CURIOSITA' ...DI MONTAGNA


 

LA VOLPE DI GAUDOLINO

LA VOLPE DI GAUDOLINO

 

Nel pianoro di Gaudolino da qualche giorno si incontra una volpe: questa senza timore si avvicina agli escursionisti in cerca di cibo. Molti visitatori di Parco sanno che non bisogna dare da mangiare agli animali selvatici perchè devono procurarsi da mangiare da soli. tuttavia la VOLPE DI GAUDOLINO  si avvicina testarda, si fa fotografare in posa e poi se non è soddisfatta segue il gruppo fino al Colle dell'Impiso.

Qualche giorno fa è capitato di incontrarla. Dopo le foto di rito abbiamo tentato in ogni modo di allontanarla da noi ma ella imperterrita ci ha seguiti fino alle macchine parcheggiate al Colle dell'impiso.

Mi è sembrato strano che una volpe avesse tutta questa dimestichezza con l’uomo. Ho chiesto in giro ad amici comuni ed ho scoperto che si tratta di una volpe allevata per tre mesi in cattività e poi  - per un senso di pietà - liberata al Colle dell’Impiso.

Ecco perché fa sempre questo tragitto!

Non teme l’uomo, anzi vuole da lui cibo come era abituata fino a poco tempo fa altrimenti non molla.

Il malcapitato escursionista che fino ad ora ha percorso il Pollino in cerca di animali spesso è rimasto deluso.

Oggi a Gaudolino incontra la volpe.

Una volpe dal colore chiaro, magra, scattante dagli occhi vispi e attenti per nulla intimorita dai visitatori all’improvviso si presenta alle spalle, senza preavviso appare, intrufolandosi nel gruppo.

Dopo un primo momento di stupore le persone realizzano che si tratta di una volpe e tirano fuori le macchine fotografiche per immortalare il momento, come se fosse una cosa esclusiva, che soddisfa la loro sete di vedere gli animali.

A nulla valgono i tentativi di allontanarla.

La fame supera il timore di essere maltrattata e se non riceve cibo, la Volpe di Gaudolino, segue il visitatore, discreta e nelle radure dove in caso di pericolo ha diverse vie di fuga, appare, guardando con occhi “di supplica” in cerca di cibo.

A nulla valgono i richiami a non dare cibo agli animali del parco: essi devono procurarselo da soli altrimenti non si parla più di area protetta ma piuttosto di zoo dove il responsabile della distribuzione del pasto gira al mattino con il carretto con i contenitori

Con il pasto per tutte le specie presenti nei vari recinti.

Più volte mossi dalla pietà di quegli occhi lucidi che guardano fisso senza timore alcuno, molti si lasciano andare e di nascosto lasciano pezzi di pane e frutta. Solo quando è sazia si allontana e una volta raggiunto un cocuzzolo si ferma, si guarda indietro, tira fuori la lingua e ringrazia.

Questa è la volpe di Gaudolino.

 

Emanuele Pisarra

Tratto da: Tribuna Sud n.7/2009 pagina 9

 

 

Una spedizione scopre le vere sorgenti nelle Ande peruviane

Fiumi, il Rio delle Amazzoni è il più lungo del mondo

Gazzetta del Sud   domenica 24 giugno 2007 p15

In base ai nuovi dati adesso misura 6.850 superando così il Nilo di cento chilometri


Oliviero Pluviano

II Rio delle Amazzoni è il fiume più lungo del mondo. Una spe­dizione brasiliana ha scoperto le sue vere sorgenti nelle Ande del Perù meridionale, a una distanza dalla foce superiore al Nilo, fino a oggi indicato con il corso di maggior chilometraggio del pianeta.

Studiosi brasiliani dell'istitu­to di geografia e statistica (Ibge) e dell'Istituto nazionale di ricerca spaziale (Inpe) hanno trovato le fonti del Rio delle Amazzoni a 5.600 metri di al­titudine, nel Nevado Mismi, picco della cordigliera di Chila nel sud delle Ande peruviane. Se i calcoli dei ricercatori sono esatti, il punto di origine del Rio delle Amazzoni sta a una distanza dalla sua foce di 6.850 chilometri, ma potrebbe essere di più, superando i 7.000 chilo­metri.

Questo spostamento delle sorgenti dal nord del Perù, dove si riteneva finora che il gran­de fiume avesse inizio, alla zona desertica fra Atacama e Nazca, nel sud peruviano, rende il Rio delle Amazzoni più lungo del Nilo, da sempre indi­cato il maggiore fiume del mondo con i suoi 6.670 chilometri.

