredo di immagini storiche, di documenti e manifesti politici fanno del testo di don Camillo Perrone una pietra miliare organica nella geografia bibliografica del Pollino.

In ultimo non si può non sottolineare il ruolo dell'amministrazione comunale a guida del prode Franco Fiore che non lesina l'impegno - non solo culturale ed economico - per promuovere il territorio, la storia e le tradizioni di San Severino Lucano.

 

 

 

 

Giugno

AA. VV. La Chiesa di Santa Maria Assunta in Civita, Rubbettino, 2007

 

     Una nuova pubblicazione va ad arricchire la già copiosa bibliografia su Civita e le sue peculiarità turistiche, naturalistiche e religiose.

Il volume curato nei testi da Vincenzo Bruno e Don Antonio Trupo, nella fotografia e nella grafica da Emanuele Pisarra "offre" al pubblico sempre più esigente che frequenta Civita una pratica guida che apre al visitatore una finestra nel profondo mondo bizantino fatto di icone, mosaici, affreschi e spiritualità orientale.

I numerosi  lavori di abbellimento portati avanti da papas Antonio Trupo hanno reso la Chiesa di Santa Maria Assunta con la collaborazione del Ministero dei Beni culturali - per il lato economico - un vero e proprio gioiello dell'arte bizantina in Italia.

L'Iconostasi, i Mosaici, il Polielios, il fonte Battesimale, le Icone, le pitture bizantine, la cattedra episcopale sono alcuni argomenti trattati con grande garbo e professionalità dagli autori portando con mano il lettore verso una spiritualità profonda che ormai si respira a pieni polmoni nella Chiesa di Santa Maria Assunta.

Una scheda ricca di notizie su Civita completa il testo.

Infine, un glossario e l'elenco dei sacerdoti che si sono avvicendati alla guida dei fedeli civitesi conclude il lavoro. (L.S.)   

 

 

 

 

 

 

 

Maggio

 

Saggi Universale economica Feltrinelli

Le guerre dell'acqua

Vandana Shiva

pagine 128 € 13.50

 

Mi ha molto colpito la lettura di questo libricino sull'acqua di una economista indiana che ho trovato per caso sugli espositori della Feltrinelli di Bari qualche giorno fa. Ella fa il punto della situazione "acqua" e centra in pieno il valore profondo del famoso liquido azzurro consapevole che le prossime guerre si faranno in nome di essa (Nel 1995 il vicepresidente della Banca mondiale espresse una previsione inquietante: "Se la guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno come oggetto del contendere l’acqua") . Una lettura avvincente che consiglio ai lettori di queste pagine.

Fisica ed economista indiana, Vandana Shiva ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1993; è direttrice del Centro per la scienza, la tecnologia e la politica delle risorse naturali di Dehra Dun, ed è considerata uno dei massimi esperti mondiali di ecologia so­ciale. Il piccolo libro che presentiamo, ultimo comparso in Italia di una già lunga serie di piccoli ma densi saggi dell'Autrice, è di agevole lettura e fornisce un utile strumento di riflessione sul valore e l'uso di una risorsa che sta diventando sempre più preziosa. Attraverso puntuali riferimenti alla cultura dell'acqua nella penisola indiana, e supportando le argomentazioni con una ben documentata messe di dati, l'Autrice ci porta a considerare con occhi diversi il problema delle risorse idriche. La lettura ci guida a re­cuperare all'acqua il suo significato più profondo di radice della vita e quindi di elemento di condivisione sociale, in contrasto con la visione mercificata che prevale nel nostro mondo occidentale e che viene letta come origine delle guerre. Si riporta a seguito un passo significativo, che l'Autrice chiama "i nove principi della democrazia dell'acqua".

 

1. L'acqua è un dono della natura.

Noi riceviamo l'acqua gratuita­mente dalla natura. È nostro dovere nei confronti della natura usare questo dono secondo le nostre esi­genze di so­stentamento, mantenerlo pulito e in quantità ade­guata. Le deviazioni che

creano regioni aride o allagate violano il principio della democrazia ecologica.

