1^ Assemblea della Comunità del Parco nazionale del Pollino
Castrovillari, Protoconvento francescano (06.07.07)
SOMMARIO
INTRODUZIONE
1. LA PIANIFICAZIONE
2. LA PROGRAMMAZIONE
3. LA PROMOZIONE SOCIO ECONOMICA
4. IL PROGETTO DEGLI EX LSU DEL PARCO
5. LA COMUNICAZIONE E LA DIVULGAZIONE
6. LA CONSERVAZIONE
7. I DANNI DA FAUNA
8. LE STRUTTURE SUL TERRITORIO
9. IL CONTROLLO E SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO: AUTORIZZAZIONI E CTA
10. LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA E CONTABILE
CONCLUSIONI
INTRODUZIONE
Ho avuto modo in passato di partecipare alle riunione della Comunità del
Parco nei diversi ruoli istituzionali che in questi anni ho ricoperto. Mai avrei
pensato di parteciparvi, come oggi, nella veste di Commissario Straordinario del
Parco e, spero, domani di Presidente.
Per questo, mi corre l’obbligo di ringraziare il Ministro dell’Ambiente On.
Alfonso Pecoraro Scanio, nonché per il tramite degli Assessori Regionali Tommasi
e Santochirico, i Presidenti delle due Regioni Calabria e Basilicata, Agazio
Loiero e Vito De Filippo, per la fiducia accordata alla mia persona
nell’affidarmi un incarico così pieno di insidie e di responsabilità ma che nel
contempo rappresenta un’esaltante sfida da raccogliere come “uomo del
territorio” per un dovere forte nei confronti delle nostre comunità.
Un ringraziamento particolare alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, che
nella seduta del 4 luglio hanno espresso in forma unanime parere favorevole alla
proposta di nomina della mia persona a futuro Presidente del Parco.
Un saluto e un ringraziamento ai Presidenti delle Province, delle Comunità
Montane, e ai Sindaci, e ai loro delegati, che costituiscono l’ossatura
istituzionale del Parco e con i quali dovremo costantemente lavorare per
costruire una nuova prospettiva di crescita del nostro territorio.
Un ringraziamento particolare lo rivolgo al Direttore Generale del Servizio Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente dr. Aldo Cosentino che, sin dal primo momento, non ci ha fatto mancare il suo leale e convinto sostegno per la fase di rilancio del Parco; un sostegno che sono convinto proseguirà ancora più intensamente allorquando il Parco tornerà ad essere governato dagli organi rappresentativi delle varie istanze previste dalla L.394/91.
Ho detto prima che il compito che mi è stato affidato è particolarmente
carico di responsabilità.
Si tratta in primo luogo di lavorare per evitare che anche in futuro l’Ente di
gestione subisca i traumi amministrativi che di per sé il Commissariamento
comporta; si devono ridefinire regole di civile convivenza tra i vari soggetti
che interagiscono con la vita del Parco, impegnarsi sin da oggi a ritenere
valide e vincolanti anche quelle regole che, seppur non formalmente scritte alla
nascita dell’Ente Parco, hanno caratterizzato i rapporti tra l’Ente stesso e la
Comunità del Parco in un reciproco coinvolgimento di tutti i soggetti delle due
Regioni interessate; quelle regole le conoscete tutti e servono a garantire un
giusto equilibrio geopolitico tra i due versanti: si tratta solo di applicarle
correttamente e di non violarle.
• Si tratta di coinvolgere nelle scelte del Parco tutti i soggetti del mondo
del lavoro e di quello associativo che lavorando e abitando nel nostro
territorio possono concorrere al proseguimento dello sviluppo sostenibile
dell’area;
• si deve essere consapevoli delle straordinarie risorse che abbiamo a
disposizione e dei punti di forza sui quali possiamo puntare decidendo di
metterli a sistema, elaborando strategie condivise per utilizzare questo
potenziale formidabile.
Per mia impostazione politica non sono portato a scaricare, come spesso accade, sul passato inadempienze o inefficienze. Ritengo solo di affermare che in questi lunghi quattordici anni quello che è mancato alla gestione dell’Ente, è stato l’orgoglio dell’identità del territorio del Parco, come se questo luogo non fosse sentito proprio e le scelte, in molti casi, si sono sovrapposte senza un senso, senza una strategia, senza una valutazione di impatto e di risultati. Un tesoro inestimabile, svilito, bistrattato e sprecato con un danno enorme per le comunità del Parco.
Dalla campagna di ascolto avviata all’indomani del mio insediamento, emerge
che si è andati avanti spesso a dispetto delle esigenze del territorio, a
dispetto dei consigli e degli apporti delle associazioni, degli imprenditori e
soprattutto degli amministratori, a dispetto delle ingenti risorse impegnate. Si
è andati avanti senza mai avere un dubbio, un ripensamento, un’assunzione di
responsabilità: quella responsabilità che oggi è a noi richiesta.
La mia sfida non è personale, quella che abbiamo davanti è una sfida collettiva
che dobbiamo tutti quanti raccogliere recuperando una solidarietà istituzionale
e una forte cooperazione tra tutti i soggetti del Parco.
In questi cinquanta giorni di lavoro ho cercato di restituire le giuste motivazioni al personale del Parco che, posso dirvi, presenta elementi di grande capacità professionale, sui quali possiamo contare per il futuro lavoro; ho avviato un confronto con le istituzioni, le amministrazioni, le forze sindacali, gli imprenditori e le associazioni che dovrà proseguire nei prossimi giorni ma che sta dando buoni frutti; ho soprattutto cercato di mettere a fuoco le varie problematiche che afferiscono alla vita dell’Ente e che vi riassumo in modo che ciascuno di voi abbia contezza dei punti di criticità ma anche del fatto che non siamo all’anno zero della vita del Parco.
LA PIANIFICAZIONE
Uno dei temi di maggiore criticità dell’attuale condizione del Parco è la
mancanza dell’entrata in vigore dei principali strumenti di pianificazione e
gestione dell’Ente: il Piano per il Parco, il Regolamento, il Piano Pluriennale
Economico e Sociale.
Elemento caratterizzante del sistema dei parchi nazionali e delle funzioni e
finalità degli Enti Parco, è il ruolo centrale dato dalla legge a tali
strumenti, come è previsto, in particolare, all’art. 12, per il Piano, all’art.
11, per il Regolamento, all’art. 14, per il Piano Pluriennale Economico e
Sociale. La norma relativa ai due piani e al regolamento ne prevede contenuti,
modalità approvative, tempi.
Tra le previsioni di norma, una fondamentale è quella riguardante lo stretto
rapporto tra i tre strumenti, fin dagli aspetti procedurali.
In particolare, ad esempio, è prescritto che il Regolamento venga adottato
dall’Ente Parco, anche contestualmente all’approvazione del Piano e comunque non
oltre sei mesi dall’approvazione dello stesso; analogamente si prevede che il
PPES sia avviato contestualmente all’elaborazione del Piano per il Parco.
Lo spirito della Legge quadro indicava tali strumenti come strumenti ordinari
di gestione, con i quali indirizzare le politiche della spesa, la programmazione
degli interventi, i criteri di tutela, la realizzazione delle infrastrutture.
