CORTE DEI CONTI, INEFFICIENZA E SPRECHI SUL CATASTO DEGLI INCENDI

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La Corte dei Conti bacchetta la Regione Calabria: sul contrasto agli incendi caos legislativo e duplicazione di strutture e uffici. Sprechi  in enti e consorzi. Nei comuni revisori superficiali Scarsa attenzione alla prevenzione, disarticolazione normativa, appalti poco chiari, mancato trasferimento delle deleghe agli enti  locali, sprechi nella gestione delle risorse economiche. Il quadro  sulla gestione delle risorse per la repressione degli incendi in  Calabria, presentato questa mattina nella relazione della Corte dei  Conti, rappresenta un'immagine drammatica per una regione che da anni  è in cima alle emergenze nazionali per gli effetti distruttivi delle  fiamme. La Sezione regionale di controllo per la Calabria ha dedicato  un'apposita adunanza al tema degli incendi boschivi, con la relazione  del magistrato Quirino Lorelli che ha preso in esame l'andamento degli  ultimi anni. Per il periodo compreso tra il primo gennaio e il 2 

settembre 2007, il magistrato contabile ha evidenziato i dati che  dimostrano una situazione drammatica, con 7.797 incendi che hanno  percorso 127.151 ettari, di cui 61.100 boscati e 66.051 non boscati.  Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, l'aumento è stato  del 70% sul numero degli incendi, e del 270% per la superficie totale  percorsa dalle fiamme, oltre a un aumento del 350% dei boschi colpiti  dai roghi e del 210% delle aree non boscate. Dati drammatici, che  evidenziano, secondo il magistrato, una serie di disarticolazioni  negli interventi degli enti preposti. Sotto accusa è finita intanto  la legislazione regionale in materia che, secondo il relatore, "non  prevede una unitaria disciplina del fenomeno", dal momento che "il  quadro caotico della legislazione calabrese in materia di prevenzione  e repressione degli incendi, è intrecciato con quello in materia di  protezione civile, dando luogo - ha sottolineato la Corte - ad una 

inutile duplicazione di strutture, uffici, burocrazie, con conseguente  aggravio per le finanze regionali". La spesa sostenuta dalla Regione,  è definita dalla magistratura contabile come "caratterizzata per una ridotta attenzione alle attività di prevenzione degli incendi,  rimanendo incentrata verso il mantenimento dei posti di lavoro degli  operai idraulico forestali o al finanziamento delle attività dei  consorzi di bonifica". La magistratura contabile ha anche analizzato  il mancato trasferimento delle deleghe e dei compiti a Comunità  montane, Province e Comuni, oltre ai dubbi sull'effettiva utilità dei  Consorzi di bonifica e sui ruoli svolti dagli stessi enti locali. Per  quanto riguarda le Comunità montane, il magistrato relatore ha  evidenziato che "dalle poche risposte fornite dalle Comunità, il  quadro è completamente deludente. Risulta infatti - è scritto nella  relazione - che pochissime sono state le Comunità montane che hanno  avviato una meritoria attività, mentre le altre si sono limitate a  sottolineare la carenza di competenze e delle risorse". Altrettanto  critico il quadro delineato per le Province, con quelle di Crotone e  Reggio Calabria che - ha detto Lorelli - non hanno nemmeno risposto  alle richieste della magistratura contabile. In ogni caso, il  magistrato ha sottolineato che "la Provincia di Cosenza avrebbe  avviato la predisposizione di un programma di previsione e prevenzione  del rischio nell'ambito del territorio di competenza. La Provincia di  Vibo Valentia - ha aggiunto - avrebbe avviato, con la collaborazione  dei Comuni, un progetto per il 2008 con l'obiettivo di realizzare un  sistema informativo territoriale delle aree percorse dal fuoco". In  ogni caso, è stato richiamato il mancato trasferimento di risorse, da  parte della Regione, alle cinque amministrazioni provinciali. Di  fatto, ha detto il magistrato contabile, "si è genericamente  provveduto al conferimento, salvo non individuare le risorse  finanziarie e il personale". Mai avviato, invece, il trasferimento  delle competenze dalle Province ai Comuni, al punto che la norma  rimane praticamente inattuata.

 

Sprechi in enti e consorzi. Perplessità sono state sollevate anche  sulla situazione dei Consorzi di bonifica. "Questa Corte - ha detto  Lorelli - deve interrogarsi se le funzioni di prevenzione e  repressione degli incendi, da parte dei Consorzi di bonifica siano  corrette, funzionali e soddisfacenti, in maniera tale da giustificare  un certo costo". Nei dati emerge, infatti, che nel 2006, l'88% dei  finanziamenti regionali ai Consorzi era riferito a stipendi, con una  complessa situazione debitoria di questi enti. Il magistrato ha citato  l'esempio del Consorzio di bonifica della Piana di Sibari e della  Media valle del Crati, il cui commissario liquidatore ha chiesto  l'autorizzazione per l'accensione di un mutuo per coprire la  situazione debitoria di ben 36 milioni di euro. Quantomeno complessa  è anche la programmazione regionale per la realizzazione degli  interventi in materia di incendi, con "una dialettica eccessiva tra  Giunta e Consiglio regionale, con una indubbia inefficacia delle  scelte, e con almeno ventisei livelli di pianificazione". La lente di  ingrandimento della Corte dei Conti è finita anche sulle campagne  pubblicitarie antincendio, per le quali la magistratura contabile  "deve richiamare la Giunta regionale - ha affermato il relatore - ad  un'opera indispensabile di chiarificazione di queste voci di spesa".  Infatti, è stato richiamato "un uso indiscriminato e incontrollato  dell'acquisizione di servizi senza alcuna procedura di evidenza  pubblica". Allarmante la situazione delle procedure di gara per il  servizio di spegnimento aereo, utilizzate sia nel 2002 che nel 2005,  che presentano, secondo Lorelli, "diversi margini oscuri relativamente  alla correttezza e regolarità, nonchè alla loro rispondenza ai  dettami della normativa nazionale e comunitaria". Una condizione, che  ha portato il magistrato relatore a rimettersi "alle valutazioni  dell'autorità amministrativa e giudiziaria". D'altronde, l'analisi  del magistrato ha evidenziato che "l'utilizzazione complessiva delle  risorse si è contraddistinta per scarsa attenzione ai progetti capaci  di fornire risultati tangibili, in favore di un vero e proprio spreco  in attività collaterali e sostanzialmente inutili". La Corte dei  Conti ha sottolineato come "l'innalzamento della spesa destinata solo  alle attività di spegnimento, non abbia garantito risultati  migliori". Necessita infine rivedere, secondo la magistratura  contabile, l'utilizzazione delle risorse umane, con una serie di  provvedimenti che dovrebbero riguardare soprattutto gli operai  idraulico forestali, mentre per i vigili del fuoco e, soprattutto, per  il Corpo forestale è stato affermato che "la competenza e la  professionalità acquisita risulta compromessa dalla ingiustificata  riduzione delle dotazioni infrastrutturali e di uomini"