«Che fosse il fiume più ricco d'acqua con una portata sessanta volte maggiore del Nilo già si sapeva - ha affermato Guido Celli, il direttore oriundo italiano della sezione Geo­scienze dell'Ibge -. Ora si è pro­vato che è anche il maggiore come lunghezza. Correggere­mo le carte geografiche e dare­mo questa informazione cor­retta alla società».

La spedizione è appena rien­trata dal Perù. Il lavoro è stato possibile grazie all'intervento di Paula Saldanha e di Roberto Werneck, due documentaristi brasiliani che avevano scoperto la zona delle vere sorgenti del Rio delle Amazzoni nel 1994. «Da tredici anni cercavamo di mobilitare le istituzioni brasi­liane e gli scienziati di tutto il mondo per correggere questo errore storico - ha detto la Saldanha -. Da tutte le parti si pubblicano ancora mappe che mostrano il Rio delle Amazzoni che nasce nel nord del Perù, e si insegna sempre che è il se­condo fiume del mondo».

Il Rio delle Amazzoni nasce dal ruscello Apacheta che esce dal ghiacciaio del Mismi. Da lì all'Atlantico si chiama successi­vamente Lloqueta, Apurimac, Ena, Tambo, Ucayali, Maranon, Solimoes e, da Manaus, Amazonas o Rio delle Amani. Gli studi in corso in Brasile comprendono immagini via satellite e modelli di elevazione digitale del terreno originati da un radar orbitale.

Nei 1.900 chilometri che il Rio delle Amazzoni percorre dalle sue. sorgenti alla piana amazzonica, nella foresta peruviana, il fiume scende di 5.540 metri. Nei 5.100 chilometri successivi fino alle sua foce, il fiume scende di solo sessanta metri: da qui i suoi vasti meandri che di anno in anno ne cambiano la lunghezza.

«È stata quasi come una missione spaziale - ha aggiunto Celli -. Siamo stati soggetti alla confusione mentale dovuta all'aria rarefatta. Ora capisco perché ci sono stati così pochi studi su questa area: non è inaccessibile, ma senz'altro è inabitabile».

Gli scienziati brasiliani stan­no organizzando un seminario internazionale per presentare alla comunità scientifica gli in­credibili risultati della spedizione. Nella sua lunghezza corretta il fiume più lungo e più grande del mondo riceve quasi settimila affluenti, producendo alla sua foce ottocento milioni di tonnellate di sedimenti all'anno.

«Il piano è di una nuova spe­dizione mondiale in settembre - ha concluso Celli - Vedremo come il Rio delle Amazzoni se la cava nel periodo di siccità al­le sue sorgenti».


Col mareografo

L'altezza delle Alpi? Si calcola da Genova

Gazzetta del Sud   domenica 24 giugno 2007 p15

  Rinaldo Romanelli

Per calcolare l'altezza del Monte Bianco si parte ancor oggi da un mareografo ottocentesco posizionato nel porto di Genova, a pelo d'acqua, che segna l'altitudine zero. Un originale del raro strumento ora è visibile a Palazzo Ducale nella mostra "La cartografia in Italia nuovi metodi e strumenti dal 700 a oggi". La mostra raccoglie materiale proveniente dall'Istituto idrografico della Marina a Genova fondato nel 1872, dall'Istituto geografico militare, dalla Direzione centrale cartografia, dal Catasto legato al Ministero delle finanze e altri enti nazionali legati al monitoraggio del territorio.

Al centro della Sala del Munizioniere, non lontano dai più sofisticati e moderni metodi di rilevazione satellitare e aerea, c'è un originale del mareografo "Thompson" del 1887, uguale a quello posto a Ponte Morosini nel porto antico. Di questo apparecchio l'Istituto idrografico ha una terza copia in caso di guasti degli altri due. In pratica il Thompson, misurando la va­riazione delle maree, ne calcola una media e quindi da lo zero altimetrico, grazie al quale si calcolano le altezze dei rilievi: «Genova è stata la prima città al mondo ad avere il primato della misurazione delle tre dimensioni», ha spiegato l'ammiraglio Pierpaolo Cagnetti dell'Istituto idrografico della Marina di Genova.

La mostra ospita anche una bussola Magnaghi con diversi magneti a bagno in un liquido per dare una maggior precisione nel calcolo del Nord.

In mostra anche un atlante prenunitario del Regno di Napoli del 1785 e uno dei primi atlanti del Mediterraneo del 1695 in copie originali raccontano come si percepivano le superfici emerse e i mari in tempi ancora più antichi.

 


Piemonte, centomila euro ai pastori

22-06- 2007

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TORINO - Di lupi, sulle alpi piemontesi, ce ne sono parecchi. Sono animali protetti, ma anche pericolosi predatori. Per tutelare sia loro che le greggi, la Regione si è inventata un modo originale: premi annuali in denaro per i pastori che sorveglieranno meglio i loro pascoli.
 