2. L'acqua è essenziale alla vita.

L'acqua è la fonte di vita per   tutte   le specie. Tutte le specie e tutti ecosistemi hanno diritto alla loro quota di acqua sul pianeta.

3. La vita è interconnessa mediante l'acqua.

L'acqua connette tutti gli esseri umani e ogni parte del pianeta attraverso il suo ciclo. Noi tutti abbiamo il dovere di assicurare che le nostre azioni non provochino danni ad altre specie e ad altre persone.

4. L'acqua deve essere gratuita per le esigenze di sostentamento.

Poiché la natura ci concede l'uso gratuito dell'acqua, comprarla e venderla per ricavarne pro­fitto viola il nostro insito diritto al dono della natura e sottrae ai po­veri i loro di­ritti umani.

5. L'acqua è limitata ed è soggetta ad esaurimento.

L'acqua è limitata e può esaurirsi se usata in maniera non sostenibile. Nell'uso non sostenibile rientra il prelevar­ne dall'ecosistema più di quanto la natura possa rifonderne (non sostenibilità ecologica) e il consumarne più della propria legittima quota, dati i diritti degli altri a una giusta parte (non sostenibilità sociale).

 6. L'acqua deve essere conservata.

Ognuno ha il dovere di conservare l'acqua e usarla in maniera sostenibile, entro limiti ecologici ed equi.

7. L'acqua è un bene comune.

L'acqua non è un'invenzione umana. Non può essere confinata e non ha confini. È per natura un bene comune. Non può essere posseduta come proprietà privata e venduta come merce.

8. Nessuno ha il diritto di distruggerla.

Nessuno ha il diritto di impiegare in eccesso, abusare, sprecare o in­quinare i sistemi di circolazione dell'acqua. I permessi di inquinamento commerciabili violano il principio dell'uso equo e sostenibile.

9. L'acqua non è sostituibile.

L'acqua è intrinsecamente diversa da altre risorse e prodotti. Non può essere trattata come una merce.

 

 

 

 

 

 

 

Febbraio

 

ETTORE MO

 fiumi

LUNGO LE GRANDI AUTOSTRADE D'ACQUA DEL PIANETA

Rizzoli € 16.50

ISBN 88-17-01162-2

Ettore Mo è forse uno degli ultimi giornalisti ambientali che esplora il mondo di persona recandosi con tutti i rischi del caso in luoghi inospitali, ricchi di insidie, privi di qualsiasi comodità per dare di persona impressioni, racconti ed immagini di luoghi che non si trovano proprio dietro la porta di casa.

Molti di questi reportage sono stati pubblicati sul Corriere della Sera e facevano parte di un inchiesta che Ettore Mo ha condotto scrivendo di fiumi e d'acqua da tutto il mondo per scongiurare la prossima guerra mondiale che si combatterà in nome dell'acqua.

 È un itinerario che tocca in India le città sante lungo un Gange paurosamente contaminato da rifiuti organici e industriali, e la controversa diga sul Narmada, che potrebbe provocare catastrofi ambientali e di sicuro costringe all'emigrazione forzata milioni di persone. In Medio Oriente passa dal Giordano (causa di contese idriche o banco di prova del processo di pace tra Israele, Siria e Giordania) e da Tigri ed Eufrate, il cui flusso, in Turchia, è ingabbiato da dighe contestate da Siria e Iraq. Arriva in Italia, nel bacino del Vajont ancora segnato dall'orrore della notte tra il 9 e il 10 ottobre 1963, e sul Piave, teatro della memoria consacrato alla Prima guerra mondiale. Ritorna in Estremo Oriente, alle Tre Dighe sullo Yan-gtze, dove la Cina ha costruito uno sbarramento orgo­gliosamente definito la "seconda Grande Muraglia", e sul Mekong insanguinato dai ricordi della guerra in Vietnam e dei massacri di Pol Pot in Cambogia.

