MARIO RIGONI STERN

 

Lo scrittore È scomparso due giorni fa nella casa di Asiago da lui stesso costruita e dove viveva dal 1945

Addio a Mario Rigoni Stern il «Sergente» solitario e sensibile

Dina D'Isa
 

IL TEMPO


MARIO RIGONI STERN«Era uno scrittore grandissimo, aveva la grandezza che hanno i solitari»: così, alla notizia della morte di Mario Rigoni Stern, ha commentato Ferdinando Camon, che propose la candidatura al Nobel del celebre autore appena scomparso.

I funerali sono stati celebrati ieri pomeriggio ad Asiago, nel vicentino, alla presenza di pochi familiari. Il grande letterato italiano, gravemente malato, è morto l'altro ieri sera nella città in cui era nato e nella quale era tornato a vivere subito dopo la guerra ma, per sua stessa volontà, la famiglia ha mantenuto il più stretto riserbo sulla notizia.
Nato nel 1921 ad Asiago, Mario Rigoni Stern è noto al grande pubblico soprattutto come autore di "Il sergente nella neve" (premio Bancarellino 1963), libro autobiografico in cui raccontava le drammatiche vicende vissute durante la campagna di Russia, di cui fu fra i pochi sopravvissuti. Alpino della divisione Tridentina, medaglia d'argento al valor militare, fu fatto prigioniero dai tedeschi dopo l'8 settembre, e trasferito in Prussia orientale. Rientrò a casa a piedi dopo due anni di lager, e da allora (1945) rimase sempre nella sua casa di Asiago, da lui stesso costruita. Con la moglie Anna, sposata nel 1946, ebbe tre figli e negli ultimi decenni - dopo aver lavorato fino al 1970 al catasto di Asiago - si dedicò interamente all'attività di scrittore, ma anche ad un costante impegno civile. Era stato Elio Vittorini, nel 1953, a fargli pubblicare presso I Gettoni di Einaudi, il suo primo romanzo "Il sergente nella neve", che presto diventò un classico della letteratura italiana. Nel 1962 uscì "Il bosco degli urogalli", cui seguirono "Ritorno sul Don" (1973) "La Storia di Tonle"(1978, premio Campiello e Bagutta), "L'anno della vittoria"(1985) e "Le stagioni di Giacomo" (1995, premio Grinzane Cavour). Giornalista a La Stampa, dove scrisse anche brevi racconti, si dedicò pure agli studi storici, tra cui il recente volume "1915/18: La guerra sugli Altipiani". Una raccolta di firme presentata dal Gruppo Amici della Montagna del Parlamento, lo aveva candidato a senatore a vita.
Terzo di sette fratelli, e una sorella, trascorse l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell'Altopiano di Asiago. Studiò fino alla terza avviamento al lavoro, poi restò nella bottega di famiglia. La sua particolare sensibilità lo contraddistinse anche durante la campagna di Russia. Senza nulla togliere al suo coraggio ed all'impegno militare nel quale era coinvolto, Rigoni Stern è ricordato per i suoi interventi in favore di alcuni civili in condizioni disagiate ed incapaci di sostentarsi, che sono sopravvissuti grazie a lui. Ne è un esempio Nikolaj Sanvelian, che da bambino è stato salvato da Mario e che divenne poi uno dei più apprezzati scrittori russi. Con "Il sergente nella neve" si colloca all'interno della corrente narrativa neorealista. Ha condiviso immagini, storie e ricordi con Primo Levi e Nuto Revelli. Sul finire degli anni sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura "I recuperanti", film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all'indomani della Grande guerra. Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale, ispirati a grande rispetto e amore per la natura, come "Uomini, boschi e api" (1980). Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati e Paolini stesso, "Ritratti: Mario Rigoni Stern". Nel film, Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura. A proposito del senso della vita diceva: «...il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando sono partito da qui sul Don con 70 alpini, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita....».
Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna, l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli conferì la laurea honoris causa in Scienze Forestali ed Ambientali e nel 2007 l'Università di Genova gli consegnò la laurea honoris causa in Scienze Politiche. Dal 2005 era cittadino onorario di Montebelluna e nel 1998 gli è stato dedicato anche il nome dell'asteroide numero 12811 (1996 CL7) scoperto nel 1996 nell'Osservatorio astrofisico di Asiago dall'astronomo Ulisse Munari.