L'iniziativa è stata ufficializzata nei giorni scorsi, con lo stanziamento di 100 mila euro per gli allevatori di pecore e capre che sapranno gestire bene il loro bestiame sia rispetto al pascolo, sia rispetto alle infrastrutture, sia rispetto agli animali selvatici.
 
Più che un fondo, quindi, sembra si tratti di un vero e proprio "premio". Che finirà nelle tasche degli allevatori adotteranno il cosiddetto "pascolo sorvegliato" per difendersi da lupi e bestie selvatiche: gli animali vengono lasciati al pascolo durante il giorno e chiusi in recinti o stalle la sera, ma il pastore li sorveglia con continuità sia durante le attività diurne che durante la notte.
 
Una tecnica che garantisce la sicurezza di tutti gli animali, ma che a volte non viene adottata per i costi onerosi. Con questo premio, la Regione vuole proprio andare incontro agli allevatori e contemporaneamente tutelare l'ambiente alpino.
 
"Il pascolo in alpeggio è una tradizione - ha dichiarato l'assessore alla montagna, Bruna Sibille -, ma soprattutto una parte importante dell'economia montana. Deve perciò essere tutelato, ma allo stesso tempo deve convivere in armonia con la tutela della fauna e dell'ambiente alpino".
 
Per concorrere all'assegnazione dei premi, i pastori - ovviamente del territorio piemontese - dovranno semplicemente presentare domanda. Poi, un comitato tecnico appositamente eletto (con assessori, allevatori, ambientalisti, veterinari, istituzioni) farà una serie di verifiche il loco e stilerà una classifica.
 
Quest'anno il termine per la presentazione delle domande scade il 31 agosto. Ma dall'anno prossimo dovrebbe essere spostato al 31 maggio.
 
Le risorse arrivano dagli Assessorati all'Agricoltura e all'Ambiente, ma a gestire il fondo sarà l'Ente Parco naturale delle Alpi Marittime, che già dall'anno scorso coordina il progetto "Il lupo in Piemonte".

 

Francia, volontari contro i lupi

 
PARIGI, Francia - Volontari cercasi per far la guardia alle greggi minacciate dai lupi. Ecco l'ultima trovata dei cugini d'oltralpe per proteggere giorno e notte le pecore che, di stanza sulle Alpi, sono minacciate dalla famelica presenza dei lupi. E, perchè no, per una vacanza alternativa.
 
La trovata in realtà non è proprio nuova: a quanto pare il progetto è in atto da ben otto anni. Ma è balzato agli onori della cronaca solo nei giorni scorsi. Ecco come funziona.
 
Volontari e volontarie che hanno voglia di vivere in prima persona la vita degli alpeggi sono invitati da un'apposita associazione - dal significativo nome “A Pas de Loup” - a farsi avanti per aiutare a far la guardia alle greggi di 19 allevatori francesi.
 
La loro stagione di lavoro inizia a fine giugno e termina ad ottobre. Comincia con un opportuno corso di formazione (teorica, sul lupo, e pratica, come fanno i contadini a difendersi). Poi, da luglio, i novelli alpeggiatori iniziano ad aiutare gli allevatori e, a turni, a proteggere le pecorelle.
 
Se parlate francese e vi va di provare questa esperienza da brivido, non vi resta che cliccare su (NdR. per rispetto del lupo abbiamo tolto il link di riferimento. Ce ne scusiamo con gli interessati)

 

AZIONE LEGALE CONTRO I CAMPANACCI DELLE MUCCHE ???

…ormai neppure le vecchie tradizioni alpine destano solo sensazioni idilliache.

Così un abitante di un villaggio delle Alpi francesi si è sentito talmente disturbato dalle mucche che pascolavano nei prati attorno a casa sua, che ha deciso di ricorrere alle vie legali contro lo scampanio dei bovini. E la sentenza gli ha dato ragione: il giudice ha constatato un "disturbo anormale del vicinato". Ora gli animali tra le 21 e le 7 del mattino devono mantenere una distanza di almeno 100 metri dall'abitazione del querelante. Nulla ha potuto contro la sentenza il contadino, che pure in tribunale aveva descritto i campanacci come strumento di lavoro e aveva decantato il loro suono come "la musica delle nostre montagne". Forse troverebbe maggior comprensione se in futuro le sue mucche si recassero al pascolo suonando i tipici corni alpini?