Il viaggio prosegue in Africa sulle acque miracolose del Nilo, in America tra Rio delle Amazzoni e Mississippi, sulla lastra ghiacciata del lago Bajkal, in Siberia. Attraversa la desolazione di un lago d'Arai, nell'Asia Centrale, ormai qua­si completamente prosciugato, per finire sulle sponde del Danubio. È un'inchiesta emozionante, illustrata dalle fotografie di Luigi Baldelli, su una natura continuamente manipolata, sull'ambiente sfregiato, su decine di specie animali condannate all'estinzione*. Come sempre accade nei libri di Mo, è prima di tutto una storia di uomini: gli uomini che scatenano le guerre dell'acqua e quelli che, in grande maggioranza, ne sono le vittime.

 

 

 

 

 

 

Gennaio

 

 

ATLANTE DELLA TAVOLA

di Federico Valicenti  Edizioni Librare 2006 s.p.

ISBN 88-88637-59-1

 

 

     Federico Valicenti è sicuramente lo chef più originale dell'intero territorio del Parco nazionale del Pollino. Sia perchè è uno dei pochi professionisti che fa di una passione un lavoro, sia perchè se non è tra i fornelli si trova certamente in una biblioteca o archivio di stato a spulciare vecchi documenti e atti notarili per trovare qualche spunto per nuovi piatti o per recuperare e reinterpretare antichi sapori da proporre al gastronauta in terra di Basilicata.

Un lavoro certosino di recupero di ricette-simbolo legato al tempo, alle feste, ai riti religiosi e alla materia prima disponibile sul territorio. Questa sfida alla globalizzazione Federico Valicenti la chiama "battaglia per l'Antica cucina lucana"  al fine di scongiurare la omologazione dei cibi e dei gusti alimentari, per creare un interesse nei confronti dei prodotti tipici legati alla cultura e alla storia del territorio.

Infine, con il segreto (ma non tanto) obiettivo di costruire in Basilicata una mensa della tradizione e della memoria.

Un atlante della tavola che spazia dal medio evo ai borboni, dal Vulture al Pollino, dalle comunità arbëreshe del Nord Basilicata a quelle del Sud.

Un atlante della tavola proprio di Federico Valicenti, grande cultore di una regione come la Basilicata, antica di usi, tradizioni e prodotti tipici mutuati dai paesi vicini ma fatti propri per geografia, storia e orografia del paesaggio che ne hanno determinato caratteristiche uniche in fatto di gusto, colore, profumi e sapori.

In una pagine Federico riferisce del Rosolio di Aglianico (dalla ricetta segreta della nota casa vinicola Armando Martino di Rionero in Vulture) come di una delizia di famiglia da condividere con gli amici...con una gradazione alcoolica di 22-23°. la temperatura di servizio deve essere di circa 12°C . Ripulisce la bocca lasciando sensazioni variegate di Mediterraneo... non abbiamo dubbi! 

Un volume dalla veste grafica molto carina, ben curata, con immagini "mozzafiato" arricchisce le ricette, i consigli e la giusta dose. Un elenco prezioso di indirizzi utili chiude l'atlante della tavola lucana...riservato a quei gastronauti esperti navigatori alla ricerca della materia prima ...

 

 

Divisa e con le forze disperse, è la stirpe albanese, nella terra delle genti. Senza bandiera! Senza libri! e pur ha una nobile lingua. E' sola, e l'avversa fortuna la sferza...

 (G. De Rada, Uno specchio d'umano transito, p. 37)

 

 

 

Dicembre

 

 

F. D'Agostino - C. Bellusci ARBASHKUAR Dizionario illustrato Italiano-Arbërisht e Shqip - Edizioni Orizzonti meridionali 2006 € 45.00

ISBN 88-89064-54-4

 

Questa rubrica del sito Acalandrostour tratta recensioni di  libri letti in prevalenza dal responsabile editoriale  Emanuele Pisarra e che riguardano soprattutto testi di montagna: sia essi guide sia saggi.

     In questa occasione facciamo un eccezione alla regola consueta per parlare di un primo volume di un OPERA OMNIA in 15 tomi sugli ALBANESI D'ITALIA - Dizionario illustrato Italiano-Arbërisht - Shqip scritto a quattro mani da due eminenti studiosi di linguistica come Costantino Bellusci e Flavia D'Agostino. La collana esce per i tipi delle Edizioni Orizzonti Meridionali con la grafica e la copertina al primo volume elaborata dal carissimo Francesco Bruno; la prefazione è di Francesco Fusca.