Allo stato l’unico documento di regolamentazione in possesso dell’Ente sono le
Misure di salvaguardia allegate al decreto istitutivo del Parco, il DPR 15
novembre 1993.
Come vedremo di seguito, questo strumento, nato come misura straordinaria da
utilizzare per un ben limitato periodo di tempo, ha una serie di prescrizioni e
una divisione del territorio in due grandi zone, cui applicare i relativi
vincoli.
Inevitabilmente le misure di salvaguardia, proprio per come sono state
concepite, presentano delle rigidezze di applicazione e dei limiti oggettivi di
contenuto che non possono assolutamente dare una risposta complessiva alle
esigenze di gestione, tutela, trasformazione del territorio.
Un grande passo in avanti rispetto a tale limite sarebbe l’adozione e
l’entrata in vigore:
• del Regolamento, che potrebbe prevedere al suo interno anche eventuali deroghe
ai divieti espressamente previsti dalla legge quadro;
• del Piano per il Parco, che andrebbe a differenziare il Parco in quattro zone
e eventuali ulteriori sottozone, prevedendo gradi diversi di tutela e previsioni
diverse di capacità di trasformazione.
Il Piano, se utilizzato in tutte le sue potenzialità previste dalla norma,
potrebbe essere uno strumento centrale per il rilancio di questo territorio.
A solo titolo di esempio, un vantaggio importante, se saputo usare dalle
Amministrazioni Locali, dagli imprenditori, dai cittadini e dallo stesso Ente, è
indicato dall’art. 7 della legge 394.
In particolare la norma prevede che ai comuni ed alle province il cui territorio
è compreso, in tutto o in parte, entro i confini di un parco nazionale è
attribuita priorità nella concessione di finanziamenti dell’Unione europea,
statali e regionali richiesti per la realizzazione, sul territorio compreso
entro i confini del parco stesso, di tutta una serie di opere di interesse
pubblico, purché previste nel piano per il parco.
Analogamente la legge prevede che la medesima priorità di finanziamento è
attribuita ai privati, singoli od associati, che intendano realizzare iniziative
produttive o di servizio compatibili con le finalità istitutive del parco
nazionale o regionale.
Senza pianificazione sarà molto difficile, se non impossibile, attingere a quei
finanziamenti che hanno caratterizzato la partenza dei parchi storici e anche la
partenza del Pollino e a tutte le grandi fonti di finanziamento strutturale che
saranno disponibili nei prossimi anni.
Il procedimento per la realizzazione di questi documenti essenziali per la
vita del parco è iniziato già da diversi anni: nel 1997 si attivò la gara per
l’affidamento dei servizi tecnici.
In quella occasione si partì utilizzando dei documenti programmatici di sicura
attualità e completezza.
Il vantaggio che il Parco avrebbe potuto accumulare rispetto al nascente sistema
delle aree protette, con gli anni, si è andato via via dileguando.
Molti sono stati i motivi dei ritardi accumulati sia rispetto all’erogazione del
servizio di realizzazione dei tre strumenti, sia, soprattutto, rispetto alla
fase indispensabile di coinvolgimento del territorio.
Pur alla luce di questi ritardi, già da anni, è stata prodotta,
dall’associazione temporanea di imprese incaricata, Bonifica-Italeco, una
quantità rilevante di studi, cartografie, proposte di normativa, documenti
regolamentari, apparati tecnici previsionali e prescrittivi.
Una serie di diverse ipotesi di pianificazione è stata, nel tempo, più volte,
già trasmessa a tutti gli Enti coinvolti, Comuni, Comunità Montane, Province,
Regioni; ad oggi, però, i documenti tecnici in possesso del Parco non hanno mai
avuto il conforto di un processo di confronto pubblico e istituzionale.
Rispetto agli anni in cui l’elaborazione del Piano iniziava, si aggiunga che
sono sopravvenute molte modifiche del quadro di riferimento.
Va immaginato che i nostri strumenti di pianificazione e regolamentazione
dovranno da subito iniziare a essere interconnessi con i paralleli processi di
pianificazione in corso di realizzazione a livello delle due Regioni, delle tre
Province, dei tanti Comuni che oggi stanno mettendo mano alla pianificazione del
territorio.
Analogo ragionamento va fatto con la necessaria verifica dei nostri strumenti
con le previsioni dei documenti Regionali in merito all’attuazione della linea
di spesa comunitaria come i due POR 2007-2013.
Alla luce di quanto sopra detto, un rilancio del processo di pianificazione
dovrebbe partire da alcuni aspetti fondamentali:
• si può immaginare come la costituzione dell’Ufficio del Piano sia necessaria
per individuare una struttura multidisciplinare in grado di affrontare la
complessità della problematica della pianificazione di un’area protetta come la
nostra;
• senza un rilancio serio della pianificazione come processo partecipato, ogni
strumento imposto al territorio non avrà che pochissime possibilità di riuscita;
la linea d’azione prioritaria sarà quella di restituire alle istituzioni e ai
cittadini la definizione dei contenuti strutturali di questi strumenti; in sede
di Comunità del Parco si proporrà la individuazione di un tavolo politico,
formato da propri rappresentanti che si occupi direttamente della questione;
• parallelamente al confronto istituzionale, si dovrà aprire un ascolto
capillare, serrato, diffuso del territorio, con le forme e i tempi che
individueremo assieme;
• questo processo di discussione e di proposta sulla pianificazione e sul
modello di parco da condividere potrà essere accompagnato: sia da un diretto
supporto delle Università e delle istituzioni di ricerca del territorio, sia da
un coinvolgimento di personalità scientifiche di profilo nazionale.
Insieme al ragionamento che si farà attorno alla pianificazione del Parco, si
riprenderanno le attività riguardanti la tematica della Riperimetrazione.
Pur non avendo competenza diretta per l’assunzione degli atti relativi alla
modifica dei confini del Parco, non essendo l’organo chiamato alla decisione
finale, è mia intenzione riavviare, parallelamente al confronto sulla
pianificazione, un confronto di merito sul lavoro fatto fino ad oggi.
Ho avuto modo di dire alle associazioni ambientaliste nazionali più
rappresentative che ho già incontrato, che il problema va affrontato non in
termini quantitativi ma qualitativi; ritengo inoltre che, a distanza di 14 anni
dall’istituzione dell’Ente Parco, sia assolutamente legittimo valutare oggi una
rivisitazione della perimetrazione.
Devo precisare che l’ex il Ministero dell’Ambiente, pur in presenza di un
delibera favorevole della Comunità del Parco, e dopo un confronto in sede di
Conferenza unificata Stato Regioni ha ritenuto di non proporre il Decreto di
nuova perimetrazione ed ha trasmesso alle due Regioni le proposte di
inclusione-esclusione al fine di esprimere un nuovo parere. Allo stato il
confronto si è sostanzialmente interrotto.
E’ mia intenzione avviare parallelamente alle scelte di piano in merito alla
definitiva zonizzazione del territorio analogo confronto per pervenire ad una
definitiva riperimetrazione del Parco.