AVVENIRE

mercoledì 18 giugno 2008 pagina 31

LETTERATURA. È morto lo scrittore che raccontò l’epopea degli alpini nella disastrosa ritirata di Russia. Aveva 87 anni
 L’ultima nota del Sergente

 RIGONI STERN


 DI FULVIO PANZERI


 « È la concretezza della vita che si impara dalla natura. E la montagna è il luogo in cui vivere questa concretezza. Chi pratica la montagna, come ha fatto Giovanni Paolo II, percepisce con forza il legame stretto che unisce l’uomo alla natura. Lui sentiva molto la contemporaneità di una natura che viene stravolta dall’uomo. Lo intristiva. Perché il rapporto dell’uomo con la natura è un rapporto vivo, vero, profondo». Così definiva anche il suo pensiero, semplice ma sempre autentico (ripeteva sempre con orgoglio: «Sono un montanaro e vivo in montagna») Mario Rigoni Stern, scomparso l’altra sera ad Asiago, il paese delle Prealpi Venete, in cui era nato il primo novembre del 1921, dove ha sempre vissuto, mantenendo un legame fortissimo con il territorio, a parte la drammatica parentesi del secondo conflitto mondiale, testimoniata nel suo libro più famoso, Il sergente nella neve, pubblicato nel 1953, in cui narra la sua esperienza di sergente degli Alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale, quando, catturato dai tedeschi sulla strada del ritorno, è costretto a sopravvivere per più di due anni nei lager di Lituania, Slesia e Stiria. La prigionia, segnata dalla sofferenza e dalla fame, rappresenta anche il tempo della testimonianza, attraverso la scrittura, il ricordo e la memoria di tutti i compagni che ha visto cadere al suo fianco sulla neve.
  In un documentario-conversazione con Marco Paolini, Rigoni Stern dice: «Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita...».
  In quegli anni, allo stesso Vittorini che lo aveva ospitato nella prestigiosa collana dei 'Gettoni' di Einaudi, era parso un libro unico, interessante proprio per la testimonianza che raccontava, tanto che nel risvolto di copertina scrive: «Rigoni Stern non è scrittore di vocazione... Forse non sarebbe mai capace di scrivere di cose che non gli sono mai accadute». Era senz’altro un pregiudizio critico, che aveva coinvolto anche un grande scrittore del calibro di Primo Levi, in quegli anni del primo dopoguerra.
  Il tempo darà ragione a Rigoni Stern, visto che Il sergente nella neve
 si colloca tra i libri di riferimento, non solo di quella stagione intellettuale, ma anche dell’intera letteratura italiana degli ultimi cinquant’anni. E Geno Pampaloni, scrivendo del libro successivo, Il bosco degli urogalli, pubblicato nel 1962, già corregge il tiro critico e riconosce all’opera di Rigoni Stern «il dono di semplicità e di poesia» e sottolinea, già sintetizzando, quella «fedeltà» che contraddistingue tutta l’opera dello scrittore: «Ritroviamo l’accento del 'sergente Rigoni' là dove si narrano storie di caccia, il silenzio del bosco, i villaggi chiusi nell’inverno con il grato fuoco delle cucine e la limpida solitudine delle albe per i sentieri di montagna: quel paesaggio fraterno e familiare, forte come una presenza morale, la cui immagine antica e gentile egli ritrovava fra i contadini di Russia, nelle isbe coperte di neve».
  E la letteratura russa, trovata dal giovane Rigoni Stern sugli scaffali della biblioteca del padre, ha nutrito la sua esperienza letteraria, dal Tolstoj dei Racconti di Sebastopoli e dei Due ussari, alle opere di Cechov e Puškin. Fino a quello che è un altro dei suoi capolavori, quel piccolo, intenso e straziante libro che è Storia di Tönle, uscito nel 1978 e vincitore del Premio Campiello, il racconto della vita di un uomo, contadino, pastore e contrabbandiere, vissuto tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra che ha sconvolto l’Altipiano, un destino che si incrocia dunque con i grandi eventi della storia, un libro in cui riemerge il senso della tradizione orale che si fa scrittura, nutrita com’è dai ricordi personali dello scrittore, dai racconti d’infanzia ascoltati dal padre e dai nonni piccoli commercianti con la pianura, dai pastori incontrati nel lavoro alle malghe. Storie a cui Rigoni Stern è molto legato, tanto che sul finire degli anni Sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all’indomani della Grande Guerra.
  E’ una fedeltà alla 'sua' montagna, nello stretto rapporto tra 'memoria' e 'natura' che diventa sinonimo di 'ragione' e 'sentimento', in pagine di pura prosa poetica quali sono quelle di Uomini, boschi e api, pubblicato nel 1980, dove ritorna quell’Altopiano a cui ha dedicato la sua scrittura e la sua vita, tanto che il volume dei Meridiani Mondadori che raccoglie la sua opera, si intitola appunto Storie dall’Altopiano. Eraldo Affinati, che ha curato il volume, ha messo in luce come «il narratore è se stesso e tutti gli altri, come nel grande verismo meridionale» e come una prerogativa essenziale della scrittura di Rigoni Stern sia la verità dell’uomo, visto che «la precisione lessicale scaturisce dall’esperienza diretta, non dalla ricerca formale».
 Vittorini lo pubblicò nei 'Gettoni' di Einaudi, ma senza capirne le doti di vero narratore. Nella sintesi di memoria e natura

