![]() |
|
|
IL RAGANELLO TRA MITO E TABU'
Per
chiunque sia nato a Civita il Torrente Raganello è stato sempre un tabù
da osservare, Ma tutto questo non ci bastava: volevamo vivere i luoghi in prima persona. Iniziammo così l'esplorazione sistematica del fiume, improvvisandoci alpinisti, nuotatori, ornitologi e fotografi. Conserviamo oltre a bei ricordi anche delle ottime immagini di quei tempi. Oggi
tutto tace. Se si percorre una di queste antiche mulattiere, in primo luogo si fa fatica a trovarne traccia, poi uno stenta a pensare che questi sentieri hanno supportato tutto questo "traffico". Zio Ambrogio Bellusci mi raccontava che sul Ponte d'Ilice vi sono passate intere carovane di muli provenienti da Alessandria del Carretto, San Lorenzo Bellizzi e San Costantino Albanese, che venivano a Civita per prendere il vino. Spesso la notte si fermavano in paese, dormivano nelle stalle accanto ai muli, per poi ripartire alle prime luci dell'alba. L'avvento del carro fece spostare le rotte del vino su tracciati più comodi. Infine, l'automobile, cambiò completamente l'assetto stradale dei viaggiatori che si spostavano lungo l'asse viario del Raganello. Oggi tutto tace.
Poi di nuovo il silenzio. Interrotto solamente dal sibilo dei grandi rapaci che sfrecciano a forte velocità alla ricerca di cibo e dal vento impetuoso che – a seconda delle stagioni – soffia dal basso verso l’alto (in estate ed autunno) e dall’alto verso il basso (in inverno e primavera) “fischia” come se volesse farsi sentire di esserci e di raccontare quello che in migliaia di anni ha sentito: unica differenza è che nessuno ha più voglia di ascoltare.
Tuttavia, in questo spazio di pochi chilometri quadrati, impervio,
dall’apparenza inaccessibile, abbiamo raccolto, dalla voce di diversi
pastori civitesi, oltre un centinaio di toponimi che scandiscono quasi
metro per metro tutto il Canyon del Raganello, come dire che sono la
prova di quello che abbiamo raccontato prima. Non è vero che sono luoghi
senza nome, solo perché non sono riportati dalla cartografia ufficiale.
Anzi, questi toponimi raccontano il vissuto di popoli che per secoli
hanno frequentato questi luoghi. Molti sono di tipo geografico, altri si
riferiscono a persone o famiglie importanti, oppure alla vegetazione
dominante; altri ancora ricordano miti e leggende (Pallma Llucera)
di villaggi scomparsi che illuminavano la valle attraverso la luce fioca
del lumino e che oggi, grazie alla toponomastica ufficiale presente
sulla Carta Topografica dello Stato, sono stati trascritti,
italianizzandoli, spesso solo in assonanza fonetica, diventando nel caso
|
RISERVA NATURALE ORIENTATA "GOLE DEL RAGANELLO" SCHEDA Regione: Calabria Provincia: Cosenza Comune: San Lorenzo Bellizzi Decreto istitutivo: decreto Ministero Ambiente 21 luglio 1987 n.424 (La riserva fa parte del Parco nazionale del Pollino, anche se formalmente ancora non è stato emesso il decreto di passaggio all'Ente di gestione.) Zona di Protezione Speciale per la conservazione di un habitat essenziale per alcune specie di uccelli selvatici ai sensi della direttiva CEE n. 79/409; Sito d’importanza comunitaria ai sensi della direttiva 92/43/CEE. Localizzazione geografica: Sul versante Sud-Est del gruppo montuoso del Pollino, al confine con la Basilicata, sul versante Ionico
Altitudine:
700–1.650 m s.l.m. N.B. La riserva riguarda solo il territorio che ricade nel comune di San Lorenzo Bellizzi; un'altra parte consistente delle Gole del Raganello è compresa nel territorio comunale di Civita.
Ambiente fisico:
Vallata fluviale incisa
profondamente, con pareti rocciose a
strapiombo alte più di 700 m; nella
parte superiore pascoli ed incolti. Fauna: Tra i mammiferi è presente Canis lupus (lupo), Sciurus vulgaris (scoiattolo), Felis sylvestris (gatto selvatico), Sus scrofa (cinghiale), Martes martes (martora), M. foina (faina), Mustela putorius (puzzola), M. nivalis (donnola), Meles meles (tasso), Lepus italica (lepre italica), Vulpes vulpes (volpe). E’ di grande interesse zoogeografico la presenza di un piccolo roditore della famiglia dei gliridi, il Dryomys nitedula (driomio), a distribuzione paleartica ma presente in isolamento in Calabria con la sottospecie endemica aspromontis. Tra gli uccelli della riserva si segnalano tra le specie nidificanti Aquila chrysaëtos (Aquila reale), Falco peregrinus (falco pellegrino), Alectoris greca (Coturnice), Turdus viscivorus (tordela), Corvus corax (Corvo imperiale) e con la presenza del rarissimo Bubo bubo (Gufo reale). Inoltre si segnalano la presenza del Lanario, del Nibbio bruno e del nibbio reale. Nei pressi della Riserva ha anche nidificato il raro Neophron percnopterus (capovaccaio) ed è in corso un progetto per la reintroduzione del Gyps fulvus (Grifone). Nelle aree aperte è interessante la presenza di Emberiza hortulana (ortolano), Monticola saxatilis (codirossone), Oenanthe oenanthe (culbianco), Saxicola rubetra (stiaccino), Phoenicurus phoenicurus (codirosso), Anthus trivialis (prispolone), Anthus campestris (calandro). Tra gli anfibi e i rettili si citano: Rana italica (Rana italica) e Salamandrina terdigitata (salamandrina dagli occhiali), Vipera aspis (Vipera comune), Elaphe lineata (Cervone meridionale). Di recente presso la riserva è stata rinvenuta una specie endemica di farfalla diurna, il licenide Polyommatus galloi, presente in Italia solo in 4 località in Calabria e Basilicata. Dal Libro Rosso degli animali invertebrati d’Italia risulta una delle tre specie d’insetti più minacciati.
|