LA PROGRAMMAZIONE
Negli anni precedenti, soprattutto nella fase di partenza del parco, si è potuto contare sui finanziamenti derivanti da alcuni programmi di grande rilevanza, quali, ad esempio: il Piano Triennale di Tutela Ambientale (PTTA 1994-1996), il Programma Triennale per le Aree Naturali Protette (PTAP 1994-1996), il Quadro Comunitario di Sostegno. Alcuni interventi sono stati altresì possibili solo per la disponibilità di consistenti avanzi di amministrazione.
Non si può immaginare che possa ripetersi una fase del genere e sarà
necessario che il Parco si faccia parte attiva nei processi di spesa regionali,
nazionali e comunitari.
In questo senso è opportuna l’attivazione di una cabina di regia per l’accesso
al finanziamento per opere e attività nuove e per gli interventi di rilancio e
completamento di iniziative già realizzate.
Per il futuro sarà da elaborare in modo condiviso la costituzione di un Parco
progetti selezionato, un gruppo di idee-progetto forti da sviluppare per aderire
alla programmazione Regionale - Statale - Comunitaria, in particolare alla fase
nascente della politica della spesa connessa ai programmi operativi regionali, i
POR 2007-2013, ai grandi momenti di programmazione comune come, ad esempio, il
progetto APE, Appennino Parco d’Europa e gli Accordi di Programma Quadro di
livello regionale.
Un’opportunità da cogliere è il recupero di un importante documento: “l’Accordo
di programma tra le Regioni Calabria e Basilicata, l’Ente Parco Nazionale del
Pollino, CGIL, CISL, UIL e Legambiente di Calabria e Basilicata”, firmato nel
1999, che vide la diretta partecipazione di molti protagonisti del territorio
per stilare un atto condiviso di progettualità che, aggiornato, rivisto,
completato, e allargando l’area dei soggetti da coinvolgere, potrebbe costituire
un quadro di riferimento per le prossime azioni da mettere in campo.
Con il rilancio dell’Accordo di Programma si riattiverà la procedura della
concertazione negoziata con le parti sociali come strumento fondamentale di
governo, e in tal senso ho già confermato alle organizzazioni sindacali
confederali questa mia volontà.
LA PROMOZIONE SOCIO ECONOMICA
Negli scorsi anni sono state intraprese innumerevoli attività dedicate
all’imprenditoria, soprattutto nell’agroalimentare, grazie anche alla
collaborazione con l’ALSIA. Ma sicuramente è mancata una continuità nelle
attività che hanno visto esclusivamente degli stanziamenti poco integrati fra di
loro e l’assoluta mancanza di coordinamento tra tutti gli attori (si pensi alle
Regioni, agli Enti Locali, all’INEA, alle parti sociali, agli operatori privati
ecc..) che avrebbero sicuramente dato un contributo positivo ed un valore
aggiunto alle attività intraprese.
In ogni caso oggi nel territorio del Parco si è concretizzato un modello
organizzativo che aggrega su una comune strategia di sviluppo imprese e servizi
pubblici e privati e che concretamente ha portato alla costituzione di un
paniere di prodotti tipici dell’area, tutti certificati in base ad apposito
disciplinare definito dall’Ente stesso, di una cooperativa denominata CoPollino
che riunisce le quattro associazioni di filiera (ortofrutta, prodotti da forno,
lattiero caseario, salumi) con 76 soci, nata per realizzare la promozione del
paniere e gestire la sua valorizzazione commerciale e per il territorio e di una
segreteria commerciale presso l’ALSIA che essenzialmente cura il portafoglio
clienti, ed una rete di circa 100 esercizi commerciali lucani. La stessa
CoPollino ha assunto, inoltre, l’iniziativa del riconoscimento del Sistema
Produttivo Locale ai sensi della LR della Basilicata n.1/2001 e l’Ente va nella
direzione di affiancarla con un ruolo attivo e propositivo al fine del suddetto
riconoscimento.
Come è evidente la scelta di un sistema produttivo locale in un’area parco non
può pensarsi solo in relazione al versante lucano, ma lo sforzo da compiersi è
di portare i due versanti sullo stesso piano, al fine di pensare ad un modello
organizzativo che vada ad incidere in un contesto territoriale già delimitato
sulla base di caratteri ambientali e di ruralità. A tal fine, punto di
riferimento per il versante calabrese sarà la legge regionale istitutiva del
distretto agroalimentare della Sibaritide-Pollino. Basti pensare che la sola
offerta dell’agroalimentare riferita ad entrambi i versanti si pone come momento
centrale del sistema sia perché strategico in un’area parco e sia perché insieme
all’enogastronomia rappresenta una costante di qualsivoglia pacchetto turistico.
Non dimentichiamo che il consolidamento del sistema produttivo agroalimentare
rappresenta, anche a livello comunitario, un obiettivo strategico per il
mantenimento dell’ecosistema locale, per la tutela del paesaggio e per la
fruibilità del territorio. Si pensi che in un contesto come quello del Parco
l’abbandono dell’attività agricola penalizzerebbe tutto il sistema economico
poiché influenzerebbe negativamente il settore turistico ed a cascata tutte le
attività ad esso collegate.
Il primo passo per coinvolgere anche il versante calabrese è stato già fatto, in
questi giorni, attraverso un protocollo d’intesa, che sarà sottoscritto nei
prossimi giorni, con l’INEA Basilicata e l’INEA Calabria al fine di confrontare
ed integrare, laddove è possibile, i Programmi di Sviluppo Rurale delle due
Regioni per il periodo 2007/2013, ed elaborare un Piano strategico del Parco che
vada nella direzione del sistema produttivo locale unico per tutto il
territorio. Allo stesso modo insieme all’INEA si esamineranno tutte le possibili
misure del PSR, quindi del FEARS e del FSE a cui attingere così come sul nuovo
Leader in collaborazione con i GAL.
E’ evidente che per la specificità delle proprie competenze l’Ente Parco
dovrebbe spogliarsi della prospettiva localistica, e mediante un approccio
ecosostenibile, quindi non solo votato all’economia in senso stretto, dovrebbe
avere un ruolo centrale sia nel settore agricolo ed in particolare quello
agroalimentare sia, come detto, nelle attività relative al settore turistico.
Sarebbe auspicabile, altresì, la costituzione di una struttura che accompagni i
giovani imprenditori del territorio verso attività imprenditoriali
ecocompatibili. Così come si dovrebbe pensare a forme di incentivazione per il
turismo giovanile.
Infine, oggi si apre nuovamente la prospettiva dei finanziamenti POR 2007/2013 a
cui l’Ente Parco dovrà necessariamente attingere, mediante una progettualità
concreta e condivisa con tutti gli attori, per portare avanti l’attività di
promozione socio economica del territorio, aprendo da subito un tavolo di
confronto permanente con gli operatori pubblici e privati. Allo stesso modo è
intenzione dell’Ente far sì che all’interno dell’Ente stesso venga creata, con
le professionalità che già ci sono, una struttura ad hoc per le attività di
progettazione sui fondi comunitari.
IL PROGETTO DEGLI EX LSU DEL PARCO
A metà degli anni novanta il Ministero del Lavoro finanziò al Parco un
progetto che riguardava oltre cinquecento giovani per attività ecocompatibili
nel territorio del Parco.