550 pagine, migliaia di voci arbëreshe, oltre 300 illustrazioni, note d'uso, monografie,modi di dire, proverbi che nel primo volume sono interamente dedicati alle comunità di Civita, Ejanina, Frascineto, Firmo, Lungro, San Basile.

Già il titolo è eloquente: Arbashkuar è la contrazione delle due parole Arbëresh e Bashkuar (Arbershe e Unione/insieme). Nella prefazione Fusca paragona il lavoro di Bellusci e della D'Agostino ad un contenitore che armonizza lessico e storia, antropologia e geografia, didattica e pedagogia. Oltre diecimila termini linguistici tra sinonimi, varianti, proverbi e frasi idiomatiche bilingue con una sorta di restauro linguistico per recuperare il termine ormai in disuso.

Seguono alcune brevi schede sia di carattere storico sia geografico sui comuni oggetto della ricerca. Conclude una raccolta di frasi, proverbi, idiomi e parole comuni dell'arbëresh standard.

Un lavoro veramente fine ed eccellente per la metodologia, serietà e professionalità nella ricerca, nella cura e nella fedeltà di riporto di termini e vocaboli ormai in disuso. Un ottima banca dati da fungere come memoria alla quale attingere in casi di perdita di termini. Una raccolta di espressioni, di frasi e di modi di dire che denotano la ricchezza di una lingua antica che sa sfidare il futuro nel mondo della globalizzazione. Questo lavoro serve a noi tutti per non perdersi e non perdere le proprie radici, per avere sottomano un testo pronto per essere consultato nel recupero di una parola, di una frase, di un proverbio, di una situazione che certamente è contenuta in Arbashkuar, che potrà essere utile sia per arricchire il proprio vocabolario, sia per portare një çik ujë (secondo la parlata civitese) al fiume linguistico arbëresh per scongiurarne il prosciugamento.

 

 

 

 

 

novembre

 

 

 

Giovanni Capra, Due cordate per una parete, edizioni il Corbaccio, Milano, 2006

 

L'immensa parete Nord dell'Eiger, più conosciuta con il nome di Nordwand, è la più alta, la più celebre e la più micidiale parete delle Alpi. situata nel cuore dell'Oberland bernese innalza con un dislivello di 1800 metri in un solo slancio i suoi fianchi neri e lisci al di sopra dei verdeggianti pascoli della valle di Grindewald.

Lionel Terray, I conquistatori dell'inutile

Così afferma in un passaggio del suo libro il celebre Lionel Terray grande alpinista svizzero e che viene riportato con evidenza su "DUE CORDATE PER UNA PARETE" di Giovanni Capra, dove l'autore racconta uno spaccato dell'Italia alpinistica degli anni sessanta, fatto di operai, contadini e artigiani che nei ritagli di tempo libero si cimentavano in scalate estremamente difficili.

Una di queste imprese è sicuramente la Parete Nord dell'Eiger. essa fu scalata la prima volta nel 1938 da Harrer, Heckmair , Kasparek e Vorg. fino al 1962 nessun italiano era arrivato in vetta. Ci avevano provato in tanti ma tutte le imprese erano finite in tragedia.

Nell'agosto del 1962 due cordate di forti alpinisti italiani determinate a raggiungere la vetta si incontrano sotto il secondo nevaio e decidono di continuare insieme. La progressione diviene più lenta ma continua , e nonostante il cattivo tempo, tutti e sei arrivano in vetta e scendono a valle senza un graffio.

Un libro che racconta uno spaccato di giovani che hanno vissuto l'epopea d'oro dell'alpinismo italiano.

La maggior parte delle cordate che scalano l'Eiger scendono dicendo: "una esperienza magnifica ma non lo rifaremo mai più"

 

 

 

 

 

 

ottobre

 

 

 

 

G. Malafarina (a cura di), La Galleria delle Carte geografiche in Vaticano, edizioni Panini, Modena, 2006

 

 

 

Per quanti hanno avuto modo di visitare i Musei Vaticani non è sicuramente sfuggito l'attraversamento della Galleria delle Carte Geografiche.

