La rivoluzione silenziosa

 

 

L’arrivo del Club Alpino Italiano a Castrovillari è stato una vera e propria rivoluzione silenziosa.

La montagna a Castrovillari e nel circondario è stata sempre e solo ad appannaggio delle classi abbienti che amavano trascorrere le vacanze in qualche casolare di montagna  ma senza spingersi in vere e proprie escursioni esplorative del territorio.

Il resto della popolazione già aveva a che fare con la montagna: alcuni svolgevano  attività di braccianti  nei numerosi cantieri forestali; altri avevano mandrie di pecore e capre, molti erano semplicemente dei prestatori d’opera per i vari proprietari terrieri che usavano la montagna come luogo a modico prezzo per procurarsi il foraggio per i propri armenti.

La vita sul Pollino  - ma anche in tutte le  montagne del mondo – era fatta di stenti, di fatiche, di poco denaro, di grossi sacrifici. Non appena si sparse la voce che era possibile andare in altre parti del mondo “perché si stava meglio”, iniziarono le grandi emigrazioni, la montagna lentamente si spopolò, venne il silenzio.

Qualche anno fa, un signore distinto mi chiese di essere accompagnato sulla Timpa di Sant’Anna perché lì ci andava da giovincello ad ascoltare il vociare delle donne.

Ho parcheggiato la macchina davanti alla chiesetta di Sant’Anna, siamo scesi e subito il tipo si avviò con il passo sicuro di chi aveva fatto quel percorso tantissime volte verso la vetta omonima da dove si vede l’intera Alta Valle del Raganello. Una sorta di balcone sulle masserie sottostanti. Mi chiese di stare in silenzio. Dopo alcuni minuti si mise a piangere. Quando chiesi cosa aveva provocato quel pianto, mi rispose: “quando io ero ragazzo svolgevo il compito di aiutante mulattiere, in estate queste masserie brulicavano di uomini, donne, bambini, animali ed io venivo su questo cocuzzolo ad ascoltare i loro discorsi. Ora mi pare che qualcuno ha sparso un potente veleno che ha sterminato tutti. Questo silenzio è irreale. Sembra che il bosco abbia inghiottito tutto e tutti. Che cosa è accaduto?”

Torno spesso in questo posto per una sorta di omaggio a tutte quelle persone che hanno lavorato in questi luoghi. Forse inconsciamente spero di ascoltare anch’io i loro discorsi, le loro aspettative, i loro desideri. Pablo Neruda da giovane visse una situazione simile dove la sera tutti andavano a dormire nell’aia su di un materasso di paglia e … ricoperti dalla paglia. Come dire che anche a latitudini diverse la vita si svolgeva secondo ritmi e consuetudini molti simili.

La mia attività di accompagnatore di montagna mi ha spesso portato a riflettere su questo mondo che cambia, si trasforma, si adegua, si estingue.

Infatti, la storia è ricca di popoli che sono scomparsi, di altri che si sono evoluti, magari a scapito di qualche comunità locale più “compiacente”, altri ancora hanno cambiato le loro abitudini.

Questa sensazione di essere “di passaggio” in una epoca in transizione mi ha spesso indotto a guardare con altri occhi le persone che abitano in luoghi inospitali, poco accessibili, senza i confort della “vita moderna”. In più occasioni, nei miei viaggi per le montagne d’Europa, ho incontrato boscaioli, cacciatori, semplici montanari nei loro ambienti di lavoro.

Spesso sono stato oggetto di test per verificare la mia “attendibilità” di persona seria, corretta, da parte di montanari un po’ diffidenti. Semplicemente perché non capivano questo mio vagare per i monti nonostante avessi studiato, sapessi fotografare e scrivere articoli per i giornali.

A nulla  serviva la risposta che frequentemente tiravo fuori: “sono del Club Alpino Italiano”.

A questa affermazione più di qualcuno rimaneva stupito.