L’utilizzazione di questi lavoratori è avvenuta in maniera scarsamente
coordinata con gli altri soggetti del territorio e la loro stessa utilizzazione
alla fine non ha prodotto i risultati auspicati.
Il Parco, oggi, si trova ad affrontare la difficoltà di garantire un futuro
lavorativo a circa 300 famiglie del territorio, dopo il fallimento della
stabilizzazione effettuata negli scorsi anni. Il numero così elevato di precari
dovrebbe far ben cogliere le enormi criticità nelle quali il Parco si trova a
dover operare, difficoltà che sono sia di carattere logistico ed organizzativo,
ma soprattutto di natura finanziaria.
E’ fin troppo evidente che l’Ente Parco non può stabilizzare al proprio interno
un numero così elevato di lavoratori, così come non è possibile pensare alla
risoluzione del problema con il solo coinvolgimento del Parco e delle Regioni.
Forse oggi è il momento favorevole per inserire questa particolare fattispecie
di lavoratori precari nella più generale politica di stabilizzazione del
precariato che il governo centrale ha già in parte attivato.
L’Ente Parco, in tutte le ultime occasioni di incontro con le organizzazioni
sindacali e le Regioni, ha manifestato la disponibilità ad essere coordinatore
di un tavolo comune tra le due Regioni per la definizione di un progetto o di
più progetti, atti a dare una stabilizzazione a questi lavoratori.
L’impegno fissato in tal senso è quello di attivare già nei primi giorni di
settembre un tavolo operativo con gli Assessorati delle due Regioni, con Italia
Lavoro e le OO. SS. per pervenire ad un ipotesi di lavoro condivisa.
I progetti da mettere in campo dovranno mirare innanzitutto a porre fine
all’assistenzialismo nei confronti di questi lavoratori, si dovranno spendere e
risorse tali da garantire una reale stabilizzazione, sia una ricaduta effettiva
in termini di valorizzazione e tutela del territorio; in questa direzione si
muove il progetto rivolto alle trenta unità lucane, di cui si dirà in seguito,
in cui l’Ente coinvolgerà per le attività di promozione l‘Associazione delle
Guide Ufficiali del Parco, il CTA per l’avvistamento incendi e le
Amministrazioni comunali per la pulizia di eventuali siti degradati.
Allo stato, come detto, al fine di garantire un minimo di ammortizzatori
sociali ai lavoratori interessati ossia l’indennità di mobilità , in questi
giorni saranno assunti a tempo determinato per sei mesi n. 30 lavoratori del
versante lucano, sulla base di un progetto di valorizzazione del territorio
predisposto dall’Ente Parco ed al cofinanziamento della Regione Basilicata,
anche grazie ad una grossa assunzione di responsabilità che ci viene
riconosciuta dai sindacati.
Nello stesso modo partirà analogo progetto per il versante calabrese, qualora la
Regione Calabria assuma impegni economici come già ha fatto la Regione
Basilicata, il progetto di valorizzazione del versante calabro del Parco, che
rigurderà le 34 unità, che attualmente non percepiscono alcun ammortizzatore
sociale e che nello scorso anno hanno già partecipato ad una prima iniziativa di
tale genere.
In ogni caso resta mio convincimento che la frammentazione del progetto, che negli ultimi tempi ha visto le due Regioni interessate percorrere strade diverse è sbagliata ed in questo senso, l’impegno è di pervenire ad una progettualità unitaria.
LA COMUNICAZIONE
A fianco alle linee d’azione sopra ricordate, si introduce una prima
riflessione su altre attività di primaria importanza per il Parco: la
comunicazione, la promozione istituzionale e la divulgazione.
Tali attività individuano strumenti di fondamentale importanza per l’Ente sia
nei rapporti con il territorio sia nel raggiungimento di uno dei fini istitutivi
quale il miglioramento, la qualificazione e amplificazione della domanda di
fruizione turistica sostenibile del territorio del Parco.
In particolare nel caso della comunicazione parliamo di una funzione assolutamente trasversale a tutte le attività dell’Ente: fornisce infatti l’interfaccia principe per la partecipazione della comunità alla vita dell’Ente. Una buona comunicazione è quindi fondamentale presupposto per una corretta gestione nel senso più ampio del termine, sia nel fornire la base comune di discussione relativamente alle volontà ed attività istituzionali sia nel costruire gli strumenti necessari a tale attività.
Nel caso della promozione parliamo invece di uno strumento più specifico finalizzato alla costruzione di attività volte alla divulgazione dell’immagine del Parco, intesa come insieme di caratteristiche e possibilità di fruizione del territorio compatibili con la conservazione degli equilibri naturali e storico sociali per la quale il parco stesso è stato istituito. Prendendo ad esempio anche solo questo caso particolare appare chiara la funzione trasversale della comunicazione per come sopra descritta: è infatti impensabile pensare alla divulgazione dell’immagine del parco ed in generale alla attività di divulgazione, senza passare per tale strumento.
Per quanto riguarda la divulgazione, al di la là del senso più ovvio del termine, è chiaro che essa si contestualizza in relazione ai suoi contenuti che in questo caso specifico devono essere intesi in relazione alla diffusione delle conoscenze, sia quelle pregresse, sia quelle nuove acquisite nell’ambito di tutte le attività istituzionali dell’Ente poste in essere in campo ambientale, sia dati di tipo storico/sociale che di tipo tecnico e naturalistico.
La funzione dell’educazione ambientale deve essere quella di costruire delle attività di coinvolgimento della popolazione finalizzate alla diffusione di una nuova conoscenza degli aspetti naturalistici sia con la finalità di costruire una nuova consapevolezza del ruolo di tutti nell’ambito della conservazione attiva delle risorse ambientali tutelate dal Parco nell’interesse della comunità sia in generale promuovere nuovi comportamenti rispettosi dell’ambiente. Solo così l’idea parco potrà essere percepita non più come ostacolo al proprio pregresso modo di vivere ma come la proposizione di un diverso sistema di gestione delle risorse naturali volto al loro mantenimento a lungo termine. Essa infatti deve dare corpo e divulgarlo ai tanti concetti di tipo tecnico che si concretizzano nel raggiungimento dell’obbiettivo della conservazione della natura.
In generale appare chiaro come tutte le competenze sopra sinteticamente descritte costituiscono i tasselli fondamentali della apertura verso l’esterno dell’Ente Parco e costituiscono quindi un insieme di azioni sinergiche irrinunciabili nella pianificazione delle attività dell’Ente.
In questi campi, in queste prime settimane di lavoro, ho riscontrato una carenza di pianificazione, di programmazione, di continuità d’azione; a titolo semplificativo si pensi a come la perdurante assenza di ogni piano di comunicazione abbia danneggiato non poco il valore dell’immagine del Parco sul territorio.
Anche per il settore dei prodotti destinati al merchandising sarà opportuna un’inversione di tendenza. Ad oggi molti prodotti sono stati realizzati dal parco per diffondere il proprio marchio ma mai in coerenza con un progetto unitario di comunicazione. Eppure proprio un merchandising di qualità potrebbe contribuire a far aumentare le ridottissime entrate proprie del Parco.