 

Ombre sulle gare del servizio aereo. "Margini oscuri" sulla  correttezza e la regolarità di due gare di appalto per  l'aggiudicazione, nel 2002 e nel 2005, dei servizi di spegnimento  aereo degli incendi boschivi in Calabria. La denuncia è arrivata,  questa mattina, dalla Corte dei Conti, che ha presentato una relazione sulla gestione dei fondi per gli incendi boschivi. Per le procedure  delle due gare di appalto il magistrato relatore Quirino Lorelli si è  rimesso alle valutazioni dell'autorità amministrativa e giudiziaria.  Nel 2002, la gara vinta dalla Eli-Fly, ha spiegato Lorelli, evidenzia  anche "irritualità nell'aggiudicazione, sollecitata - afferma la  Corte dei Conti - dal dirigente alla commissione di gara, nonostante  il primo parere contrario della stessa commissione". Nel caso della  gara aggiudicata nel 2005 alla Eli-Euro, ha poi detto, "traspaiono  diverse opacità nella gestione dell'originaria gara, poi annullata  tre mesi dopo, sicchè l'utilizzo del sistema della trattativa privata  - ha dichiarato il magistrato - non è dipeso da fatto oggettivo  esterno, ma da fatto proprio dell'amministrazione". Sollecitazioni  all'aggiudicazione, trattative private al posto di gare pubbliche,  rappresentano, dunque, un sistema complesso e poco chiaro per 

l'assegnazione del servizio aereo antincendio. "Lo svolgimento di  pubbliche gare, privo di efficaci controlli preventivi alla  aggiudicazione - ha sollecitato la Corte dei Conti - finisce sempre  piu' spesso con il concretare grossolane violazioni alla normativa  comunitaria e nazionale in materia di aggiudicazioni, con lesione dei  principi di concorrenza e di imparzialità e del buon andamento  dell'amministrazione".

 

Revisori spesso superficiali. Da parte degli organi di revisione di  dieci comuni calabresi (Borgia, Guardavalle, Praia a Mare, Rogliano,  Caulonia, Gioiosa Ionica, Cotronei, Petilia Policastro, Pizzo Calabro  e Tropea) ci sarebbe stato ''un comportamento non completamente  aderente a quanto voluto dalle norme ed alle finalità da queste  sottesè'. È quanto è emerso dalla ''valutazione sul funzionamento  dei controlli interni di regolarità amministrativa e contabile 

relativa ad un campione di dieci comuni della Calabria' per il 2005  presentata oggi da Luigi Condemi, consigliere della sezione regionale  di controllo della Corte dei conti. ''È un fatto - sostiene Condemi  nella relazione - che è comune a tutti i comuni presi in  considerazione. Ed è un inconveniente che suscita pure una certa  sorpresa, atteso che gli organi di revisione economico-finanziaria  dovrebbero aver già trovato una loro consolidata fisionomia, visto il 

lungo rodaggio effettuato dall'entrata in vigore della disciplina  giuridica che li riguarda. In sostanza, si è potuto constatare che i  revisori dei conti svolgono le proprie analisi in maniera piuttosto  superficiale, nel senso che sovente non approfondiscono le  problematiche riguardanti fatti gestori di una certa importanza, con  la conseguenza di non evidenziarli all'organo volitivo dell'ente, di  cui dovrebbero rappresentare la 'longa manus'. In ciò contravvenendo 

ad un preciso dettato normativò'. ''Ciò che si è potuto rilevare -  aggiunge Condemi - è la circostanza che questi agiscono seguendo una linea di uniformità nello svolgimento dei loro compiti istituzionali. E ciò è dovuto all'intervento dei loro organismi professionali a  livello nazionale, i quali da tempo indicano ai loro associati le  linee guida per lo svolgimento della funzione. Questa sezione non può  non convenire che ciò rappresenta un fatto positivo, che induce  comportamenti omogenei da parte dei revisori. Tutto ciò, però, pur  nel dovuto apprezzamento, non basta. E non basta perchè tali linee guida devono essere calate nella realtà gestoria di ciascun ente, il  quale ha una sua precisa individualità, che può presentare specifici problemi non facilmente riconducibili ad una soluzione comune a tutti gli altri Enti''

(fonte: http://www.nuovacosenza.com/cs/07/novembre/cortedeiconti.html.)

 

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