Allora mi prodigavo a spiegare loro – prendendo in prestito l’articolo primo dello statuto - che il Club alpino italiano, fondato a Torino nell’anno 1863, ha “per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.

 

Agli inizi degli anni ottanta anch’io – inutilmente – mi offrii di trovare un certo numero di soci per fondare una sezione in città  che racchiudesse tutti gli appassionati di montagna del Pollino.

Forse i tempi non erano ancora maturi. Ed io – mio malgrado – mi iscrissi alla sezione di Bari.

Finalmente nel 1999 il gruppo di promotori riuscì nell’intento.

La sezione del Club Alpino Italiano è nata!

Pian pianino sì è dato corso alla rivoluzione silenziosa. A questo nuovo modo di andare in montagna, non fine a se stesso ma per camminare, per osservare, per fotografare, per arrampicare, per trovare nella fatica un riposo più forte, scrive Guido Rey in un suo resoconto della scalata alla parete Est del Monte Rosa.

Da subito si è fatto un programma ricco di “uscite” per tutti i “gusti”.

Dalle semplici passeggiate, alle escursioni impegnative; dalle “spedizioni” sulle Alpi e sulle Dolomiti alle escursioni con piccozza e ramponi sul Pollino, sulla Montea  e sul Cozzo Pellegrino.

 

La collaborazione con altre associazioni cittadine, in primo luogo il Gruppo Archeologico, ha dato l’incipit ad una nuova tipologia di “uscite” : non solo la scarpinata, più o meno facile, su  e giù per una cima; si è creato un binomio nuovo che coniuga natura e cultura, saperi e conoscenze, solidarietà e amicizia, confronti di idee.

Questa apertura ha dato come risultato l’avvicinamento alla montagna di un numero sempre maggiore di persone ed ha portato in cammino sul Pollino soprattutto i suoi abitanti. Non è un mistero che le nostre montagne sono conosciute più dagli “stranieri” che non dalle persone che abitano alle pendici.

 

A questo proposito, in occasione dell’Anno Internazionale della Montagna è stato installato in cima alla vetta più alta del massiccio del Pollino (Serra Dolcedorme) un contenitore avente dentro  un libro per raccogliere firme, pensieri e motivazioni di coloro che si recavano su questa  sommità.

I risultati sono stati a dir poco sorprendenti: centinaia di messaggi, pensieri (qualche insulto), molti complimenti hanno consentito di avere un idea sul visitatore-tipo che frequenta i nostri monti.

In relativo poco tempo si è quasi colmato questo handicap.

 

A questo “errare organizzato” per monti, non solo calabresi, è giunta la  partecipazione ad un progetto nazionale finanziato dal ministero dell’Ambiente che ha permesso di fare un “salto di qualità” a tutti i cultori di montagna del nostro Sodalizio.

Calabria Parchi (questo è il nome del progetto) ha dato una notevole spinta in avanti a tutto il gruppo di partecipanti all’iniziativa. Si è trattato, in sintesi, di realizzare in territorio calabrese una rete sentieristica pilota per “invogliare” i tanti camminatori ad avventurarsi in montagna da soli ma in sicurezza, su sentieri segnati, segnalati, strategicamente scelti per offrire il “meglio” in fatto di paesaggi, ambienti, scorci, wilderness, natura e silenzio.

 

In particolare segnalo il Sentiero Italia, vero fiore all’occhiello, per scelta di percorso, per segnaletica, per l’incomparabile bellezza dei luoghi attraversati, che in molti invidiano.

A questo progetto, è seguito come logica conseguenza, la realizzazione di una brochure con allegata carta dei sentieri, un convegno di presentazione, la realizzazione e messa in rete di un WEBGIS (primi in Italia) per mettere a disposizione dei “cibernetici” notizie, logistica e informazioni sui nostri sentieri: più di un occasione mi è capitato di incontrare un escursionista con il suo GPS che andava dietro la “traccia” scaricata dal nostro sistema.