Anche per la politica delle incentivazioni alle iniziative culturali, del
tempo libero, dello sport, è stata assente ogni forma di pianificazione. E’
doveroso registrare un sostanziale uso a pioggia del sistema del contributo, che
ha polverizzato in mille piccoli rivoli, anche di ridottissima entità, la spesa
dell’Ente.
Sarà opportuno definire quelle linee guida essenziali all’interno delle quali
riconoscere le realtà locali più significative e coerenti con le finalità
istituzionali del Parco.
Si dovrà anche cominciare ad elaborare tutti assieme una politica propria del
Parco per il tempo libero e la cultura. Non è possibile che questo Parco non
riesca ad organizzare direttamente un proprio convegno di livello
internazionale, una manifestazione culturale di grande richiamo, degli eventi di
svago che facciano riavvicinare i cittadini alla istituzione Ente Parco.
LA CONSERVAZIONE
Le attività del settore attualmente in corso sono volte su diversi fronti di
azione. Nel dettaglio, nel corso di questo anno è stata data continuità alla
gestione del recinto di acclimatazione dei cervi in località Bosco Magnano di
San Severino Lucano (PZ) realizzato nell’ambito del Programma LIFE Natura “La
Salvaguardia del Lupo nel P.N.P.” terminato nel 2001: gli esemplari attualmente
ospitati godono di buona salute, si riproducono con regolarità e l’ente ha
provveduto alla manutenzione ordinaria e straordinaria necessaria soprattutto
nel corso della stagione invernale e autunnale. Oltre alla funzione principe,
ovvero quella di garantire nuovi esemplari da reintrodurre in natura per
incrementare la popolazione neoreintrodotta grazie alle attività del medesimo
progetto LIFE Natura, tale struttura assolve anche ad una funzione di richiamo
turistico nell’area.
In merito a tale aspetto sarebbero necessarie alcune modifiche alla struttura
per garantirne la sicurezza al momento della riproduzione, quando gli esemplari
maschi diventano potenzialmente aggressivi nei confronti delle persone, oltre
alla semplice apposizione di cartelli monitori come già fatto per il passato.
L’Ente sta cercando di riavviare le attività relative alla reintroduzione del
Grifone nell’area di Civita (CS) oggetto di uno specifico progetto anche con
l’attrazione di finanziamenti aggiuntivi a quelli ordinari di bilancio, ciò
anche grazie a specifiche azioni sinergiche con il Servizio Conservazione Natura
del Ministero dell’Ambiente.
Relativamente invece al consistente patrimonio di conoscenze accumulato nel
corso degli anni nei diversi progetti di conservazione è necessario mettere in
campo una serie attività di mantenimento a lungo termine delle conoscenze
acquisite sulla distribuzione e consistenza delle popolazioni di importanti
specie di vertebrati quali Lupo, Lontra, Capriolo e Cervo a riguardo del quale è
da ricordare la necessità di un intervento di reinsanguamento della popolazione
di cervo con altri esemplari rispetto al nucleo di Bosco Magnano.
Riguardo al monitoraggio costante della popolazione di Lupo è importante
sottolineare l’importanza gestionale che tale azione riveste in relazione alla
cura della coesistenza della specie con le attività zootecniche, con un supporto
on site agli allevatori che deve andare al di la dell’erogazione degli
indennizzi per danno da fauna. Analoghe considerazioni possono essere fatte per
la popolazione di cinghiale, ovviamente anche se a riguardo di tale specie non
possono essere fatte le stesse considerazioni faunistiche valide per il Lupo.
Ancora in relazione a tali conoscenze è necessario produrre, oltre alle
pubblicazioni di tipo scientifico già pubblicate, anche delle pubblicazioni di
tipo divulgativo pensate e prodotte dall’Ente, così come organizzare sia
specifici incontri con il pubblico per far conoscere all’esterno l’attività
svolta al riguardo sia iniziative inerenti in generale gli aspetti di
divulgazione, promozione e conoscenza degli aspetti naturalistici del Parco.
Relativamente agli aspetti della gestione delle risorse naturali attualmente
l’Ente ha allo studio un regolamento per la raccolta di funghi e tartufi in
collaborazione anche con gli altri Enti competenti per territorio. Anche per le
Riserve Naturali (la gestione delle quali sarebbe opportuno passasse in capo
all’Ente come avvenuto solo per la Riserva Valle del Fiume Lao) e per i terreni
di proprietà dell’Ente si sta cercando di arrivare ad una gestione compatibile
con le finalità istitutive del Parco consistente sia in azioni a lungo termine,
candidando a finanziamento specifici progetti come la creazione di un
allevamento finalizzato alla tutela e valorizzazione economica della razza
podolica nell’ambito di una “fattoria didattica”, sia pianificare una serie di
azioni ordinarie di studio, di manutenzione ambientale e di organizzazione di
eventi didattico divulgativi riguardanti specificatamente tali aree.
I DANNI DA FAUNA
Allo scopo di diminuire il “conflitto” del cinghiale con le attività
produttive (soprattutto alle coltivazioni) presenti nel territorio del Parco
che, specie negli ultimi periodi, si sta presentando come un vero e proprio
problema sociale, questo Ente proverà ad attuare tutte le possibili tecniche che
hanno come finalità quella di ridurre l’impatto sulle attività umane e quella di
sperimentare tecniche per il controllo numerico della specie.
In merito al controllo della presenza del cinghiale (Sus scrofa) su tutto il
territorio del Parco, l’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica ha approvato il
Piano Sperimentale di abbattimento selettivo del Cinghiale nel Parco Nazionale
del Pollino, il quale, nella forma e nei contenuti indicati dall’I.N.F.S. è
stato riapprovato nella seduta del Consiglio Direttivo di questo Ente in data
27.10.2006. Nello scorso mese di Maggio è stato inviato alle due Regioni lo
studio di incidenza relativo a tale piano, in considerazione del fatto che
l’intero territorio del Parco è stato individuato in due Z.P.S. “Pollino
Orsomarso IT9310303” e “Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi IT9210275”. La
Regione Calabria nella scorsa riunione della Commissione sulla Valutazione
d’Incidenza ha espresso parere positivo, mentre si attende per la metà del mese
di luglio la decisione della Regione Basilicata. Non appena si avranno le
valutazioni sul suddetto piano lo stesso sarà inviato al Ministero dell’Ambiente
per la definitiva approvazione.
Si sta, nel frattempo, procedendo a sensibilizzare sul problema le province di
Potenza e di Cosenza e le Aziende Sanitarie competenti sul territorio al fine di
firmare un protocollo d’intesa per gestire al meglio anche le operazioni di
abbattimento. Le Province, infatti, sono le Amministrazioni che per competenza
gestiscono le attività venatorie; le Province di Potenza e Matera hanno già
organizzato un corso per la formazione degli operatori di selezione a livello
provinciale, mentre la provincia di Cosenza sta bandendo un avviso per il
reclutamento degli operatori di selezione calabresi, che saranno formati con
apposito corso in linea con gli indirizzi dell’I.N.F.S.
Non appena si avranno tutte le autorizzazioni, è previsto anche l’inizio delle
operazioni di cattura “in vivo”, grazie all’occupazione temporanea di una parte
degli operai ex LSU del Parco. Nel frattempo, a riguardo sia delle operazioni di
cattura che di abbattimento, si stanno esaminando tutte le problematiche legate
agli aspetti sanitari da un punto di vista normativo e si stanno concordando le
azioni da svolgere per il conferimento ai mattatoi ed il controllo da svolgere
in quelle sedi da parte dei veterinari delle Aziende Sanitarie Locali.