Spesso questo attraversamento si svolge in fretta perchè si è presi dall'ansia di raggiungere presto la cappella Sistina non si presta ad essere osservato con un attimo di calma.

Il mio invito a soffermarsi un momento ad osservare queste meravigliose Carte delle regioni d'Italia a grande scala vuole essere un momento di  riflessione sul ruolo della geografia per conoscere e far conoscere popoli, territori, usi e costumi del bel Paese.

Eppure questi affreschi costituiscono nel loro insieme il più vasto ciclo pittorico di immagini geografiche esistente al mondo ed una delle più straordinarie imprese artistiche del tardo Cinquecento. 

La Galleria delle Carte Geografiche fu voluta dal papa Gregorio XIII (il papa della riforma del calendario)  tra il 1580 e il 1581 e realizzata dal cosmografo e matematico perugino Egnazio Danti dei Domenicani, autore dei cartoni preparatori di tutte le tavole, con la collaborazione di di una folta compagine di pittori e stuccatori, tra cui spiccano i paesisti fiamminghi Matthjis e Paul Bril, il bresciano Gerolamo Muziano e l'orvietano Cesare Nebbia.

32 tavole geografiche di 4.30 metri di larghezza e 3.30 metri di altezza occupano i lati della Galleria tra una finestra e l'altra e 8 di minori dimensioni sono disposte sui lati minori.

Il ciclo comincia idealmente con le due tavole dell'Italia antiqua e dell'Italia nova che si fronteggiano su pareti opposte poco dopo l'ingresso Sud della galleria e prosegue con le altre tavole 30 tavole maggiori. Queste raffigurano le regioni d'Italia e il territorio di Avignone mentre le 8 tavole minori rappresentano quattro tra le maggiori città portuali (Civitavecchia, Ancona, Genova, e Venezia) e quattro isole minori (Tremiti, Elba, Corfù e Malta). 

La Calabria è rappresenta con due carte (Calabria Citerior e Ulterior - settentrionale e meridionale) molto belle, immerse in un mare di un blu intenso. Calabria Citerior (Calabria settentrionale).

Calabria Citerior (Calabria settentrionale)
La penisola è circondata da ambo i lati da un mare increspato e solcato da diverse imbarcazioni: sul Tirreno una fusta in alto e un brigantino in basso, e sul mare jonico (qui chiamato Hadriaticum) due galeoni e poi una fusta e un vascello. Il disegno orografico lascia intendere solo in modo approssimato le posizioni e le dimensioni dell'altopiano della Sila e della catena costiera.
I fiumi sono numerosi ma, ad eccezione del Grati e di buona parte del suo bacino, delineati in modo alquanto trascurato. Gli insediamenti umani sono documentati quasi solo nel bacino del Grati e sopra le coste tirreniche. Cosenza, segnalata col nome latino, è posta con precisione sul punto ove confluiscono i tre fiumi che formano il Grati. II maggior richiamo ad epoca antica è dato dal disegno di eserciti che si fronteggiano e di quartieramenti militari fra Montalto e Rende: la battaglia avvenuta nel 330 a.C. fra l'esercito di Alessandro il Molosso re di Epiro, che vi rimase morto, e uno schieramento di Bruzi e Lucani.

Calabria Ulterìor (Calabria meridionale)
La tavola che ritrae la parte meridionale della Calabria, è in condizioni di conservazione migliori di quella che riguarda la parte cosentina della penisola bruzia.
Il mare pare sferzato da venti da ovest che gonfiano le vele di parecchie imbarcazioni: nel mare occidentale un galeone nel golfo di Lamezia e poi una galeazza, e due navi da carico; nel mare orientale, un vascello, una fusta e una grossa imbarcazione priva di vela, ma con un alto albero. Le proporzioni del rapporto in larghezza fra la parte della penisola a nord della strettoia di Catanzaro e l'istmo sagomato dai golfi di Lamezia e di Squillace sono giuste. Il disegno orografico mira a mettere in risalto la catena che forma l'asse della penisola, figurata come un dorso lunghissimo dagli spalti meridionali della Sila allo stretto di Messina: all'estremo meridionale della penisola si staglia distesamente il nome di Aspromonte.
Riguardo ai luoghi abitati, ne risulta un elevato numero, con una distribuzione discretamente uniforme (tranne che nello spazio silano, che ne è privo, anche perché in buona parte rivestito di rigogliose boscaglie).
Da notare lungo la costa jonica la segnalazione di Castra Annibalis: la posizione forse non è la più giusta, ma il riferimento si inquadra linearmente nella nozione cheAnnibale per tre inverni (206-203 a.C.) pose le sue basi a Crotone.