 

 corriere della sera

Lutto nella cultura

Addio a Mario Rigoni Stern

Lo scrittore è morto ad Asiago. Aveva 86 anni

VICENZA - Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato lunedì sera. La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati martedì pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.

IL SINDACO - «Per noi è una perdita gravissima. Rigoni Stern era l'icona dei valori della gente di montagna». Così il sindaco di Asiago, Andrea Gios, commenta la scomparsa del celebre scrittore altopianese.
«Perdiamo - sottolinea - un pezzo della nostra storia, forse il più autorevole, anche se è riduttivo naturalmente considerare Rigoni Stern solo un asiaghese. La sua fama era di levatura mondiale». «Rappresentava - ribadisce Gios - i valori della gente della montagna, quelli in cui tutti noi ci identifichiamo. Per fortuna ci ha lasciato un tesoro, quello delle sue opere delle quali possiamo continuare a godere».

LA VITA - Mario Rigoni Stern era nato ad Asiago (Vicenza) il primo novembre 1921. Trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell’Altopiano di Asiago, appena terminata la Grande guerra.
Nel 1938, entra alla Scuola Militare d’alpinismo di Aosta e, più tardi, combatte come alpino, nel battaglione Vestone, in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943, è trasferito in Prussia orientale. Rientra a casa il 5 maggio 1945. Non si muove più dal suo paese natìo; trova impiego al catasto comunale, dove lavorerà fino al 1970. Successivamente si dedichera totalmente al mestiere di scrittore che aveva abbracciato fin dagli anni '50. Nel 1953, Elio Vittorini pubblica presso I Gettoni di Einaudi, il suo primo e più celebre romanzo «Il sergente nella neve», che presto diventa un classico della letteratura moderna italiana, e che narra, autobiograficamente, la storia di un gruppo di alpini italiani durante la ritirata di Russia.

LE SUE OPERE - Il sergente nella neve, Einaudi, 1953 Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1962 La guerra della naia alpina, 1967 Quota Albania, Einaudi, 1971 Ritorno sul Don, Einaudi, 1973 Storia di Tönle, Einaudi, 1978 (Premio Campiello) Uomini, boschi e api, Einaudi, 1980 L’anno della vittoria, Einaudi, 1985 Amore di confine, Einaudi, 1986 Il libro degli animali, Einaudi, 1990 Arboreto salvatico, Einaudi, 1991 Compagno orsetto, E.Elle, 1992 Aspettando l’alba, Il Melangolo, 1994 Le stagioni di Giacomo, Einaudi, 1995 Sentieri sotto la neve, Einaudi, 1998 Il magico "Kolobok" e altri scritti, La Stampa, 1999 Inverni lontani, Einaudi, 1999 Tra due guerre e altre storie, Einaudi, 2000 1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte, Neri Pozza, 2000 Il libro degli animali, Einaudi, 2001 L'ultima partita a carte, Einaudi, 2002.