Per gli indennizzi dei danni provocati al patrimonio agricolo e zootecnico
questo Ente ha attivato dal 2000 un Regolamento in materia redatto dagli uffici
dell’Ente e approvato dal Consiglio Direttivo. Il regolamento in questione
prevede degli indennizzi ai coltivatori ed agli allevatori pari all’80% del
danno riconosciuto. Ogni anno la spesa per indennizzi da danni provocati dalla
fauna selvatica ammontano a circa € 300.000,00/350.000,00. Su indicazione del
Ministero dell’Ambiente dal 2006 all’accertamento, alla valutazione e alla stima
dei danni al patrimonio agricolo e forestale provvedono, gli Agenti del CFS-CTA.
Infine, lo scorso anno, nell’ambito del Regolamento per la concessione di aiuti
finanziari in materia di prevenzione danni provocati da cinghiali, vi è stata la
realizzazione di 23 recinzioni anti-cinghiale, tutte in Basilicata, per un
impegno economico pari a poco meno di € 100.000,00.
In merito all’accertamento dei danni al patrimonio zootecnico, sono i tecnici
veterinari delle A.S. competenti per territorio, di concerto con gli Agenti del
CFS-CTA, a verificare i nocumenti subiti dagli allevatori. Per il riconoscimento
economico dell’indennizzo si provvede attraverso l’analisi della pratica
pervenuta in ufficio facendo riferimento ai prezzi locali, dove indicati, e ai
prezziari indicati nel Regolamento.
Per i prossimi anni, per ciò che riguarda la protezione delle colture agricole
dai danni provocati dai cinghiali, si sta pensando all’acquisto di recinzioni
elettrificate mobili da affidare tramite bando agli agricoltori e da utilizzare
ad hoc per le diverse colture e nei periodi della loro vulnerabilità e ad un
bando per un risarcimento per agricoltori che vorranno fare delle colture a
perdere.
LE STRUTTURE SUL TERRITORIO
Il Parco, fin dai primi anni ha stanziato una grande quantità di risorse per la realizzazione di oltre un centinaio di strutture, tra centri visita, case-albergo, case parco, strutture di servizi di montagna, sentieri, recupero di rifugi montani, musei, centri informativi.
La quasi totalità di interventi realizzati o in corso di realizzazione sul
territorio (sia per numero che per stanziamento economico), sono stati affidati,
per la realizzazione, agli Enti locali interessati.
Mentre molti di questi interventi sono, ad oggi completati, pur tra diversi
ritardi, ancora una parte significativa è in corso di realizzazione da troppo
tempo.
Quasi nessun intervento ha rispettato le previsioni temporali programmate. Molti
interventi sono da completare con la necessaria ricerca di nuovi finanziamenti.
Solo pochissime iniziative non sono state ancora avviate. Davanti al quadro
prospettato, la riflessione che oggi si impone è che, se a distanza di anni
alcune progettualità non sono riuscite a decollare, si dovrà avere il coraggio
di chiuderle, liberare gli stanziamenti previsti, riprogrammare la spesa su
altri obiettivi di più realistica realizzabilità, per come anche richiestoci dal
Ministero dal Ministero dell’Ambiente.
Sul piano generale, è prevalsa la scelta di tante, tantissime opere diffuse (o
disperse) sul territorio ed è mancata l’idea di una rete di collegamento tra di
esse.
E’ prevalsa la linea dei lavori pubblici, della trasformazione fisica del
territorio, a svantaggio delle attività immateriali, delle attività di
trasformazione della realtà socio-economica e culturale.
Per chiudere finalmente questa prima fase importante di realizzazione di una
grande infrastrutturazione del territorio, è necessario uno slancio forte da
parte del Parco, dei Comuni e delle Comunità Montane coinvolte per programmare
in modo condiviso la fase di gestione di tutte queste opere.
Non è immaginabile che il Parco possa assumere in proprio la gestione di decine
di immobili e delle relative attività, per evidenti motivi economici e
organizzativi. Per gli stessi motivi è anche difficile immaginare una diretta
assunzione della gestione di tutte queste strutture da parte di Comuni o altri
Enti, pur essendo questa la specifica previsione di molte convenzioni in essere
con questi Enti.
Sarà da prevedere il coinvolgimento delle imprese, dei giovani, delle risorse
del territorio, delle stesse guide ufficiali del Parco, all’interno di un
programma complessivo di gestione dell’intero sistema.
L’obiettivo è di far diventare produttivo un’insieme di interventi che,
altrimenti, corrono il rischio di diventare, invece che una potenziale risorsa
del Parco, un serio problema, un elemento di emergente criticità.
Per il futuro sarà da proporre una nuova programmazione soprattutto per opere di
rilevante significato strutturale, di interesse territoriale e non locale, che
rientrino in un quadro generale di programmazione complessiva e che prevedano
già in sede di ideazione un chiaro, dettagliato e sostenibile progetto di
gestione.
Tra i primi obiettivi che mi sono proposto c’è quello di allocare, in via
definitiva, e in tempi rapidi, la sede del Parco nel seminario vescovile di
Santa Maria della Consolazione a Rotonda.
Poiché adiacente al Seminario vi è anche un terreno di proprietà dell’Ente,
quest ultimo potrà essere utilizzato per locali di rappresentanza, centro visite
ed ecomuseo del Parco, sede del CTA, magazzino e parcheggio.
Analogo discorso riguarda la sede della Comunità del Parco e del Centro Servizi,
da ubicare nello storico Palazzo Gallo di Castrovillari, all’uopo destinato.
In tal modo entro breve, pertanto, l’Ente Parco potrà utilizzare due dei più prestigiosi immobili di tutta la zona del Pollino, recuperando, in parte, anche un’immagine decisamente più confacente ai fini istituzionali dell’Ente.
Diversi sono i terreni e gli immobili di proprietà del Parco o acquisiti in
comodato d’uso gratuito.
I terreni oggi dell’Ente sono circa 3.100 ettari, mentre le unità immobiliari
sono 18, di cui 8 di proprietà e le restanti in comodato.
Su alcune delle proprietà dell’Ente è possibile immaginare anche la
sperimentazione di iniziative con una diretta possibilità di ricaduta
promozionale sul territorio.
Un esempio di tale programmazione potrebbe essere la possibilità di utilizzare
la tenuta della Principessa, in località Campotenese di Morano Calabro, per la
realizzazione di un centro polifunzionale di rilievo territoriale e per la
partenza di una fattoria biologica sperimentale per l’allevamento della mucca
podolica e per la lavorazione e trasformazione delle produzioni biologiche, sia
a livello caseario che di carni, e per perseguire anche una funzione educativa
come fattoria didattica.
La fattoria biologica potrebbe diventare un centro di riferimento per l’aumento
della presenza dell’unica razza bovina meridionale all’interno del Parco,
invitando e agevolando le aziende zootecniche di bovini locali a implementarne
l’allevamento. Si ricorda che, già al momento, è attivata una forma di uso
compatibile dei circa 1700 ettari di questa proprietà attraverso la cessione in
fida pascolo stagionale ad alcune aziende presenti nel Parco che hanno risposto
al relativo bando.