 

 

 

 

 

settembre

  

 

    

Emanuele Pisarra, A piedi sul Pollino - Edizioni Prometeo - € 10.33

ISBN 88-95109-00-7

 

 

    Settembre è il mese di rientro dalle vacanze ed è anche un ottimo periodo per ricominciare ad andare in montagna, almeno per il fine settimana, perchè la luce, i paesaggi tardo estivi, il clima e tante altre motivazioni possono diventare un ottima scusa per ricominciare a percorrere i nostri sentieri.

Per questo mi permetto di consigliare a tutti visitatori di questo sito la mia guida A PIEDI SUL POLLINO dove chi vuole camminare sul questo territorio e su sentieri nuovi e poco battuti non ha che l'imbarazzo della scelta.

Il volume di pratica consultazione contiene 114 percorsi consigliati di vario tipo, con cartina tempi di percorrenza e coordinate GPS dei punti di partenza e arrivo, con una piccola descrizione sulle aspettative di quel sentiero.

buona camminata a tutti!

      

 

 

 

 

 

Agosto

 

Michele Zanetti, La voce del tuono due storie alpine di cinquemila anni fa

Duck Edizioni € 5.00

CAI CSVFG

 

 

Conosco Michele Zanetti da alcuni anni, da quando scrisse una splendida ed originale Guida al Parco nazionale del Pollino. In seguito ho acquistato un altra interessante pubblicazione sull'Ecostistema Dolomiti ed ora La voce del tuono.

Questo libricino piccolo ma molto interessante ti colpisce già dalla dedica in prima pagina: A COLORO CHE CAMMINANO ATTRAVERSO LE MONTAGNE, PER SCOPRIRE, PER STUPIRSI E PER RACCONTARE. Esattamente quello che io faccio: cammino, mi stupisco e (provo) a raccontare.

Raccontare la storia dell'uomo di Mondeval - Grande Cacciatore - o del Cercatore di Luoghi - Uomo di Similaun - è rendere partecipi tutti i lettori di tutti i tempi a storie, avventure, luoghi difficili ma nello stesso tempo splendidi, ricchi di un misterioso fascino,raccontati con dovizia di particolari da far venie i brividi.  

 

 

 

 

Luglio   

 

 

 

 

 

 

 

Reinhold Messner con Thomas Huetlin La mia vita al limite edizioni Corbaccio  € 16.60

L'autobiografia di una leggenda dell'alpinismo raccontata in una conversazione con Thomas Huetlin giornalista dello Spiegel dove si discute di rapporti con la famiglia, la politica, le amicizie e i nuovi progetti che Messner ha in cantiere.

Un volume che racconta le scelte - spesso dolorose - che Messner ha dovuto prendere velocemente e in ambienti difficili con condizioni climatiche proibitive. I vari tentativi di scalare diverse cime dell'Himalaya in solitaria falliti regolarmente; falliti per difficoltà più psicologiche che tecniche. I rapporti con i compagni di cordata. Il rapporto con i soldi (noi alpinisti guadagniamo rispetto ad un pilota di formula 1 in rapporto di uno a mille) ma le spedizioni sono comunque molto costose.

I progetti dei vari musei di montagna sparsi per il trentino e l'Alto Adige perchè una possibilità per esprimersi come lo sono stati i libri. Le battaglie per ottenere in concessione i luoghi dove realizzarli spesso sono stati fonte di forti contrasti con le autorità competenti.

Un grande libro, che si legge d'un fiato, che racconta veramente una vita vissuta al limite.