CAMON: «L'AVEVO PROPOSTO PER IL NOBEL» - «Era uno scrittore grandissimo, aveva la grandezza che hanno i solitari». È il primo commento dello scrittore Ferdinando Camon alla notizia della morte di Rigoni Stern. «Quando sono stato presidente del Pen Club italiano - ricorda - è stato il primo italiano che ho candidato al Nobel: era uno scrittore classico, dalla visione lucida e dalla scrittura semplice ma potente; aveva carisma anche come uomo». Tante volte, sottolinea, «io, Mario Ismenghi, Giampiero Brunetta, Sergio Perosa e il professor Lenci andavamo a passeggiare per i monti e tutti lo sceglievamo automaticamente come guida». Camon ne ricorda la figura: «aveva un carattere buono e mite - rileva - se ne fregava dei convegni e delle società letterarie».


17 giugno 2008(ultima modifica: 18 giugno 2008)

 

LA REPUBBLICA

Il grande scrittore aveva 86 anni. Già svolti funerali nella sua Asiago
Scrisse meravigliose pagine sulle montagne che conosceva bene

E' morto Mario Rigoni Stern
cantò la tragica ritirata in Russia

"Il sergente nella neve" è la sua opera più nota: frutto della terribile
esperienza personale durante il dramma degli alpini mandati a morire in Siberia

ASIAGO (VICENZA) - Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, è mancato ieri sera. I funerali si sono svolti oggi, in forma strettamente privata, nella piccola chiesa del centro dell'altopiano. C'erano la moglie Anna, i tre figli con i due nipoti ed il fratello Aldo dietro la bara, Nella cappella non più di 10 persone. Nessuna autorità e nemmeno amici del celebre autore autore del 'Sergente nella neve'.

Mario Rigoni Stern ha scritto pagine indimenticabili sulle sue montagne che amava e conosceva profondamente (Il bosco degli urogalli, Storia di Tonle, Le stagioni di Giacomo...) e ha raccontato in uno dei romanzi più letti del secolo scorso, la tragica ritirata degli italiani in Russia. "Il sergente nella neve", tradotto in diverse lingue e utilizzato in tutte le scuole italiane come testo di lettura, è una storia straordinaria frutto dell'esperienza personale dell'autore che partecipò alla campagna di Russia e riuscì a tornare vivo.

"Era uno scrittore grandissimo aveva la grandezza che hanno i solitari". E' il primo commento di Ferdinando Camon, collega e amico di Rigoni Stern: "Quando sono stato presidente del Pen Club italiano - ricorda - è stato il primo italiano che ho candidato al Nobel: era uno scrittore classico, dalla visione lucida e dalla scrittura semplice ma potente; aveva carisma anche come uomo. Aveva un carattere buono e mite - rileva - se ne fregava dei convegni e delle società letterarie".

Rigoni Stern era nato ad Asiago il primo novembre del 1921. L'infanzia trascorsa nelle malghe dell'Altipiano, tra la gente di montagna, a contatto con i pastori, lui, Mario, una famiglia numerosa e di tradizione commerciale. Alpino, per scelta quando si arruola volontario alla scuola militaree di Aosta e la guerra non è all'orizzonte, viene chiamato alle armi nel '39 e la sua vita cambia per sempre. Impegnato nel fronte albanese, poi in quello russo, sperimenta la tragedia della ritirata, dell'abbondanono e della morte nella gelida neve e poi della deportazione.

Ritorna, dopo due anni di lager, nel '45 all'Altipiano, e comincia a riversare nella scrittura la tragedia che ha vissuto in prima persona. 'Il sergente nella neve' lo pubblica grazie ad Elio Vittorini che lo segnala ad Einaudi. Negli anni '60 arrivera' poi 'I recuperanti' sceneggiatura per il film di Ermanno Olmi. Ma è lungo il silenzio tra 'sergente' e le altre opere. I racconti naturalistici de 'Il bosco degli urogalli' arrivano nel 1962. Tanti poi i suoi lavori e i suoi scritti apprezzati da critica e pubblico. Ancora, sui ricordi del fronte, nel 2000, insieme all'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, cura il volume '1915-1918 La guerra sugli altipiani'.