IL CONTROLLO E LA SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO:
LE AUTORIZZAZIONI E IL CTA
Il quadro normativo di riferimento per il controllo del territorio,
relativamente alle competenze del Parco, nasce con il provvedimento di
istituzione dell’Ente, il D. P. R. 15 novembre 1993, con il quale viene
individuata una fase transitoria di tutela, in attesa della realizzazione e
dell’entrata in vigore del Piano e del Regolamento.
Vengono allegati al citato decreto due documenti che istituiscono il regime
vincolistico esistente nel Parco, già a partire dalla data di entrata in vigore
del provvedimento legislativo, e che sono un articolato di norme e un elaborato
cartografico:
• l’Allegato A, Misure di salvaguardi del parco nazionale del Pollino,
costituito da 10 articoli ;
• le tavole di perimetrazione del Parco, che ne individuano il confine esterno e
la divisione interna in due aree a diverso regime di tutela, la Zona 1, definita
come zona di “rilevante interesse naturalistico e paesaggistico con limitato o
inesistente grado di antropizzazione”, e la Zona 2, definita come zona “di
valore naturalistico, paesaggistico e culturale con maggior grado di
antropizzazione.
Questo sistema di misure di salvaguardia indica i divieti e le limitazioni
all’esercizio di attività o alla realizzazione di opere all’interno dell’area
protetta e prevede l’istituto dell’autorizzazione, da rilasciare da parte
dell’Ente Parco, in cui viene verificata la compatibilità o meno dell’intervento
proposto con le prescrizioni del D.P.R..
Ad oggi si può ritenere che, sostanzialmente, rispetto alla domanda di uso e di trasformazione del territorio che si è succeduta negli anni, poca incidenza ha avuto l’applicazione delle competenze autorizzative del Parco; sulle migliaia di richieste di autorizzazione pervenute al Parco dal 1994 ad oggi, la percentuale di dinieghi è stata pari solo al 3,57 %. Ciò dimostra che il Parco non ha posto nessun freno alle attività economiche del territorio che non hanno avuto nessuna difficoltà di realizzazione.
Resta in sostanza la realtà che tale sistema di controllo, pur non aggiungendo vincoli sostanziali ai processi avvenuti fino ad oggi, certamente non costituisce alcun modello di sviluppo, di proposta, di inserimento nei processi di crescita che potenzialmente potrebbero interessare il Parco.
Il passaggio da tale sistema derivato dalla misure di salvaguardia, costituito sostanzialmente di vincoli, ad un sistema di regole e di pianificazione, secondo le previsioni di norma, può avvenire solo con l’entrata in vigore e la messa a regime del Piano, del Regolamento e del PPES.
Va aggiunto che il regime di controllo delle trasformazioni vigente sul Parco
del Pollino e che coinvolge direttamente l’esercizio delle competenze dell’Ente
Parco, oltre quanto previsto direttamente dal Decreto istitutivo, discende anche
dalle previsioni di tutela contenute dalle seguenti norme:
• il Decreto del Presidente della Repubblica n. 357, Regolamento di attuazione
della direttiva 92/43/CEE – Conservazione habitat, flora e fauna, che prevede il
procedimento di Valutazione di Incidenza per gli interventi interessanti,
direttamente o anche indirettamente, i siti della cosiddetta rete “Natura 2000”,
per i quali, se ricadenti nel Parco, è necessario, prima della pronuncia
regionale di Valutazione di Incidenza, che sia “sentito l’Ente Parco”;
• Il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale,
che, riprendendo previsioni normative già contenute nella legislazione
precedente, con gli articoli 23 e seguenti, detta l’obbligo di assoggettamento
alla procedura di Valutazione di impatto ambientale per una serie di interventi,
prevedendo parametri e casistiche specifiche per opere ricadenti in aree
protette; per queste opere il proponente deve trasmettere la domanda e i
relativi allegati tecnici “alle regioni, alle province ed ai comuni interessati
e, nel caso delle aree naturali protette, anche ai relativi enti di gestione,
che devono esprimere il loro parere entro sessanta giorni dal ricevimento della
domanda. Decorso tale termine l’autorità competente rende il giudizio di
compatibilità ambientale anche in assenza dei predetti pareri”.
Ad oggi il Parco è stato relativamente poco interessato da queste due ultime previsioni normative, ma a causa del recente inserimento di tutto il territorio del Parco nella Rete natura 2000, per scelta della Regione Basilicata e della Regione Calabria, e di una prevedibile, definitiva messa a regime delle applicazione previste dal citato d. Lgs. 152 del 2006, una grande mole di lavoro coinvolgerà la struttura dell’Ente.
Si aggiunga che, per circa due anni, l’Ente Parco ha svolto l’esercizio di
delega, da parte della Regione Calabria, nel rilascio delle autorizzazioni
paesaggistiche previste dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice
dei beni culturali e del paesaggio, e successive modifiche e integrazioni.
Il Codice identifica, come aree tutelate per legge, per il loro interesse
paesaggistico, all’art. 142, comma 1, lettera f, “i parchi e le riserve
nazionali o regionali” e, pertanto, prescrive la necessità di sottoporre gli
interventi da realizzare nell’area tutelata a specifica autorizzazione, così
come regolata dagli artt. 146 e 159.
Durante tutto l’esercizio di tale delega il Parco ha emanato un solo diniego.
In termini generali, va fatto presente che spesso il Parco è stato investito
di problematiche relative ad alcuni settori come l’energia, la mobilità, i
rifiuti, l’acqua, l’aria e il settore più generale della tutela della salute dei
cittadini solo per il rilascio di pareri o di autorizzazioni.
A mio modesto parere, il Parco, nel rispetto delle finalità istituzionali delle
aree protette, dovrà diventare parte attiva di proposta rispetto a tutte queste
tematiche di diretto rapporto con la tutela dell’ambiente e in modo particolare
alla qualità della vita dei cittadini residenti.
Come previsto dalla Legge quadro sulle aree protette, in particolare
dall’art. 21 comma 2, il compito della sorveglianza sul territorio del Parco è
affidato al Corpo Forestale dello Stato, per mezzo dei relativi Coordinamenti
Territoriali Ambiente.
I Coordinamenti Territoriali Ambiente del Corpo Forestale dello Stato sono stati
istituiti presso gli Enti parco con il DPCM 26.6.1997, ai sensi dell’art. 21
della Legge quadro sulle aree protette, n. 394 del 6.12.1991.
Il citato DPCM nel ribadire il vincolo di dipendenza funzionale dall’Ente Parco,
precisa i compiti che il CTA è chiamato a svolgere.
Al momento i rapporti tra il CTA e l’Ente Parco sono disciplinati da un
regolamento, approvato dal Consiglio Direttivo dell’Ente. Tale regolamento è in
fase di revisione, al fine di rispondere alle richieste intervenute sia da parte
del Ministero dell’Ambiente che dalla Ragioneria Generale dello Stato.