Fonte: http://www.zisch.ch (de) 10.11.2006

 

Un'altra autorizzazione per l'abbattimento di un lupo in Svizzera

Per la seconda volta quest'anno è stato autorizzato l'abbattimento di un lupo in Svizzera, con la motivazione che esso si sarebbe reso responsabile della predazione di una trentina di pecore nella Val d'Illiez.

Secondo la "Strategia lupo Svizzera" dell'Ufficio federale dell'ambiente, l'autorizzazione di uccidere un lupo può essere concessa. Il WWF Svizzera chiede di modificare la strategia per garantire la sopravvivenza della specie, che è rigorosamente protetta. All'occorrenza il WWF presenterà ricorso contro l'autorizzazione di abbattimento.

Come dimostrano le esperienze in Italia, la protezione delle greggi mediante cani e recinti elettrificati consente una coesistenza pacifica con il lupo.

Nonostante la presenza di un numero maggiore di lupi, in Italia si possono così evitare gli abbattimenti. In una risoluzione del 2005 la CIPRA, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, chiedeva di rinunciare agli abbattimenti fino al raggiungimento dell'obiettivo di una presenza stabile e duratura del lupo nelle Alpi.

Attualmente nel Parco nazionale del Mercantour in Francia un gruppo di ricercatori e ricercatrici sta lavorando, con il sostegno dell'esperto di lupi americano Carter Niemeyer, per riuscire a catturare i lupi mediante trappole senza ferirli.

Fonte e info: http://www.wwf.ch/medien (de/fr/it), http://www.cipra.org

 

Piove, governo ladro!

Non tutti sanno che l'origine di questa proverbiale imprecazione risale a una vignetta apparsa sul giornale satirico "Pasquino" nel 1861. in occasione del fallimento, per la pioggia, di una dimostrazione di mazziniani il caricaturista Casimiro Teja commentò l'episodio con la vignetta di tre dimostranti sotto un ombrello, e uno di loro che si lasciava andare nell'imprecazione poi divenuta celebre. Teja fu tra i protagonisti della locale Scapigliatura prendendo di mira i maggiori esponenti della vita pubblica nazionale, come Giovanni Giolitti o il ministro alpinista Quintino Sella. Quest'ultimo, la cui passione per la montagna costituiva un succulento bersaglio. Una delle sue vignette più terribili recita: "quando gli italiani, uomini e donne, bimbi e adulti, saranno saliti almeno una volta in sulle più alte cime dei nostri monti, io vi prometto, se avrò la disgrazia di ridiventare ministro delle finanze, di abolire tutte le imposte!!!!"

 

Piccoli ottomila crescono

Potrebbero non essere più 14 i giganti della Terra. altre otto vette sinora considerate secondarie meriterebbero il riconoscimento di "Ottomila" a pieno titolo. A sostenerlo sono gli studiosi del centro Italiano studio e documentazione alpinismo extraeuropeo (Cisdae), di stanza presso il Museo della montagna "Duca degli Abruzzi" di Torino, in una ricerca pubblicata sull "Scarpone".

Dallo studio emergerebbe che lo Yalung Kang (8505 m), il Kangchenjunga Centrale (8482 m) e il Kangchenjunga Sud (8476 m), sinora collocati alle cime principali dei rispettivi gruppi, sarebbero da considerare come montagne singole. Nel gruppo del Lhotse dovrebbe guadagnare l'indipendenza la cima "Middle" (8430 m) così come il Lhotse Shar (8400 m). Un altro ottomila da riconoscere ex novo sarebbe il Broad Peak centrale (8011 m). E ancora, nel gruppo dell'Annapurna  dovrebbero essere aggiunti altri due ottomila: L'Annapurna Centrale (8051 m) e l'Annapurna Est (8010 m). E ora chi potrà più dire di aver scalato "tutti gli Ottomila della terra"?

 Tre donne e un sogno lungo 400 chilometri

La Patagonia ha iniziato subito ad infierire sulla spedizione in rosa composta dalle alpiniste italiane Antonella Giacomini, Elise barbieri e Nadia Tiraboschi. partite il 10 ottobre, sono rimaste ferme diversi giorni a Perito Moreno in attesa delle tre slitte utili ad attraversare la calotta continentale dello Hielo Sur sterminato ghiacciaio che si sviluppa per circa 400 km. Lo Hielo Sur offre numerose vie di ritirata ma non è semplice fuggire;le imponenti lingue glaciali che si buttano nei laghi argentini presentano difficoltà alpinistiche che richiedono esperienza e tempi lunghi, mentre la cartografia esistente è ancora incompleta. La spedizione dovrebbe concludersi entro fine dicembre. Aggiornamenti e racconti on line su www.fancymountain.com

fonte: NEWS DAL MONDO di MeridianiMontagne