 

Un’altra “puntata” di questo progetto ha permesso di dotarsi di un rifugio.

Per chi frequenta le montagne del mondo sa bene quanto è necessario trovare un posto che alla fine della camminata accolga  le “stanche membra” , infreddolite, indolenzite e pur felici di aver portato a compimento la propria, piccola o grande che sia, impresa di salire o semplicemente di portarsi  in vetta ad una cresta di monti.

Grazie alla sensibilità riscontrata nel sindaco di Mormanno Grisolia abbiamo avuto in comodato d’uso la scuola rurale di Campolongo che abbiamo trasformato in un piccolo e accogliente rifugio.

Il primo rifugio del Club Alpino Italiano in Calabria.

 

Rifugio intitolato all’insigne uomo di cultura, botanico, professore, ricercatore lainese che porta il nome di Biagio Longo.

Anche in questa occasione c’è stato un convegno di presentazione che – per la prima volta – ha  portato in Calabria il presidente e il direttore generale del Club Alpino Italiano.

Oggi la struttura è un punto di appoggio per tutti coloro che visitano le nostre montagne.

La sua posizione geografica dà spunto per intraprendere escursioni sulle montagne di Mormanno, Morano  e Saracena, spesso – a torto – scavalcate in favore delle grandi cime del cuore centrale del Pollino.

Infatti, dal rifugio, senza prendere la macchina, si raggiunge il Palanuda o il Conte Orlando, oppure la Pietra Campanara: splendide località dei Monti del Pellegrino.

La scoperta dell’arrampicata sportiva ha fatto sì che molti nostri soci inizino ad “aprire” nuove vie di salita su pareti di roccia che fino a poco tempo fa sembravano inviolabili.

Per questo il Sodalizio ha spinto molto per far conoscere la palestra di arrampicata naturale che si trova alle spalle dell’abitato di Frascineto. 

 

In più occasioni si è portato – grazie ai numerosi componenti della sezione che si dedicano con bravura alla arrampicata sportiva – molte scolaresche a questo nuovo tipo di sport: con l’augurio che dopo una prima “sbronza” di roccia diventino dei frequentatori abituali delle nostre montagne.

Un altro tassello da aggiungere a questa seppur breve carrellata di attività della sezione di Castrovillari del Club Alpino Italiano è la collaborazione con l’associazione METEOWEB di Reggio Calabria che ha permesso di installare a Piano Ruggio una stazione meteo che ha dato risultati sorprendenti: il 23 luglio 2007 quando l’intera nazione era immersa in un caldo torrido la stazione registrava la prima temperatura  “sottozero”; così come il 13 dicembre dello stesso anno ha dato “punte” di -25 °C.

 

Non poteva mancare un giornale di sezione (PassaMontagna) che racconta con puntualità resoconti di ascensioni, di viaggi, di esperienze, di piante officinali, di informazioni utili per coloro che si avvicinano alla montagna. Non solo!

Non di rado appare qualche “pezzo” che riflette su qualche problema ambientale di attualità.

 

In ultimo – ma non per ultimo – il sito www.caicastrovillari.it racchiude – per il popolo dei navigatori del web – tutte le informazioni che riguardano il nostro territorio, il calendario delle escursioni, oltre allo statuto e a tutte le notizie che riguardano il Sodalizio, dà un collegamento con le pagine che riguardano informazioni sul Rifugio Biagio Longo.

Contiene anche un link di collegamento al WEBGIS.

Come dire una sorta di tazebao del web…. 

E dire che sono passati solo dieci anni dalla nascita della sezione del Pollino del Club Alpino Italiano.

Grazie alla alacre attività di questo gruppo di pionieri   è nata quella che il mio presidente Spiro dalla Porta Xidias chiama Etica della Montagna sul Pollino e nei suoi cittadini.

Buon compleanno … e mille di questi …

 

Emanuele Pisarra - GISM

 
 

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