"Il sergente nella neve", è stato nell'ottobre scorso un grande successo televisivo attraverso la piece "Il sergente" di Marco Paolini. Paolini interpretò la tragica avventura bellica di Rigoni Stern in diretta tv (La7, senza interruzioni pubblicitarie) dalla cava Arcari di Zovoncedo (Vicenza), sui Colli Berici, ipnotizzò la platea televisiva con 1 milione 200 mila spettatori e il 6 di share.

Paolini aveva già raccolto 1200 persone sull'Adamello per la stessa interpretazione, questa volta nello scenario delle Alpi, presenti molti alpini reduci della guerra che in commosso assoluto silenzio seguirono quella storia di uomini mandati allo sbaraglio con armi e vestiti inadeguati e cibo scarso, un lacerante inno contro la guerra ancora più forte perchè scritto da un ex soldato.

(17 giugno 2008)

 

 

GAZZETTA DELLO SPORT

Addio a Mario Rigoni Stern

 È scomparso a 86 anni, lo scrittore veneto che nel 1997 raccontò per la Gazzetta dello Sportivo la sua pista di fondo preferita sull'Altopiano di Asiago

 Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato ieri sera e i funerali sono stati celebrati oggi pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago. Esordisce come scrittore nel 1953, con "Il sergente nella neve", in cui racconta la sua esperienza di sergente degli Alpini in occasione della ritirata di Russia durante la Seconda guerra mondiale. Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale e ispirati all'amore per la natura, tra cui Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980). Ecco un pezzo che scrisse per La Gazzetta dello Sportivo, il 24 gennaio 1997, per raccontare una delle sue piste da fondo preferite.

Sono tante le piste da sci da fondo che si allungano per questa mia terra: ce ne sono per forse 200 chilometri. Quelle di Campolongo-Vezzena; Campomulo-Moline; Valmaron-Marcesina; Campo di Golf-Barental; Cesuna-Magnaboschi. Tra i mille e duemila metri per fitti boschi e chiari pascoli; per alti pianori da dove si spazia su ampia cerchia delle Alpi. I posti per sciare da fondo come questi sono rari. Ricordo le prime gare negli anni Venti e la grande Valligiani, riservata ai montanari raggruppati per valle, organizzata dalla Gazzetta dello sport; e gli sci di allora, lo stile, i tempi, le scioline di Gino Solda'. Ne parlavo domenica con i ragazzi che erano qui per i campionati nazionali junior. Ma il nostro fondo di allora, valeva quello di adesso. C'era lo stesso entusiasmo. Cosi' vado ancora. Ma non amo le piste affollate, e nemmeno calzare gli sci al sabato o alla domenica.

Vado quasi sempre per "la mia pista", quella della lontana giovinezza dove i ricordi mi seguono a ogni passo. Non faccio il pattinato, solo qualche volta in curva; cammino quasi sempre con l'alternato e nei falsipiani a passo spinta. Una volta - ma chi lo ricorda - facevo quelli che chiamavano passi svedesi: una spinta ogni due, o tre passi. Ora vado come lo consente l'età; ricordando, pensando, osservando le tracce nel bosco. Ho preso l'abbonamento per le piste del centro fondo Asiago, ma le piste del campo di golf sono troppo affollate e così, dal Billeraut, prendo la pista del Barental, dentro per il bosco lungo una vecchia strada. In questa stagione ha poco sole, è fredda - forse per questo è poco frequentata -, ma la neve è veloce e si mantiene a lungo: non è difficile e i luoghi che attraversa sono carichi di memorie. Vi andavo da ragazzo, con amici, che guerre e anni hanno molto diradato; ma anche in primavera, con le ragazze per narcisi sui pascoli che guardano la pianura lontana: d'estate per raccogliere la legna nei boschi del comune; e d'autunno a caccia.