Il problema più rilevante sul tema è quello della dotazione organica assegnata
al CTA che è di gran lunga inferiore a quella che invece dovrebbe essere
garantita per soddisfare al meglio le esigenze di servizio. Basti pensare che a
fronte delle previste 240 unità, ve ne sono in servizio appena 78. Ciò
nonostante, grazie alla preziosa collaborazione del Dr. Melfi che ne è il
Coordinatore ed al notevole contributo dei 21 comandi stazione del territorio,
il servizio di sorveglianza viene assicurato nel migliore dei modi. Io stesso mi
sono espresso per un aumento del contingente assegnato, sia in occasione
dell’incontro a Potenza con il Sottosegretario Boco, sia con una formale
richiesta al Capo del Corpo Forestale dello Stato, Ing. Cesare Patrone. Va
inoltre considerata nella nuova programmazione degli interventi l’opportunità di
porre mano a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di diverse caserme
forestali sia sul versante lucano che calabrese nonché di rinnovare la dotazione
in mezzi e strumenti di lavoro.
LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA E CONTABILE
All’atto del mio insediamento come Commissario Straordinario ho trovato un
numero che definirei “patologico” di provvedimenti per i quali l’iter previsto
dei controlli non risultava concluso, a causa di criticità riscontrate
dall’Amministrazione vigilante o anche dal Collegio dei revisori dei conti.
Sulla problematica ho già messo in atto un nuovo metodo di lavoro che vede uno
scambio continuo tra i funzionari dell’Ente e quelli del Ministero, anche per
affrontare in via preventiva le questioni al fine di evitare sospensioni o
dinieghi sugli atti adottati.
In sintesi, compito primario della mia azione è quello di normalizzare la
situazione dell’Ente, che ha registrato una frammentazione delle competenze.
A proposito di questo ultimo aspetto, ho dovuto constatare che la
rideterminazione della dotazione organica, prevista dalla finanziaria del 2005,
nonostante il tanto tempo intercorso, non aveva completato l’iter di
approvazione, a causa del mancato parere di alcune organizzazioni sindacali
intercorse. Infatti sulla deliberazione adottata dal Consiglio Direttivo era
intervenuto un legittimo ricorso da parte di una organizzazione sindacale che
non era stata invitata al tavolo di concertazione. Tale motivo è alla base del
diniego da parte del Ministero dell’Ambiente. Ad oggi posso dire che ho avviato
un nuovo tavolo di concertazione che comincia a dare i suoi frutti; infatti,
credo che non appena avremo risolto un problema legato alla previsione della
finanziaria 2007, riusciremo ad avere l’approvazione definitiva.
A seguito di ciò mi auguro di poter avviare la fase che porterà alla
riorganizzazione della struttura dell’Ente, finalizzata ad una gestione
efficiente ed efficace, in linea con la normativa vigente (DPR 97/2003), nonché
alla definizione del regolamento degli uffici e dei servizi, che ritengo
strumento fondamentale per la vita dell’Ente.
La redazione del bilancio esercizio finanziario 2007 non può non risentire
della situazione istituzionale in cui si trova ad operare l’Ente.
Alla data dell’insediamento dello scrivente, questo fondamentale strumento non
era stato ancora adottato, seppure, a norma del DPR 97/2003, debba essere
deliberato dal competente organo di vertice non oltre il 31 ottobre dell’anno
precedente cui il bilancio stesso si riferisce, salvo diverso termine previsto
da norme di legge o di statuto.
Obiettivo prioritario della gestione commissariale, fissata dal decreto in 120
giorni decorrenti dal 07.05.2007, salvo proroghe, è stato, quindi, l’adozione
del bilancio di previsione, partendo dalla ipotesi predisposta dall’Ufficio,
anche sulla base delle indicazioni fornite dai Settori, ed apportando solo
alcuni correttivi per una migliore impostazione, finalizzata al raggiungimento
degli obiettivi istituzionali dell’Ente.
Ritengo, come ho avuto modo di dire nella relazione programmatica che trovate
allegata al bilancio, che questo, anche e soprattutto in considerazione del
fatto che viene deliberato ben oltre il termine fissato dalla legge e quando si
è ormai nella seconda metà dell’anno di riferimento, debba essere,
essenzialmente, finalizzato a consentire alla “macchina amministrativa” di
ripartire, e ad apportare i necessari correttivi alle situazioni riscontrate in
sede di commissariamento, così come anche per l’approvazione del conto
consuntivo 2006, proprio per evitare ritardi che non ci consentirebbero di
utilizzare l’avanzo di amministrazione sul quale sono impegnate molte delle
spese, abbiamo attivato una task force per giungere prima possibile alla sua
definizione.
Sarà, invece, compito degli Organi ordinari, che si insedieranno, ci si augura
nel più breve tempo possibile, di fissare le linee strategiche cui l’Ente dovrà
tendere per una programmazione a lungo termine. A tal proposito è a conoscenza
dello scrivente l’intervenuto avvio delle procedure, da parte del Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per acquisire, a norma
della legge 394/91, le relative designazioni per la nomina del prossimo
Consiglio Direttivo.
Per le ragioni che precedono, gli indirizzi di massima forniti alla Direzione
dell’Ente, che sono riportati nella nota preliminare al bilancio, vanno nel
senso di privilegiare, per l’anno in corso, innanzitutto, le azioni che
risultano già in itinere e che necessita portare a conclusione.
CONCLUSIONI
Il quadro delle problematiche che vi ho presentato evidenzia che ci troviamo
di fronte ad una sfida che è ardua, ma non impossibile e che va combattuta su
due fronti:
• quello di restituire credibilità all’istituzione Ente Parco e quindi al
processo di gestione dell’area protetta. Ritengo che il rapporto riannodato con
le istituzioni regionali e locali, con le Associazioni e con le forze sociali
cominci a produrre i primi risultati su questo versante. È un lavoro duro e
faticoso che ho svolto come Commissario, ma dovrà intensificarsi non appena si
supererà, mi auguro quanto prima, la fase di gestione straordinaria del Parco.
• quello di riconquistare la fiducia delle popolazioni locali il cui atteggiamento in questi quattordici anni, a giusta ragione, non è stato del tutto conciliante. Ma ciò si è verificato perché sinora alle limitazioni imposte non è corrisposta una contropartita adeguata.
Il Parco era nato proprio perché un territorio di elevato pregio naturalistico e storico fosse tutelato ma anche valorizzato creando occasioni di sviluppo economico altrimenti impossibile da perseguire. Aver disatteso questo compito ha contribuito ad acuire i conflitti sociali e a distorcere il vero significato dell’istituzione di un Parco Naturale.
Mi auguro di riuscire, in questa esperienza di amministratore di uno dei più bei Parchi d’Italia e d’Europa a far convivere il giusto equilibrio tra tutela della natura e sviluppo compatibile come mai è stato possibile fare sinora, creando un binomio vincente tra uomo e natura, utile a contrastare l’avanzamento dei mutamenti climatici, a perseguire una sempre migliore qualità della vita e della salute dei residenti e dei visitatori e di offrire soprattutto alle future generazioni una prospettiva che non penalizzi la scelta di continuare a vivere in questa meravigliosa isola ecologica.
Castrovillari, 6 luglio 2007
on. dott. Domenico Pappaterra