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     Giugno

       

 

Francesco Tomatis: FILOSOFIA DELLA MONTAGNA

Bompiani, 222 pp., euro 12.50

 

 

Francesco Tomatis è professore di Ermeneutica fìlosofica a Salerno. Egli alla montagna eleva un inno, modulandolo secondo diversi registri espressivi. Per lui, la montagna è il luogo di emozioni straordinarie, di esperienze irripetibili, di domande abissali e di risposte decisive. "La mistica propria della montagna - scrive Tomatis - sta nella sua capacità di far chiudere gli occhi ancora troppo rapiti dai saltimbanchi del rapido progresso, effimero se non vano o catastrofico, per riaprirli alla semplice profondità delle dimensioni vere. La montagna purifica dai sogni della ragione e dai suoi incubi conseguenti, ridimensiona [,..] ogni velleità spropositata". La montagna di Tomatis è magistra vitae, e, dunque, filosofa, e non casualmente Nietzsche, che passeggiando per i sentieri dell'Engadina ebbe alcune delle sue più profonde e fulminanti intuizioni, afferma che "filosofia ... è la libera scelta di vivere fra ghiacci e alte cime". Montagna filosofa, montagna come simbolo sacro. "La fatica, la pazienza, la costanza ,che la montagna esige selezionano le persone, cogliendone la bontà del cuore e premiandole con soddisfazioni in apparenza minime, ma di grande valore, come la libertà interiore, l'amicizia, la solidarietà, l'amore per ogni forma di realtà e di vita". Si legge nell'opera "Pellegrino cherubico", di Angelo Silesio, il celebre teologo e mistico originario di Breslavia, vissuto fra il 1624 e il 1677: "Certo un abisso è Dio: ma a chi vuole mostrarsi, questi deve salire sino in cima ai monti eterni".

Infine, il volume chiude con un ottima ed attuale intervista-postfazione a Reinhold Messner sulla situazione della montagna mondiale.

Per chi volesse approfondire l'argomento si legga la trascizione parziale della video-chat intitolata "Per raggiungere la vetta è meglio studiare Socrate o scalare la borsa?" condotta dalla Giornalista Valeria Palumbo il 10 ottobre 2005.

 

 maggio

 

 

 

Mauro Corona,  Vajont: quelli del dopo

edizione Piccola biblioteca Oscar 2006 € 8.00

 

Un bel testo che riproduce, rielaborate, le lunghe discussioni svoltesi ad Erto (uno dei paesi, insieme con Casso che ha subito l'immane tragedia del Vajont) per non dimenticare.

Un volume dalla scrittura asciutta, scomoda, tipica di chi ha vissuto sulla propria pelle una simile tragedia. ricordare per non dimenticare. perchè non dimenticando simili eventi si ha la possibilità di non riproporli. Forse.

una lettura avvincente che ti trascina in un vortici di vicende di umili persone che ricordano ancora come in una notte di ottobre di un anno ormai lontano( 9 ottobre 1963 ore 22.45)  mentre la televisione trasmetteva una importante partita di calcio, improvvisamente un'ondata immane di acqua lambisce Erto e Casso e si riversa su Longarone, spazzandola via.  

PS

Di recente ho incontrato Mauro Corona che mi autografato il volume con una splendida dedica ed un magnifico disegno che solo lui sa fare.

grazie!

aprile

 

L.Bernardo, D. Puntillo, Le orchidee spontanee della Calabria

Edizione Prometeo, Castrovillari, 2002 €10.00

ISBN 88-95109-01-05 

 

Questo libro dà l'opportunità di classificare le orchidee di Calabria.

Un bel testo ricco di immagini, curato a quattro mani da Liliana Bernardo e Mimmo Puntillo, offre agli appassionati, ma anche a chi vuole avvicinarsi a questo mondo meraviglioso, vicino a noi, un ottimo manuale per cominciare a prendere confidenza con il mondo affascinante della flora spontanea della nostra regione.

Ottanta specie di orchidee con relative schede con  sinonimi, etimologia, morfologia, habitat, distribuzione geografica e lo stato di conservazione.

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