Ogni pochi metri trovo un ricordo. Dalla Luka si poteva vedere il nostro paese, ora il bosco ha chiuso il paesaggio, ma io lo vedo come allora. Dopo una piccola salita ecco il Chiosco Luka dove, dopo la Prima Guerra Mondiale, in una radura, alla domenica si ballava e si beveva la birra. E lì si possono ancora vedere le profonde trincee dove nel 1918 c'erano i soldati inglesi. Piu' avanti, sulla destra, incontriamo i resti di un ospedaletto da campo e, dopo, la piccola discesa del Metarust; qui, all'ombra di un grande abete bianco, sostavano i boscaioli. Dopo circa tre chilometri dalla partenza troviamo il cimitero degli Inglesi dove la neve sulla grande croce di pietra e sulle lapidi dà infinito senso di pace. E, più avanti, la Madonnetta che ricorda un nostro compagno che nel secolo scorso venne travolto e ucciso dal legname che stava caricando sul carro. Alla Pria dell'Acqua ci sono i cippi di due partigiani caduti in combattimento nel settembre 1944; la dolce salita della Fornasa ricorda il luogo dove si cuocevano le pietre per ricavare la calce. Si sale fino al bivio del Sentiero dei Partigiani, e poi, con lievi e brevi curve, si giunge al piccolo rifugio del Croisle per boscaioli e viandanti: sopra la porta ha inciso nella pietra DATUR HORA QUIETI (ti sia concesso di riposare). Da qui, alzandoci ancora un poco, si arriva alla Langabisa e ci si puo' congiungere con le piste provenienti da Cesuna, o ritornare per la Kaberlaba, o per il Torle. Sono dodici o piu' chilometri. Io amo ritornare per dove sono salito, perche' la discesa e' dolce, dentro un bosco da sogno, senza difficolta'. E mi lascio andare come su una nuvola e il pensiero vaga su immagini o ricordi lontani.

Mario Rigoni Stern

 

LA STAMPA

 

17/6/2008 (18:23) - LUTTO NEL MONDO DELLA LETTERATURA

E' morto Mario Rigoni Stern

Se ne va il "Sergente nella neve",
il grande scrittore aveva 86 anni

ASIAGO (VICENZA)
Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all’età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato ieri sera. La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati oggi pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.

Romanziere di guerra e di montagna, Rigoni Stern ha raccontato nel suo capolavoro, "Il sergente nella neve", la tragica epopea della ritirata di Russia del 1942-43. Nato ad Asiago in provincia di Vicenza il 1 novembre del 1921, ha trascorso l’infanzia sui monti vicentini prima di arruolarsi volontario nel Corpo degli alpini nel 1938. Ha combattuto nella Seconda Guerra mondiale durante la quale è stato anche insignito della Medaglia d’argento al valore militare. Fatto prigioniero dopo l’8 settembre del 1943, è stato internato per due anni in un lager tedesco. Ritornato nella sua Asiago dopo la guerra, non l’ha più lasciata fino alla morte. "Il sergente nella neve" segna il suo esordio letterario nel 1953 e diviene rapidamente un classico.

Elio Vittorini, che cura l’edizione del libro per Einaudi, parla di «una piccola Anabasi dialettale» nella quale «Rigoni non testimonia per rendersi utile a una causa o a un’altra, ma per il semplice gusto che prova, in comune coi poeti, a testimoniare». Il libro, che racconta l’esperienza di Rigoni come sergente maggiore durante la campagna di Russia e la conseguente devastante ritirata, vincerà il Premio Viareggio Opera prima e negli anni successivi diventerà una delle letture obbligate per gli studenti italiani. Ancora Vittorini lo definisce «forse l’unica testimonianza del genere da cui si ricava un’impressione più di carattere estetico che sentimentale o polemico, o insomma pratico». Negli anni successivi Rigoni Stern ha pubblicato altri romanzi e racconti e ha vinto i premi Campiello e Bagutta con «Storia di Tonle», oltre al Grinzane Cavour per «Le stagioni di Giacomo». Nel 2006 sono apparsi in raccolta i suoi «Racconti di guerra».

Ricordato da chi lo ha conosciuto e ha combattuto con lui come un uomo di straordinaria umanità che ha salvato la vita a più di un soldato, Rigoni Stern ha rappresentato l’archetipo dello scrittore di montagna con il suo profilo canuto e austero. «Domando tante volte alla gente - ha scritto -: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura».

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